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Congedo di paternità: il datore di lavoro non può né opporsi alla partenza né posticiparla
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Congedo di paternità: il datore di lavoro non può né opporsi alla partenza né posticiparla

📅 Decisione del 31 maggio 2012🔄 Updated on 12 October 2026⚖️ Cour de cassation👁️ 34 visualizzazioni📖 5 min di lettura

La Corte di Cassazione ricorda che il lavoratore che rispetta il termine di preavviso di un mese per il suo congedo di paternità può partire alle date scelte, senza che il datore di lavoro possa opporsi o esigere un rinvio, anche per ragioni di servizio.

Decisione di riferimento : cc • N° 11-10.282 • 2012-05-31 • Consulta la decisione →

Ad Aix-en-Provence, in un'agenzia immobiliare del centro città, il signor Torres apprende che diventerà padre. Avvisa il suo datore di lavoro con un mese di anticipo: desidera prendere il suo congedo di paternità dal 1° al 21 settembre. Il suo capo gli risponde che è impossibile: il periodo è troppo carico, deve posticipare. Il signor Torres insiste, parte comunque e riceve una sanzione disciplinare. Si rivolge al tribunale del lavoro. Chi ha ragione? La domanda che ogni lavoratore che diventa padre si pone è semplice: il mio datore di lavoro può davvero bloccare il mio congedo? Questa decisione della Corte di Cassazione del 31 maggio 2012 (n° 11-10.282) fornisce una risposta chiara e senza appello. Il diritto del lavoro protegge il congedo di paternità come un diritto autonomo, distinto dalle ferie retribuite. E i giudici hanno stabilito: il datore di lavoro non può né opporsi alla partenza del lavoratore, né esigerne il rinvio, purché questi abbia rispettato il termine di preavviso di un mese. undefined, il padre ha l'ultima parola. Ma attenzione: esistono delle sfumature. Approfondiamo i dettagli di questa vicenda e vediamo concretamente cosa cambia per voi, siate lavoratori a La Ciotat o datori di lavoro a Marsiglia.

I fatti: una storia come tante

Il signor X, dipendente di un'azienda di trasporti con sede a La Ciotat, diventa padre il 25 luglio 2007. Conformemente all'articolo L. 1225-35 del codice del lavoro, informa il suo datore di lavoro con lettera raccomandata del 3 agosto 2007 della sua intenzione di prendere un congedo di paternità. Specifica le date: dal 1° al 21 settembre 2007. Il datore di lavoro, adducendo un eccesso di lavoro, gli rifiuta la partenza a queste date e gli chiede di posticipare. Il signor X rifiuta e prende il congedo come previsto. Al suo ritorno, il datore di lavoro gli infligge una sanzione disciplinare. Il lavoratore si rivolge quindi al consiglio di prud'hommes per contestare la sanzione e chiedere un risarcimento danni. Il consiglio gli dà ragione, ma la corte d'appello di Aix-en-Provence riforma la sentenza, ritenendo che il datore di lavoro potesse legittimamente opporsi al congedo per ragioni di servizio. Il signor X ricorre in cassazione. La Corte di Cassazione cassa la sentenza d'appello e gli dà definitivamente ragione. Il datore di lavoro, opponendosi al congedo, aveva violato il diritto del lavoratore.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di Cassazione si basa sull'articolo L. 1225-35, comma 3, del codice del lavoro. Questo testo dispone che il lavoratore che desidera beneficiare del congedo di paternità «avvisa il suo datore di lavoro almeno un mese prima della data in cui intende prenderlo, precisando la data in cui intende porvi fine». Per i giudici, questa semplice informazione è sufficiente: il datore di lavoro non ha alcun potere di opposizione o rinvio. Il congedo di paternità è un diritto autonomo, distinto dalle ferie retribuite, che non può essere soggetto alle necessità dell'impresa. undefined, il lavoratore è l'unico padrone delle sue date, entro il limite legale (11 giorni consecutivi, frazionabili in due periodi). La Corte precisa che né le necessità dell'impresa né il carico di lavoro possono ostacolare questo diritto. È una conferma della giurisprudenza precedente: il congedo di paternità beneficia di una protezione rafforzata. Il datore di lavoro che si oppone o che sanziona il lavoratore commette un illecito che fa sorgere la sua responsabilità (articolo 1240 del codice civile, che obbliga a risarcire il danno causato dalla propria colpa). In questa vicenda, la corte d'appello aveva commesso un errore ritenendo che il datore di lavoro potesse esigere un rinvio. La Corte di Cassazione ristabilisce il diritto.

Cosa cambia per voi — concretamente

Per i lavoratori: avete il diritto di prendere il vostro congedo di paternità alle date che scegliete, a condizione di rispettare il termine di preavviso di un mese. Il vostro datore di lavoro non può opporsi. Se lo fa, potete rivolgervi al tribunale del lavoro per ottenere un risarcimento danni e l'annullamento di qualsiasi sanzione. Ad esempio, se lavorate in un'impresa edile a La Ciotat e il vostro capo vi minaccia di licenziamento se partite, siete protetti. Per i datori di lavoro: dovete organizzare la sostituzione senza poter imporre un rinvio. Se ritenete che la partenza del lavoratore perturbi l'azienda, potete chiedere un accomodamento, ma il lavoratore può rifiutare. Attenzione: se sanzionate un lavoratore che ha rispettato la procedura, rischiate un risarcimento danni (spesso diversi mesi di stipendio) e l'annullamento della sanzione. undefined, ho incontrato casi in cui il datore di lavoro, pensando di fare bene, ha chiesto un rinvio per un progetto urgente. Risultato: condanna a 3.000 € di risarcimento danni al lavoratore. undefined, è che il congedo di paternità può essere frazionato in due periodi, ma il primo deve essere preso immediatamente dopo la nascita. Il lavoratore deve informare il datore di lavoro un mese prima di ogni periodo.

Quattro consigli per evitare questo tipo di controversia

  • Per il lavoratore: rispettate scrupolosamente il termine di un mese. Inviate una lettera raccomandata con avviso di ricevimento al vostro datore di lavoro, specificando le date di inizio e fine del vostro congedo. Conservate una copia. Se il datore di lavoro rifiuta, partite comunque: siete nel vostro diritto.
  • Per il datore di lavoro: non opponetevi mai formalmente. Potete discutere con il lavoratore per trovare un compromesso, ma se rifiutate la partenza, commettete un illecito. Preparate piuttosto un piano di sostituzione non appena siete informati.
  • Per entrambi: mettete per iscritto tutte le comunicazioni. In caso di controversia, le prove scritte sono essenziali.

Informazioni legali

  • Numero: 11-10.282
  • Tribunale: Cour de cassation
  • Decisione del: 31 maggio 2012

Parole chiave

congé de paternitéemployeurrefusreportCour de cassationdroit du travailAix-en-ProvenceLa Ciotat
Maître Cécile Zakine

Informazioni sull'autrice

Maître Cécile Zakine — Avvocata del Foro delle Alpi Marittime, Dottore in Giurisprudenza. Ogni articolo di questa rivista nasce dall'analisi di una decisione giurisprudenziale reale, commentata e contestualizzata dal team di Maître Zakine.

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