Decisione di riferimento : cc • N° 15-14.896 • 2016-10-12 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari di un locale commerciale a Six-Fours-les-Plages, e il vostro conduttore accumula ritardi nel pagamento del canone. Finite per inviargli un atto di intimazione di pagamento, poi una citazione in giudizio. Ma ecco che il vostro avvocato riceve una lettera dall'avvocato della controparte, recante la dicitura «ufficiale», in cui afferma che voi cercate «con ogni mezzo di creare incidenti di pagamento». Furiosi, volete utilizzare questa lettera per provare la malafede del conduttore. Ma il giudice vi dice: questa lettera è coperta dal segreto professionale, non può essere utilizzata. Sorprendente, vero?
Tuttavia, è esattamente ciò che ha deciso la Corte di Cassazione con questa sentenza del 12 ottobre 2016 (n° 15-14.896). Una decisione che ricorda con forza che il segreto professionale dell'avvocato è generale e assoluto, e che la dicitura «ufficiale» non è una semplice formalità: ha un significato molto preciso, e se utilizzata impropriamente, la corrispondenza rimane riservata. Allora, cosa si può realmente fare con le lettere degli avvocati? E cosa si rischia a volerle utilizzare?
Questo articolo vi spiega tutto, passo dopo passo, con esempi concreti, affinché sappiate esattamente dove mettete i piedi. Perché questo tipo di dettaglio può far pendere la bilancia in un processo.
I fatti: una storia come tante
La vicenda inizia nel 2005, a Bourges. La società Du Prado (il locatore) concede in locazione commerciale a un conduttore. Ma ben presto i canoni non vengono più pagati. Il locatore fa allora notificare un atto di intimazione di pagamento, poi una citazione per la risoluzione del contratto. Problema: questi atti non vengono notificati alla sede sociale del conduttore, ma nei locali locati, dove si trova ancora la società. Un errore procedurale? Forse. Ma il vero colpo di scena arriva da altrove.
Nel corso di questo procedimento, il locatore riceve diverse lettere dall'avvocato del conduttore, tutte recanti la dicitura «ufficiale». In queste lettere, l'avvocato del conduttore afferma che il locatore cerca «con ogni mezzo di creare incidenti di pagamento». Il locatore vede in ciò una prova della malafede del suo conduttore e produce queste lettere davanti al giudice dei procedimenti sommari. Ma il conduttore protesta: queste lettere sono riservate, non possono essere utilizzate!
Il tribunale di Bourges, con ordinanza sommaria del 12 marzo 2015, dà ragione al conduttore: le lettere sono escluse dal dibattito, poiché non soddisfano le condizioni per beneficiare della dicitura «ufficiale». Il locatore, insoddisfatto, ricorre in Cassazione. Ma la Corte di Cassazione conferma: l'avvocato non può divulgare alcuna informazione coperta dal segreto professionale, salvo eccezioni molto ristrette. E queste lettere, che contengono valutazioni soggettive, non sono semplici atti processuali. Rimangono quindi segrete.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione si basa su due testi fondamentali. Innanzitutto, l'articolo 66-5 della legge del 31 dicembre 1971, che stabilisce il principio: «In ogni materia, sia nel campo della consulenza che in quello della difesa, le consulenze inviate da un avvocato al suo cliente o a lui destinate, le corrispondenze scambiate tra il cliente e il suo avvocato, tra l'avvocato e i suoi colleghi, ad eccezione per queste ultime di quelle recanti la dicitura «ufficiale», gli appunti di colloquio e, più in generale, tutti gli atti del fascicolo sono coperti dal segreto professionale.» In secondo luogo, l'articolo 3.2 del regolamento interno nazionale della professione forense, che definisce cosa sia una lettera «ufficiale»: essa deve essere «equivalente a un atto processuale» e non fare riferimento ad alcuno scritto, discorso o elemento anteriore riservato.
I giudici analizzano le lettere contestate: contengono giudizi di valore («cercare con ogni mezzo di creare incidenti di pagamento»). Non si tratta di un semplice atto processuale, come una citazione o una notificazione. È un'opinione, una strategia difensiva. Ora, il segreto professionale protegge tutto ciò che riguarda la difesa e la consulenza. La dicitura «ufficiale» non può essere utilizzata per aggirare questo segreto. Se apposta su una corrispondenza che non è un vero atto processuale, è inefficace: la corrispondenza rimane riservata.
La Corte di Cassazione rigetta quindi il ricorso del locatore. Conferma che il segreto professionale dell'avvocato è «generale e assoluto», salvo eccezioni limitate (difesa dell'avvocato stesso, rivelazione autorizzata dalla legge). In parole povere, non si può utilizzare una lettera dell'avvocato avversario solo perché reca la dicitura «ufficiale»: occorre ancora che sia realmente un atto processuale. E se contiene valutazioni, è esclusa dal dibattito.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per i proprietari locatori: se ricevete una lettera dall'avvocato del vostro conduttore con la dicitura «ufficiale», non esultate troppo presto. Prima di produrla in giudizio, chiedete al vostro avvocato di verificare se si tratta realmente di un atto processuale (una citazione, una notificazione di sentenza…) o se contiene commenti. Se è il secondo caso, rischiate che venga respinta, come in questa vicenda. Esempio concreto: a La Garde, un locatore che produce una tale lettera per provare la malafede del conduttore potrebbe vedersi respingere l'argomento e perdere la causa — con spese legali da 3.000 a 5.000 €.
Per i conduttori: è una protezione. L'avvocato avversario non potrà utilizzare i vostri scambi c

