Decisione di riferimento : cc • N° 64-91.783 • 1965-05-25 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari di un piccolo immobile a Saint-Estève e avete sporto querela contro un inquilino per danni. Ma dopo averci riflettuto, decidete di desistere dalla querela davanti al giudice istruttore. Qualche settimana dopo, cambiate idea e citate direttamente l'inquilino davanti al tribunale correzionale. È possibile? La domanda che ogni giustiziabile si pone: si può tornare sulla propria desistenza?
Questa decisione della Corte di cassazione del 25 maggio 1965 risponde: sì, ma attenzione, alcuni motivi non possono più essere sollevati dopo. Nel caso di specie, un sindacato aveva sporto querela con costituzione di parte civile, poi si era desistito, prima di citare direttamente gli imputati. Questi hanno tentato di contestare la validità della citazione in appello, ma troppo tardi. Il messaggio è chiaro: in procedura, bisogna agire al momento giusto.
Per gli abitanti di Perpignan come per tutti i giustiziabili, questa giurisprudenza ricorda una regola d'oro: i motivi di nullità che non riguardano l'ordine pubblico devono essere sollevati fin dalle prime fasi del procedimento. Superato un certo punto, sono definitivamente persi. Analizziamo insieme questa decisione e vediamo cosa cambia concretamente per voi.
I fatti: una storia come capita ogni giorno
Siamo a Strasburgo, negli anni '60. La Federazione dei sindacati cristiani dell'Alsazia e della Lorena (CFTC) presenta una querela con costituzione di parte civile davanti al giudice istruttore di Strasburgo contro diverse persone, per un reato previsto dall'articolo 18 della legge del 16 aprile 1930 (relativa alla protezione della libertà sindacale). Ma ecco: la CFTC si desiste dalla sua querela. Perché? La desistenza può essere motivata da un accordo amichevole, dalla volontà di non proseguire, o da qualsiasi altra ragione.
Qualche tempo dopo, la CFTC cambia idea e cita direttamente le stesse persone davanti al tribunale correzionale di Strasburgo, senza ripassare dal giudice istruttore. Gli imputati vengono quindi giudicati e condannati. Ritenendosi lesi, appellano, poi ricorrono in cassazione. Davanti alla Corte di cassazione, sollevano un motivo nuovo: la citazione diretta sarebbe nulla perché intervenuta dopo la desistenza della querela.
La Corte di cassazione deve decidere: questo motivo è ammissibile? Gli imputati sostengono che la citazione diretta è un atto processuale fondamentale, e che la sua irregolarità dovrebbe essere esaminata anche tardivamente. Ma la CFTC replica che il motivo non è stato sollevato davanti ai giudici di merito, e che non riguarda l'ordine pubblico. La Corte dà ragione alla parte civile: il motivo è inammissibile. Per le parti, è una lezione: non bisogna tenere argomenti per l'ultima istanza.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di cassazione basa la sua decisione su un principio fondamentale di procedura: i motivi di nullità devono essere sollevati in limine litis, cioè all'inizio del processo, prima di ogni difesa nel merito. Solo se il motivo riguarda l'ordine pubblico può essere invocato in qualsiasi momento, anche per la prima volta davanti alla Corte di cassazione.
Nel caso di specie, il motivo tratto dal fatto che la citazione diretta sarebbe stata inviata dopo la desistenza della querela non riguarda l'ordine pubblico. Perché? Perché la desistenza della querela non estingue definitivamente l'azione della parte civile: questa può sempre costituirsi nuovamente, a condizione di rispettare le forme legali. La citazione diretta è un modo di adire il tribunale correzionale che permette alla parte civile di avviare essa stessa l'azione penale, senza passare dal giudice istruttore. Il fatto che intervenga dopo una desistenza non incide sulla regolarità fondamentale del procedimento.
I giudici precisano che l'azione pubblica è estinta al momento in cui il motivo è sollevato (il termine di prescrizione è scaduto, per esempio), e sono in gioco solo gli interessi civili. Ora, le regole di procedura civile sono più flessibili: le nullità relative devono essere invocate rapidamente. La Corte conferma così una giurisprudenza costante: i motivi che non sono di ordine pubblico devono essere presentati davanti ai giudici di merito, altrimenti sono coperti.
Notiamo che questa decisione non è né un revirement né un'evoluzione maggiore: si inserisce in una linea di sentenze che ricordano il rigore procedurale. Per i giustiziabili, ciò significa che bisogna essere vigili fin dall'inizio della lite.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per un proprietario locatore a Perpignan: se avete sporto querela contro un inquilino, poi vi siete desistiti, e infine volete perseguirlo con citazione diretta, potete farlo. Ma se l'inquilino vuole contestare questa citazione, deve farlo immediatamente, davanti al tribunale correzionale. Se aspetta la Corte di cassazione, sarà troppo tardi. Esempio concreto: un proprietario a Perpignan persegue il suo inquilino per canoni non pagati (5.000 €). Dopo la desistenza, cita direttamente. L'inquilino solleva la nullità solo in cassazione: perde il suo motivo e deve pagare.
Per un inquilino: se siete perseguiti da un locatore che si era desistito, dovete verificare la regolarità della citazione fin dal primo giudizio. Consultate un avvocato rapidamente. Se aspettate, non potrete più contestare questo punto.
Per un acquirente o condomino: questa regola vale per tutte le liti civili. In caso di desistenza seguita da una nuova azione, la

