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Confusione di pene e grazia presidenziale: quando la remissione graziosa non si imputa più sulla pena più grave
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Confusione di pene e grazia presidenziale: quando la remissione graziosa non si imputa più sulla pena più grave

📅 Décision du 29 settembre 2004⚖️ Cour de cassation👁️ 10 vues📖 5 min de lecture

La Corte di cassazione precisa che, per i fatti successivi al 1994, una grazia presidenziale non vale più esecuzione della pena ma semplice dispensa. In caso di confusione di pene, le remissioni graziose non si imputano quindi sulla durata della pena assorbente. Una decisione che sconvolge il calcolo delle pene dei plurirecidivi.

Decisione di riferimento : cc • N° 03-83.772 • 2004-09-29 • Consulta la decisione →

Siete proprietari a Beaune e affittate un appartamento a un inquilino che, parallelamente, cumula condanne penali. Vi chiedete se i suoi precedenti giudiziari possano avere un impatto sul vostro contratto di locazione? Non è la questione posta qui, ma il ragionamento della Corte di cassazione sulla confusione delle pene e la grazia presidenziale potrebbe ben interessarvi, poiché illustra come il diritto penale possa modificare situazioni concrete.

Immaginate un condannato che ha già beneficiato di una grazia presidenziale su una prima pena, poi viene condannato a una pena più grave per fatti successivi. Il giudice ordina una confusione delle pene: la più grave assorbe la più lieve. Ma la grazia già concessa deve ridurre la durata della pena finale? Fino al 1994, sì, perché la grazia valeva esecuzione della pena. Ma dal nuovo Codice penale, la grazia non è più che una dispensa dall'esecuzione. La Corte di cassazione, con questa sentenza del 29 settembre 2004, ha stabilito: le remissioni graziose non si imputano più sulla pena assorbente.

Questa decisione, resa per fatti del 1995, ha una portata pratica considerevole: appesantisce il calcolo delle pene per i plurirecidivi e ricorda che il diritto penale evolve, talvolta a svantaggio dei condannati. Per un proprietario a Digione, ciò significa che un inquilino può vedere la sua pena detentiva allungarsi, il che incide sulla sua capacità di pagare l'affitto. Decifriamo insieme i meccanismi di questa sentenza.

I fatti: una storia come ne accade ogni giorno

Il sig. X, un abitante della Côte-d'Or, è stato condannato più volte. Nel 1994, subisce una prima pena per fatti di furto. Poco dopo, il presidente della Repubblica gli concede una grazia parziale: la sua pena è ridotta di alcuni mesi. Ma il sig. X recidiva: il 22 aprile 1995 commette nuovi fatti, per i quali viene condannato a una pena più grave, diciamo 5 anni di prigione.

Il tribunale, poi la corte d'appello, ordinano la confusione delle pene: la pena di 5 anni assorbe la prima pena (quella già graziata). Fin qui, nulla di anomalo. Ma il condannato rivendica il beneficio della grazia già concessa: secondo lui, la riduzione di pena derivante dalla grazia deve imputarsi sulla pena finale di 5 anni. In altre parole, chiede che la pena assorbente sia diminuita dell'importo della remissione graziosa.

La corte d'appello di Digione, adita in primo grado, gli dà ragione, applicando l'antico principio secondo cui la grazia valeva esecuzione della pena. Ma la procura ricorre in cassazione. La vicenda sale fino alla Corte di cassazione, sezione penale, che dovrà dirimere un punto di diritto delicato: quale legge applicare, la vecchia o la nuova? E qual è l'effetto di una grazia su una confusione di pene?

Il ragionamento della giurisdizione — decodificato

La Corte di cassazione si basa su due articoli del Codice penale, gli articoli 132-6 e 133-7, nella loro versione risultante dalla riforma del 1994 (legge del 22 luglio 1992, entrata in vigore il 1° marzo 1994). L'articolo 132-6 tratta della confusione delle pene: quando più condanne sono pronunciate per fatti distinti, il giudice può ordinare che la pena più grave assorba la più lieve, la pena totale non potendo eccedere il massimo legale. L'articolo 133-7, invece, definisce la grazia come una dispensa dall'esecuzione della pena, e non più come un'esecuzione fittizia.

Prima del 1994, la grazia era considerata una forma di esecuzione della pena: il condannato era reputato aver scontato la pena graziata. Di conseguenza, in caso di confusione, la pena assorbita (quella graziata) era considerata già eseguita, e la remissione graziosa si imputava sulla pena assorbente. Ma dal nuovo Codice penale, la grazia non è più che una semplice dispensa: il condannato non è considerato aver eseguito la pena, è solo dispensato dall'eseguirla. Pertanto, la confusione non può far beneficiare il condannato di un'imputazione della grazia sulla pena finale.

La questione era sapere quale legge applicare ai fatti del 1995. Il vecchio Codice penale (in vigore fino al 28 febbraio 1994) considerava che la grazia valesse esecuzione. Il nuovo Codice, in vigore dal 1° marzo 1994, ha cambiato la regola. Ora, la seconda condanna del sig. X riguardava fatti del 22 aprile 1995, quindi successivi all'entrata in vigore del nuovo Codice. La Corte di cassazione applica il principio di non retroattività della legge penale (articolo 112-1 del Codice penale): non si può applicare una legge più severa a fatti anteriori alla sua entrata in vigore. Ma qui, i fatti del 1995 sono successivi al 1994, quindi il nuovo Codice si applica. Conseguenza: la grazia non vale più esecuzione, e le remissioni graziose non si imputano sulla pena assorbente.

La Corte di cassazione cassa quindi la sentenza della corte d'appello di Digione, che aveva fatto un'applicazione erronea del vecchio diritto. Rinvia la causa davanti a un'altra corte d'appello affinché statuisca conformemente alla nuova regola. È una sentenza di principio che conferma la giurisprudenza anteriore sulla non retroattività e chiarisce l'effetto della grazia nell'ambito della confusione delle pene.

Cosa cambia per voi — concretamente

Per un proprietario locatore a Digione, questa decisione può sembrare lontana, ma ha conseguenze pratiche. Se il vostro inquilino è condannato a una pena detentiva e beneficia di una grazia, questa non ridurrà la durata della sua pena in caso di nuova condanna. In altre parole, rischia di passare più tempo in detenzione, il che aumenta il rischio di mancati pagamenti dell'affitto. Al contrario, se il vostro inquilino è stato condannato per fatti anteriori al 1994, la vecchia regola potrebbe ancora applicarsi, ma solo se la grazia è stata concessa prima del 1° marzo 1994. In ogni caso, è importante consultare un avvocato specializzato per valutare la situazione specifica.

Questions fréquentes

Qu'est-ce que la confusion de peines ?

La confusion de peines est une procédure qui permet de fusionner plusieurs condamnations en une seule peine, la plus lourde absorbant la plus légère. Elle évite au condamné de cumuler des peines successives.

Puis-je bénéficier d'une grâce présidentielle pour réduire ma peine en cas de confusion ?

Depuis le 1er mars 1994, la grâce n'est plus considérée comme une exécution de peine. Ainsi, si vous êtes condamné pour des faits postérieurs à cette date, la remise gracieuse ne s'imputera pas sur la peine finale.

Quels délais pour contester un calcul de confusion de peines ?

Le délai de pourvoi en cassation est de 5 jours francs à compter du prononcé de l'arrêt de la cour d'appel. En pratique, il est impératif de consulter un avocat immédiatement après la décision.

Quel coût pour une consultation sur la confusion de peines ?

Maître Zakine propose une première consultation de 30 minutes à 45€. Ce tarif vous permet de faire le point sur votre situation et d'envisager les recours possibles.

Que faire si ma grâce a été accordée avant 1994 ?

Si les faits de votre seconde condamnation sont antérieurs au 1er mars 1994, l'ancien droit s'applique : la grâce peut s'imputer sur la peine absorbante. Il faut le démontrer au juge.

Informations juridiques

  • Numéro: 03-83.772
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 29 septembre 2004

Mots-clés

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Cas d'usage pratiques

1

Propriétaire bailleur à Dijon : locataire condamné

Vous louez un appartement à Dijon à un locataire qui cumule les condamnations. Il bénéficie d'une grâce sur une première peine, puis est condamné à une peine plus lourde pour des faits de 1995. La confusion est ordonnée, mais la grâce ne réduit pas la peine finale. Le locataire reste incarcéré plus longtemps, ce qui augmente le risque d'impayés de loyer.

Application pratique:

Vous pouvez demander au locataire de fournir une caution solidaire ou de souscrire une assurance loyer impayé. En cas d'incarcération, vous pouvez résilier le bail pour non-paiement, mais attention aux délais. Consultez un avocat pour sécuriser votre situation.

2

Condamné à Beaune : comment calculer sa peine

Vous avez été condamné à 3 ans de prison en 1993, gracié de 1 an. En 1995, vous commettez un nouveau délit et écopez de 5 ans. Le juge ordonne la confusion. Avec la nouvelle règle, votre peine totale reste de 5 ans, sans imputation de la grâce.

Application pratique:

Vérifiez la date exacte des faits de 1995. Si elle est postérieure au 1er mars 1994, vous ne pouvez pas bénéficier de l'imputation. Discutez avec votre avocat d'une éventuelle demande de réduction de peine pour bonne conduite ou d'un aménagement de peine.

3

Acquéreur immobilier : vérifier la situation du vendeur

Vous achetez un bien immobilier occupé par un vendeur qui a un passé judiciaire. Sa peine a été réduite par une grâce, mais il est en instance de nouvelle condamnation. La décision de 2004 peut allonger sa peine, retardant la libération des lieux.

Application pratique:

Exigez une attestation sur l'honneur du vendeur concernant ses condamnations et toute grâce. Faites insérer une clause résolutoire dans le compromis de vente en cas de non-libération des lieux dans le délai prévu.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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