Decisione di riferimento : cc • N° 20-18.884 • 2022-11-30
Immaginate: siete proprietari di quote in una SCI familiare a Versailles e desiderate darne temporaneamente i redditi a un parente, mantenendo il capitale. Firmate un atto di «cessione di usufrutto» delle vostre quote. Il notaio vi richiede diritti di registrazione sul valore delle quote, come se si trattasse di una vendita. È normale? Questa domanda, che molti proprietari si pongono a Montreuil o altrove, ha appena trovato una risposta chiara.
Infatti, la Corte di cassazione, con una sentenza del 30 novembre 2022 (n. 20-18.884), ha stabilito: la cessione dell'usufrutto di diritti sociali non costituisce una cessione di diritti sociali ai sensi dell'articolo 726 del Codice generale delle imposte. In altre parole, non è soggetta al diritto di registrazione del 3% previsto da tale testo. Una decisione che ha conseguenze pratiche immediate per gli associati di SCI e i detentori di quote sociali.
Ma attenzione, non tutto è così semplice. Il diritto fiscale è un labirinto, e questa decisione riguarda solo il campo di applicazione dell'articolo 726. Altre imposte o tasse possono applicarsi. Allora, concretamente, cosa significa questa sentenza per voi? Vi spiego tutto, senza gergo.
I fatti: una storia come se ne verificano ogni giorno
Il Sig. X è associato di una SCI denominata NSG, il cui capitale è composto da quote sociali. Nel marzo 2012, decide di cedere a una società terza l'usufrutto temporaneo delle sue quote per una durata determinata. L'atto viene firmato e sorge la domanda: bisogna pagare diritti di registrazione su questa operazione? L'amministrazione fiscale, invece, ritiene di sì. Richiede la somma di 15.000 € ai sensi dell'articolo 726 del CGI, che sottopone a un diritto del 3% le cessioni di diritti sociali.
Il Sig. X contesta. Sostiene che la cessione dell'usufrutto non comporta trasferimento della proprietà delle quote: il nudo proprietario rimane lo stesso, cambia solo l'usufruttuario. Ora, l'articolo 726 riguarda le cessioni di diritti sociali, cioè i trasferimenti di proprietà dei titoli. Non è la stessa cosa!
La vicenda arriva davanti al tribunale giudiziario, poi alla corte d'appello. I giudici di merito danno ragione all'amministrazione: per loro, cedere l'usufrutto significa cedere un attributo del diritto di proprietà, quindi una cessione di diritti sociali. Il Sig. X ricorre in cassazione. La Corte di cassazione, con la sua sentenza del 30 novembre 2022, cassa e annulla la decisione d'appello. Ritiene che la cessione dell'usufrutto non comporti trasferimento della proprietà dei diritti sociali e non possa quindi essere qualificata come cessione di diritti sociali ai sensi dell'articolo 726.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
Per capire, bisogna tornare ai testi. L'articolo 726 del Codice generale delle imposte dispone che le cessioni di diritti sociali sono soggette a un diritto di registrazione del 3% (con una franchigia di 23.000 € per associato). Ma cos'è una «cessione di diritti sociali»? La legge non definisce precisamente il termine. La Corte di cassazione ci illumina.
Il suo ragionamento è il seguente: il diritto di proprietà su una quota sociale si compone di due attributi: l'usufrutto (il diritto di percepire i redditi, come i dividendi) e la nuda proprietà (il diritto di disporre del titolo, di venderlo). Quando si cede l'usufrutto, non si trasferisce la proprietà della quota stessa: il cedente rimane nudo proprietario. Non vi è quindi «trasferimento» della proprietà del titolo, ma solo scorporo temporaneo.
La Corte si basa su un'analisi civilistica dello scorporo di proprietà: l'usufrutto è un diritto reale, ma non è un diritto sociale. Cedere l'usufrutto non significa cedere la qualità di associato, né il diritto di voto (salvo patto contrario). È semplicemente trasferire il diritto ai frutti. Di conseguenza, l'operazione non rientra nel campo di applicazione dell'articolo 726.
I giudici di merito avevano invece adottato un'interpretazione ampia: per loro, cedere l'usufrutto significa cedere un elemento del diritto di proprietà, quindi una cessione di diritti. Ma la Corte di cassazione restringe la definizione. Ricorda che i testi fiscali sono di interpretazione restrittiva: non si può estendere la loro applicazione a situazioni non previste.
Questa soluzione si inserisce in una tendenza giurisprudenziale recente: i giudici proteggono i contribuenti contro le interpretazioni estensive del fisco. Ma attenzione: ciò non significa che la cessione di usufrutto sia esente da qualsiasi imposta. Può essere soggetta a IVA o a imposta sul reddito, a seconda dei casi.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete proprietari di quote in una SCI o in una società e intendete cedere temporaneamente l'usufrutto a un terzo (ad esempio, per permettergli di percepire i canoni di un immobile), questa decisione è una buona notizia: non dovrete pagare il 3% di diritti di registrazione sul valore delle quote.
Facciamo un esempio concreto. Possedete quote di una SCI a Montreuil valutate 500.000 €. Se cedete l'usufrutto per 10 anni, l'amministrazione fiscale potrebbe richiedervi 15.000 € (3% di 500.000 €). Grazie a questa sentenza, tale somma non è più dovuta. Un risparmio sostanziale!
Per un locatario o un acquirente, la decisione ha un impatto diretto minore. Invece, se siete professionisti immobiliari (notaio, avvocato, consulente), dovete rivedere i vostri atti: non qualificare più come «cessione di quote» una semplice cessione di usufrutto, a rischio di una riqualificazione fiscale.
Ma attenzione: la cessione di usufrutto può comunque essere soggetta ad altre imposte. Ad esempio, se l'usufrutto è ceduto a titolo oneroso, il cedente realizza una plusvalenza imponibile (contributi sociali + imposta sul reddito). Inoltre, se l'usufrutto è ceduto a un prezzo inferiore al suo valore reale, l'amministrazione potrebbe applicare la procedura di abuso del diritto. È quindi consigliabile farsi assistere da un professionista per strutturare l'operazione.
In sintesi, la sentenza della Corte di cassazione del 30 novembre 2022 è una vittoria per i contribuenti. Essa chiarisce che la cessione di usufrutto di quote sociali non è una cessione di diritti sociali soggetta al diritto di registrazione del 3%. Una decisione che farà giurisprudenza e che dovrebbe semplificare la vita a molti associati di SCI, a Versailles come a Montreuil.

