Decisione di riferimento: cc • N° 17-31.757 • 2019-05-16 • Consulta la decisione →
A Lovagny, un comune dell'Alta Savoia, un proprietario ha edificato senza autorizzazione urbanistica una piscina, dei box per cavalli, una roulotte e una casetta. La municipalità, constatando queste irregolarità, lo ha citato in giudizio per ottenere la demolizione di queste opere sulla base dell'articolo L.480-14 del codice dell'urbanistica. Questo testo consente al comune di richiedere la demolizione o la messa in conformità di una costruzione irregolare. Ma era necessario, per questo, che il comune dimostrasse un pregiudizio personale e diretto, come nel caso di un semplice vicino? È questa la domanda che si pongono molti proprietari, spesso convinti che un'azione di demolizione possa avere successo solo se la collettività prova un danno concreto.
Che siate proprietari di un terreno a Parigi, in Île-de-France o altrove, potreste trovarvi di fronte a una situazione del genere: una costruzione realizzata senza permesso di costruire, un'ampliamento non dichiarato, un capanno da giardino installato senza autorizzazione. La paura della demolizione è reale e le questioni finanziarie sono considerevoli. I tribunali richiedono che il comune giustifichi un pregiudizio per agire? Oppure la semplice violazione delle regole urbanistiche è sufficiente a fondare la sua azione?
La Corte di Cassazione ha deciso in una sentenza del 16 maggio 2019 (n° 17-31.757): il comune dispone di un'azione autonoma, che non richiede la dimostrazione di un pregiudizio personale e diretto causato dalla costruzione irregolare. In altre parole, la sola esistenza di un'infrazione alle regole urbanistiche autorizza il comune a richiedere il ripristino. Questa decisione, resa dalla terza sezione civile, rafforza i poteri dei sindaci e invita i privati alla massima prudenza. Ma prima di valutarne tutte le conseguenze, torniamo ai fatti del caso.
I fatti: una storia come ne accadono ogni giorno
La vicenda si svolge a Lovagny, un piccolo comune situato nell'Alta Savoia. Un proprietario possiede un terreno su cui ha fatto costruire diverse opere: una piscina, dei box destinati a riparare cavalli, una roulotte che funge visibilmente da abitazione leggera per il tempo libero e una casetta. Nessuna di queste strutture è stata oggetto di autorizzazione urbanistica preventiva, né permesso di costruire né dichiarazione preventiva di lavori. La municipalità di Lovagny, informata di questa situazione, decide di reagire.
Cita in giudizio il proprietario davanti al tribunale di grande istanza per ottenere la demolizione delle costruzioni irregolari, sulla base dell'articolo L.480-14 del codice dell'urbanistica. Questo testo dispone che il comune può chiedere al giudice giudiziario la demolizione o la messa in conformità di edifici costruiti in violazione delle regole o servitù urbanistiche, o ancora in violazione di un'ordinanza di interruzione dei lavori. Il proprietario, per la sua difesa, solleva un argomento di peso: secondo lui, il comune potrebbe agire solo se dimostra un pregiudizio personale e diretto, come farebbe qualsiasi terzo vittima di tale violazione. Si basa su una giurisprudenza più antica che sembrava richiedere questa prova, in particolare in materia di rischio naturale prevedibile.
Il tribunale di primo grado dà ragione al proprietario e respinge la richiesta del comune, ritenendo che quest'ultimo non abbia stabilito l'esistenza di un pregiudizio. Il comune di Lovagny propone appello, ma la corte d'appello conferma la sentenza. Ritiene che l'azione di demolizione fondata sull'articolo L.480-14 presupponga, come l'azione di diritto comune aperta a qualsiasi terzo, la dimostrazione di un pregiudizio personale e diretto derivante dalla violazione delle regole urbanistiche. Tuttavia, secondo essa, il comune non fornisce questa prova. Il comune propone allora ricorso in cassazione. È in questo contesto che la Corte di Cassazione dovrà pronunciarsi sulla natura esatta dell'azione prevista dall'articolo L.480-14: si tratta di un'azione di diritto comune, subordinata alla prova di un pregiudizio, o di un'azione autonoma, aperta senza condizioni?
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La terza sezione civile della Corte di Cassazione cassa la sentenza d'appello. Ricorda innanzitutto il contenuto dell'articolo L.480-14 del codice dell'urbanistica: «Il comune o l'ente pubblico di cooperazione intercomunale competente in materia di urbanistica può adire il tribunale giudiziario al fine di far ordinare la demolizione o la messa in conformità di un'opera edificata o installata senza autorizzazione o in violazione di tale autorizzazione.» La Corte sottolinea che questo testo attribuisce al comune un'azione autonoma, distinta dall'azione di diritto comune fondata sulla responsabilità civile extracontrattuale (articolo 1240 del codice civile, che obbliga a risarcire il danno causato per colpa).
Questa azione autonoma presenta una caratteristica essenziale: non richiede la dimostrazione di un pregiudizio personale e diretto. In altre parole, il comune non deve provare che la costruzione irregolare gli causi un danno, sia esso materiale, estetico, ambientale o finanziario. La sola constatazione della violazione delle regole urbanistiche è sufficiente. La Corte fonda il suo ragionamento sulla finalità stessa dell'articolo L.480-14: garantire il rispetto delle regole urbanistiche, che sono di ordine pubblico e mirano a preservare l'interesse generale. L'azione del comune non è la difesa di un interesse privato, ma la sanzione di un'offesa alla legalità urbanistica.
I magistrati rilevano inoltre che il testo non menziona alcuna condizione di pregiudizio, contrariamente alla vecchia formulazione che esigeva, in alcuni casi, l'esistenza di rischi naturali prevedibili.
