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Clausola di condominio nulla: cosa fare se l'assemblea l'ha applicata?
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Clausola di condominio nulla: cosa fare se l'assemblea l'ha applicata?

📅 Décision du 28 aprile 2011⚖️ Cour de cassation👁️ 15 vues📖 4 min de lecture

Una sentenza della Corte di Cassazione del 2011 chiarisce la sorte di una decisione assembleare presa in applicazione di una clausola illecita del regolamento condominiale. Non appena la clausola è dichiarata nulla, la decisione deve essere annullata. Spiegazioni e consigli pratici per i condòmini.

Decisione di riferimento: Cass. • N. 10-20.514 • 28-04-2011 • Consulta la decisione →

Immaginate: siete proprietari di un appartamento a Saint-Vincent-de-Tyrosse, in un residence dove il regolamento condominiale prevede che gli scrutatori dell'assemblea generale siano sempre i condòmini con il maggior numero di millesimi. Nell'ultima assemblea, i tre proprietari più grandi (tra cui una società) sono stati designati scrutatori. Contestate il voto su un progetto di rifacimento della facciata. Ma la decisione è presa, e vi chiedete: «Posso impugnare questa decisione?» La risposta dipende da una questione giuridica precisa: una clausola illecita può servire da base per una decisione valida finché non è stata ufficialmente dichiarata nulla?

La Corte di Cassazione si è pronunciata con una sentenza del 28 aprile 2011 (n. 10-20.514), cassando una decisione della corte d'appello che aveva rifiutato di annullare una delibera assembleare presa in applicazione di una clausola del regolamento condominiale, tuttavia giudicata nulla. Questa decisione è essenziale per tutti i condòmini: ricorda che non appena una clausola è illecita, qualsiasi decisione presa sulla sua base è viziata da nullità, senza bisogno di attendere una dichiarazione giudiziale preventiva.

In questo articolo, analizzeremo questa decisione, le sue conseguenze pratiche e vi forniremo consigli su come reagire se vi trovate in una situazione simile. Che siate proprietari a Saint-Paul-lès-Dax o altrove, questi principi si applicano a tutti i condomìni.

I fatti: una storia come tante

La vicenda inizia in un condominio dove il regolamento interno (documento che fissa le regole di vita collettiva) stabilisce che gli scrutatori dell'assemblea generale siano «d'ufficio coloro che detengono il maggior numero di millesimi». In pratica, i condòmini più grandi sono automaticamente designati. Questa clausola, apparentemente innocua, pone un problema giuridico: cristallizza la designazione degli scrutatori, mentre la legge del 10 luglio 1965 (articolo 15 del decreto del 17 marzo 1967) impone che gli scrutatori siano eletti dall'assemblea o, in mancanza, designati dal presidente di seduta. Una clausola che contravviene a questa regola è considerata «nulla», cioè priva di effetti fin dall'origine.

Un condomino, che chiameremo Sig. X, contesta la validità di un'assemblea generale tenuta nella sua residenza a Saint-Vincent-de-Tyrosse. Sostiene che la designazione degli scrutatori secondo questa clausola è irregolare e chiede l'annullamento della decisione presa in quell'assemblea (ad esempio, l'approvazione del bilancio o un voto su lavori). Porta la causa dinanzi al tribunale di grande istanza, poi in appello.

La corte d'appello, dopo aver constatato che la clausola era effettivamente nulla, rifiuta tuttavia di annullare la delibera assembleare. Il suo ragionamento: finché la clausola non è stata dichiarata nulla da un giudice, continua ad applicarsi. In altre parole, la decisione dell'assemblea sarebbe valida perché presa in conformità a un regolamento ancora in vigore.

Il Sig. X ricorre in Cassazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza del 28 aprile 2011, censura la corte d'appello. Ricorda un principio fondamentale: «Non trae le conseguenze giuridiche dalle proprie constatazioni e viola gli articoli 24 e 43 della legge del 10 luglio 1965, in combinato disposto con l'articolo 15 del decreto del 17 marzo 1967, la corte d'appello che, dopo aver dichiarato nulla una clausola di un regolamento condominiale, rifiuta di pronunciare l'annullamento della delibera assembleare presa in applicazione di tale clausola.» In altri termini, una volta che il giudice ha constatato che la clausola è nulla, la decisione che si fonda su di essa deve essere automaticamente annullata.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

Per comprendere la sentenza, occorre afferrare due nozioni chiave: la clausola «nulla» e l'effetto retroattivo di tale dichiarazione.

Una clausola nulla (articolo 43 della legge del 1965) è una clausola che contravviene alle disposizioni imperative della legge sulla proprietà condominiale. Essa si considera come mai esistita, come se non fosse mai stata inserita nel regolamento. Ciò significa che è priva di effetti ab initio (fin dall'inizio), e non solo a partire dalla sentenza. Di conseguenza, qualsiasi decisione presa in applicazione di tale clausola è essa stessa priva di base legale e deve essere annullata.

La corte d'appello aveva commesso un errore ritenendo che la clausola dovesse «ricevere applicazione finché non fosse stata dichiarata nulla». Questo ragionamento è contraddittorio: se la clausola è nulla, non ha mai avuto esistenza giuridica. Non si può dichiararla nulla e allo stesso tempo dire che ha prodotto effetti fino a tale dichiarazione. È come dire: «Questa regola è vietata, ma poiché era nel regolamento, la applichiamo fino a quando un giudice non dica che è vietata.» La Corte di Cassazione ristabilisce la logica: la nullità della clausola comporta quella dell'atto che ne deriva.

In altre parole, il condomino che contesta una delibera assembleare basata su una clausola illecita non deve

Questions fréquentes

Qu'est-ce qu'une clause non écrite en copropriété ?

C'est une clause du règlement de copropriété qui contrevient aux dispositions impératives de la loi du 10 juillet 1965. Elle est réputée n'avoir jamais existé, comme si elle n'avait jamais été inscrite.

Puis-je contester une décision d'AG après deux mois si elle est fondée sur une clause non écrite ?

Non, le délai de contestation est de deux mois à compter de la notification de la décision. Passé ce délai, la décision est définitive, même si elle est illégale.

Quel est le coût d'une action pour annuler une décision d'AG ?

En première instance, comptez entre 1 500 et 3 000 € d'honoraires d'avocat, plus les frais de justice. Si vous gagnez, vous pouvez obtenir le remboursement des frais.

Que faire si le règlement contient une clause non écrite mais que je n'ai pas contesté à temps ?

Vous pouvez demander à l'assemblée générale de modifier le règlement. Si la majorité refuse, saisissez le tribunal pour faire déclarer la clause non écrite pour l'avenir.

Cette jurisprudence s'applique-t-elle aux baux d'habitation ?

Oui, par analogie. Une clause abusive dans un bail peut être déclarée non écrite, et les décisions fondées sur cette clause (comme un congé) peuvent être annulées.

Informations juridiques

  • Numéro: 10-20.514
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 28 avril 2011

Mots-clés

copropriétéclause non écriteassemblée généraleannulationrèglement de copropriété

Cas d'usage pratiques

1

Copropriétaire contestant une AG à Saint-Vincent-de-Tyrosse

M. X, propriétaire d'un appartement dans une résidence, voit l'assemblée générale désigner les scrutateurs selon une clause du règlement qui privilégie les plus gros tantièmes. Il conteste la validité du vote sur le budget.

Application pratique:

M. X doit agir dans les deux mois suivant la notification du PV d'AG. Il peut saisir le tribunal judiciaire de Dax pour demander l'annulation de la décision, en démontrant que la clause est non écrite. La décision de la Cour de cassation de 2011 lui donne raison : le juge devra annuler la décision si la clause est illicite.

2

Syndic de copropriété à Saint-Paul-lès-Dax

Le syndic d'une résidence découvre que le règlement contient une clause imposant un président de séance non élu. Il craint que les décisions passées soient contestées.

Application pratique:

Le syndic doit proposer une modification du règlement en AG pour supprimer la clause litigieuse. Il peut également informer les copropriétaires que les décisions passées sont définitives si le délai de deux mois est écoulé, mais recommander une régularisation pour l'avenir.

3

Acquéreur d'un lot en copropriété à Mont-de-Marsan

Mme Y achète un appartement et reçoit le règlement de copropriété. Elle remarque une clause qui lui semble abusive (ex : interdiction de louer à des étudiants).

Application pratique:

Avant la signature, Mme Y peut demander la modification de la clause. Si elle est déjà propriétaire, elle peut, après l'AG suivante, contester toute décision fondée sur cette clause dans les deux mois. La clause elle-même peut être déclarée non écrite à tout moment.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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