Decisione di riferimento: cc • N. 20-17.089 • 2022-09-21 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari a Marsiglia, affittate un appartamento in rue de la République, e il vostro inquilino non paga più. Ottenete una sentenza, ma lui fa appello. Poi ricorre in cassazione. All'improvviso abbandona… e voi, creditore, vorreste subentrare per difendere i vostri interessi. La domanda che sorge: potete utilizzare l'azione obliqua (il diritto di agire al posto del vostro debitore) per proporre voi stessi un ricorso in cassazione?
Questa decisione della Corte di cassazione del 21 settembre 2022 risponde: no, salvo che proviate che il vostro debitore è stato negligente e che questa carenza compromette i vostri diritti. Una precisazione cruciale che riguarda tutti i creditori, siano essi banche, fornitori o privati.
In questa vicenda, una cassa del Crédit Agricole tentava di utilizzare l'azione obliqua per ricorrere in cassazione al posto di una SCI (società civile immobiliare) debitrice. La Corte di cassazione ha respinto la sua richiesta, per mancata dimostrazione da parte della banca che il gerente della SCI avesse trascurato i propri diritti. Analisi.
I fatti: una storia come tante
Il Sig. Dupont, gerente di una SCI con sede ad Aubagne, aveva contratto un prestito presso il Crédit Agricole per finanziare un immobile. Ma i rimborsi si fermano, la banca ottiene una sentenza di condanna, la SCI fa appello… e perde. Ha quindi la possibilità di ricorrere in cassazione, ma non lo fa. Il termine per ricorrere decorre, e la banca, preoccupata, decide di agire direttamente: cita in giudizio la SCI per ottenere l'autorizzazione a esercitare l'azione obliqua, cioè proporre un ricorso in cassazione al posto della SCI.
La banca sostiene che il gerente della SCI è inattivo, che esiste un conflitto tra soci sulla qualità di gerente, e che questa carenza compromette i suoi diritti di creditrice. Invoca lo statuto della SCI che limiterebbe i poteri del gerente, ma afferma che tali limitazioni le sono inopponibili (non possono esserle opposte) perché ignorava il conflitto interno.
Il tribunale di grande istanza di Marsiglia, e poi la corte d'appello di Aix-en-Provence, respingono le richieste della banca. Quest'ultima ricorre quindi in cassazione. La Corte di cassazione, con sentenza del 21 settembre 2022, rigetta il suo ricorso. Ritiene che la banca non abbia dimostrato che la carenza del debitore (la SCI) nell'esercizio del suo diritto di ricorrere in cassazione compromettesse i suoi diritti. In altre parole, il creditore che intende utilizzare l'azione obliqua deve provare il pregiudizio che l'inazione del suo debitore gli causa.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di cassazione si basa sull'articolo 1341-1 del Codice civile (derivante dall'ordinanza del 10 febbraio 2016) che disciplina l'azione obliqua. Tale articolo dispone che il creditore può esercitare i diritti e le azioni del suo debitore, ad eccezione di quelli esclusivamente personali. Ma questa azione è subordinata a due condizioni: il debitore deve trascurare i propri diritti, e tale negligenza deve compromettere i diritti del creditore.
In questa vicenda, la banca non ha dimostrato che l'assenza di ricorso in cassazione della SCI le causasse un pregiudizio. Infatti, il ricorso in cassazione è un rimedio straordinario che non è sospensivo (non sospende l'esecuzione della sentenza). La banca poteva quindi proseguire il recupero del suo credito nonostante l'assenza di ricorso. Inoltre, la SCI era già stata condannata in appello, e la banca disponeva di un titolo esecutivo (una sentenza eseguibile coattivamente).
La Corte precisa inoltre che il creditore che invoca l'azione obliqua deve sostenere e dimostrare che la carenza del suo debitore compromette i suoi diritti. Ora, la banca si è limitata ad affermare che il gerente era inattivo, senza dimostrare in che modo tale inattività la ledesse concretamente. I giudici hanno quindi ritenuto che la condizione non fosse soddisfatta.
Questa decisione conferma una giurisprudenza costante: l'azione obliqua non è un diritto automatico per il creditore; egli deve provare un pregiudizio attuale e certo. Ricorda anche che il ricorso in cassazione è un diritto personale del debitore, e il creditore può sostituirsi solo se l'inazione del debitore gli causa un danno irreparabile.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per i creditori (banche, fornitori, privati): se il vostro debitore non esercita un ricorso, non potete automaticamente farlo al suo posto. Dovete provare che la sua inazione vi causa un pregiudizio. Ad esempio, se la sentenza non è definitiva e il debitore potrebbe ottenere una decisione più favorevole in cassazione, dovete dimostrare che questa assenza di ricorso vi impedisce di recuperare il vostro credito. In pratica, se siete un locatore marsigliese il cui inquilino ha appellato una decisione di sfratto, e lui abbandona l'appello, non avete interesse a proporre voi stessi un ricorso in cassazione al suo posto. Meglio chiedere l'esecuzione provvisoria della sentenza.
Per i debitori (SCI, privati): questa decisione vi protegge contro ingerenze abusive dei vostri creditori. Un creditore non può sostituirsi a voi per esercitare i vostri diritti, salvo che dimostri che la vostra carenza gli nuoce. Se siete gerente di una SCI ad Aubagne, potete dormire sonni tranquilli: il vostro creditore non potrà costringervi a ricorrere in cassazione se ritenete che sia inutile.
Esempio numerico: immaginiamo un prestito di 150.000 € concesso a una SCI ad Aubagne, con rate mensili di 1.200 €. La SCI smette di pagare, la banca ottiene una sentenza

