Decisione di riferimento : cc • N° 17-16.965 • 2018-04-12 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari di un terreno agricolo a Guipavas, che affittate da vent'anni a un coltivatore. Quest'ultimo, prossimo alla pensione, desidera cedere il suo affitto al figlio, giovane agricoltore appena insediato. Vi chiedete: questo figlio ha i diplomi richiesti? Deve dimostrare un'esperienza? E se la risposta fosse che non ne ha bisogno, perché ha già ottenuto un'autorizzazione a coltivare?
È esattamente la questione decisa dalla Corte di Cassazione in una sentenza del 12 aprile 2018. I giudici hanno stabilito che il cessionario di un affitto rurale che beneficia di un'autorizzazione a coltivare (o che è socio coltivatore di una società agricola che beneficia di tale autorizzazione) non è tenuto a soddisfare le condizioni di capacità o esperienza professionale previste dal Codice rurale. In altre parole, l'amministrazione ha già verificato le sue competenze al momento del rilascio dell'autorizzazione: inutile verificarle una seconda volta.
Questa decisione, resa in una controversia tra proprietari e il loro affittuario, interessa direttamente tutti gli attori del mondo agricolo: locatori, conduttori, cessionari. Essa rende sicure le trasmissioni di affitti ed evita costosi contenziosi. Ma attenzione: si applica solo alle cessioni intervenute prima della legge di futuro per l'agricoltura del 13 ottobre 2014 e del suo decreto di attuazione del 22 giugno 2015. Da allora, le regole sono cambiate.
I fatti: una storia come ne capitano ogni giorno
Il Sig. X, proprietario di terreni agricoli a Guipavas, ha concesso un affitto rurale verbale al Sig. Y. Quest'ultimo, coltivatore coscienzioso, non ha mai mancato ai suoi obblighi. Ma un giorno, il Sig. Y decide di cedere il suo affitto a una società agricola (un Groupement Foncier Agricole, o GFA) di cui è socio. La società ha già ottenuto un'autorizzazione a coltivare dalla Direction Départementale des Territoires et de la Mer (DDTM).
Problema: i proprietari ritengono che la cessione sia nulla, perché il cessionario (la società) non dimostra la capacità o l'esperienza professionale richiesta dal Codice rurale. Citano in giudizio il Sig. Y e la società davanti al tribunale paritario dei contratti agrari di Brest. Il tribunale dà loro ragione: annulla la cessione e ordina l'espulsione della società. Il Sig. Y e la società propongono appello.
La corte d'appello di Rennes riforma la sentenza: convalida la cessione, ritenendo che la società, beneficiando di un'autorizzazione a coltivare, fosse esonerata dal provare la sua capacità professionale. I proprietari ricorrono in cassazione. La Corte di Cassazione rigetta il loro ricorso e conferma la sentenza d'appello. Il ragionamento è semplice: l'autorizzazione a coltivare è rilasciata dopo la verifica delle competenze del richiedente. Esigere una nuova prova di capacità equivarrebbe a imporre una doppia condizione, cosa che la legge non ha previsto.
Quello che pochi sanno è che questa vicenda è durata quasi cinque anni. Tra il preavviso per età notificato dai proprietari e la sentenza definitiva, il Sig. Y ha continuato a coltivare, ma sotto la minaccia di espulsione. Una situazione stressante, che avrebbe potuto essere evitata con una consulenza legale preventiva.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione si basa sugli articoli L. 331-2 e R. 331-2 del Codice rurale e della pesca marittima, nella loro versione anteriore alla legge del 13 ottobre 2014 e al decreto del 22 giugno 2015. Questi testi impongono, per la coltivazione di un terreno, una capacità o un'esperienza professionale (ad esempio, un diploma agricolo o cinque anni di pratica). Ma prevedono anche che tale condizione è soddisfatta se il conduttore ha ottenuto un'autorizzazione a coltivare.
In chiaro: l'autorizzazione a coltivare, rilasciata dall'amministrazione dopo un'istruttoria completa, attesta che il beneficiario soddisfa le condizioni legali. Di conseguenza, il giudice non deve verificare nuovamente la capacità del cessionario. La Corte di Cassazione lo dice esplicitamente: «Il cessionario che beneficia di un'autorizzazione a coltivare non è tenuto a soddisfare le condizioni di capacità o esperienza professionale.»
Ma cosa cambia esattamente? Prima di questa sentenza, alcuni tribunali esigevano che il cessionario provasse la sua capacità anche se aveva un'autorizzazione. Ora, la giurisprudenza è unificata: l'autorizzazione fa fede. Attenzione però: la decisione riguarda solo le cessioni di affitti rurali. Non si applica ai nuovi insediamenti, che restano soggetti all'ottenimento preventivo dell'autorizzazione.
Nella mia pratica, ho incontrato fascicoli in cui proprietari, come quelli di Guipavas, tentavano di opporsi a una cessione invocando l'assenza di diploma del cessionario. Ma dal momento che quest'ultimo aveva un'autorizzazione a coltivare, l'opposizione era destinata a fallire. Questa decisione conferma che il controllo dell'amministrazione prevale sul controllo giudiziario.
I magistrati hanno anche ricordato che il locatore non può rimproverare al conduttore un inadempimento ai suoi obblighi se questi esegue correttamente il contratto. Nel caso di specie, il Sig. Y aveva sempre pagato i canoni e mantenuto i terreni. La cessione a una società autorizzata non era un motivo di risoluzione.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete proprietari locatori a Lesneven o altrove, questa decisione vi riguarda direttamente. Non potete più rifiutare una cessione di affitto con la motivazione che il cessionario non ha un diploma agricolo, dal momento che ha un'autorizzazione a coltivare. Il vostro unico margine di manovra è verificare che l'autorizzazione sia stata effettivamente rilasciata e che sia ancora valida.

