Decisione di riferimento : cc • N° 75-40.810 • 1977-05-25 • Consulta la decisione →
Immaginate: abitate a Borgo, in Alta Corsica, e lavorate da 26 anni per una società inglese, senza mai aver messo piede a Londra. Il vostro contratto è stato firmato in un ufficio a Lilla, ma una piccola clausola dice che ogni controversia deve essere risolta da un arbitro presso la Camera di commercio internazionale, a Parigi. Poi un giorno venite licenziati. Dove porterete la vostra causa? A Londra? A Parigi? O al tribunale del lavoro di Bastia, vicino a casa vostra?
È esattamente la questione che la Corte di cassazione ha deciso nel 1975 in una causa che ha fatto giurisprudenza. Un cittadino belga, il signor Montfort, residente a Lilla, lavorava da 26 anni per la società inglese Sterling-Foundry. Licenziato nel 1974, si è rivolto al tribunale del lavoro di Lilla. Il datore di lavoro ha eccepito: «Il vostro contratto contiene una clausola compromissoria (una clausola che impone l'arbitrato) che sottopone le controversie alla Camera di commercio internazionale. Il tribunale del lavoro non è competente.»
La Corte di cassazione ha dato ragione al signor Montfort. Ha stabilito che le disposizioni protettive del Codice del lavoro francese sono di ordine pubblico (cioè si impongono a tutti, anche se le parti hanno convenuto diversamente), e che la clausola arbitrale era nulla. Risultato: il lavoratore può agire davanti al tribunale del lavoro francese. Questa decisione è un'arma formidabile per ogni lavoratore in Francia, anche con contratto con un'impresa straniera.
I fatti: una storia che capita ogni giorno
Il signor Montfort, cittadino belga, viveva a Lilla, in Francia. Nel 1948 aveva firmato un contratto con la società Sterling-Foundry, società di diritto inglese (una società creata secondo le leggi inglesi), con sede legale a Londra. Il contratto lo rendeva agente esclusivo della società per la Francia. Per 26 anni ha lavorato sul territorio francese, senza mai esercitare in Inghilterra.
Nel 1969 è stato firmato a Lilla un addendum (un'aggiunta al contratto) che stabiliva che ogni controversia sarebbe stata sottoposta all'arbitrato della Camera di commercio internazionale (CCI), con sede a Parigi. Nel gennaio 1974 la società Sterling-Foundry ha licenziato il signor Montfort con lettera. In tale lettera, il datore di lavoro faceva espresso riferimento al Codice del lavoro francese e alla legge del 13 luglio 1973 (relativa alla risoluzione del contratto di lavoro).
Il signor Montfort ha quindi adito il tribunale del lavoro di Lilla per contestare il licenziamento. La società inglese ha eccepito l'incompetenza del tribunale del lavoro, invocando la clausola compromissoria: secondo essa, solo un arbitro designato dalla CCI poteva risolvere la controversia. Il tribunale del lavoro si è dichiarato competente e la società ha presentato appello. La corte d'appello ha confermato la competenza del tribunale del lavoro. La società ha quindi proposto ricorso in cassazione.
Il colpo di scena? La Corte di cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando che il tribunale del lavoro francese era competente. Ha ritenuto che, nelle circostanze del caso (contratto eseguito in Francia per 26 anni, lavoratore residente in Francia, datore di lavoro che si era riferito al diritto francese al momento del licenziamento), le regole protettive del diritto del lavoro francese (ordine pubblico) dovessero prevalere sulla clausola arbitrale.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di cassazione ha fondato la sua decisione su diversi elementi. In primo luogo, ha rilevato che il luogo di formazione del contratto (il luogo in cui è stato firmato) non era stato determinato, ma che il contratto era stato eseguito in Francia per 26 anni e che l'addendum era stato firmato a Lilla. In secondo luogo, ha notato che il datore di lavoro, nella sua lettera di licenziamento, aveva espressamente fatto riferimento alle disposizioni del Codice del lavoro francese, in particolare alla legge del 13 luglio 1973 sulla risoluzione del contratto di lavoro.
In diritto, la Corte ha applicato il principio secondo cui le disposizioni di ordine pubblico protettive dei lavoratori (cioè le regole imperative che proteggono i dipendenti, come le indennità di licenziamento, i preavvisi, ecc.) si applicano quando il lavoro è eseguito in Francia, indipendentemente dal diritto scelto dalle parti. La clausola compromissoria, sebbene lecita secondo il diritto inglese, è stata dichiarata nulla perché aveva l'effetto di privare il lavoratore della protezione del tribunale del lavoro francese, giudice naturale del contratto di lavoro.
Attenzione però: la Corte non ha dichiarato nulle tutte le clausole arbitrali nei contratti internazionali. Ha solo detto che, in questo caso specifico, i giudici di merito (i giudici d'appello) avevano potuto, a buon diritto, disapplicare la clausola tenuto conto delle circostanze. È una decisione di specie (una decisione che dipende dai fatti particolari), ma pone un principio forte: l'ordine pubblico francese può far venir meno una clausola arbitrale se va contro la protezione dei lavoratori.
Quello che pochi sanno è che questa decisione è stata successivamente confermata in diverse sentenze, in particolare la sentenza «Babcock» del 1992, in cui la Corte di cassazione ha stabilito che la clausola compromissoria in un contratto di lavoro internazionale è nulla se lede l'ordine pubblico francese.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete un lavoratore che lavora in Francia per un'impresa straniera, questa decisione vi protegge. Potete adire il tribunale del lavoro del vostro luogo di lavoro (ad esempio, Bastia se lavorate a Borgo, o Ajaccio se siete a L'Île-Rousse) anche se il vostro contratto prevede un arbitrato all'estero. Il datore di lavoro non può imporvi un arbitro lontano e costoso.
Se siete un datore di lavoro straniero, ricordate che fare

