Decisione di riferimento : cc • N° 08-10.517 • 2009-09-24 • Consulta la decisione →
Immaginate: prestate la vostra casa di Salon-de-Provence a un amico, senza contratto scritto, per qualche mese. I mesi passano, l'amico si stabilisce durevolmente e voi volete recuperare il vostro bene. Avviate una procedura di espulsione, ma la giustizia vi dice no. Ritentate con un nuovo argomento giuridico: la risoluzione unilaterale del prestito a durata indeterminata. Nuovo processo. Nuovo rifiuto. Perché? Perché la Corte di cassazione, con una sentenza del 24 settembre 2009, ha stabilito una regola chiara: incombe al richiedente di presentare sin dal giudizio relativo alla prima domanda l'insieme dei mezzi che ritiene atti a fondarla. In altre parole, non avete il diritto di tirare fuori un nuovo fondamento giuridico dopo un primo insuccesso, salvo fatto nuovo. Una decisione che ha conseguenze molto reali per i proprietari e gli occupanti di alloggi prestati, spesso senza contratto scritto. Analizziamo insieme questa vicenda e cosa cambia per voi.
I fatti: una storia come ne capitano ogni giorno
Il sig. B..., proprietario di una casa a Istres, aveva prestato il suo bene a una coppia, i coniugi Y..., senza contratto scritto né durata determinata. È ciò che si chiama comodato, o prestito ad uso: un contratto con il quale una persona (il comodante) consegna gratuitamente un bene a un'altra (il comodatario) per un uso determinato, con l'obbligo di restituirlo dopo l'uso. Qui, l'uso non era definito nel tempo, e il prestito era quindi a durata indeterminata.
Qualche anno dopo, il sig. B... ha voluto recuperare la sua casa. Ha citato in giudizio i coniugi Y... per ottenere la loro espulsione. Il tribunale lo ha respinto, ritenendo che le condizioni del comodato non fossero soddisfatte o che la domanda fosse mal fondata. Il sig. B... ha fatto appello, ma la corte d'appello ha confermato il rigetto. Questa prima decisione è divenuta definitiva.
Ma il sig. B... non si è fermato lì. Ha intentato una nuova azione giudiziaria, questa volta invocando il diritto di risoluzione unilaterale del prestito a durata indeterminata, un fondamento giuridico diverso da quello utilizzato nella prima procedura. Sosteneva che, in quanto comodante, poteva in qualsiasi momento porre fine al comodato, e quindi chiedere l'espulsione degli occupanti. La corte d'appello, adita con questa seconda domanda, l'ha dichiarata inammissibile. Perché? Perché, secondo la Corte di cassazione, il sig. B... avrebbe dovuto presentare questo mezzo sin dal primo grado. In assenza di fatti nuovi — ad esempio, un cambiamento della situazione degli occupanti o un nuovo comportamento — la seconda domanda tendeva agli stessi fini della prima: ottenere l'espulsione. Ora, la regola dell'autorità della cosa giudicata (principio secondo il quale una decisione definitiva non può essere rimessa in discussione) e il principio di concentrazione dei mezzi (obbligo di sottoporre tutti gli argomenti sin dalla prima domanda) vietano di ricominciare un processo sul medesimo oggetto.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di cassazione ha confermato la sentenza della corte d'appello, basandosi su due principi fondamentali: l'autorità della cosa giudicata (articolo 1355 del Codice civile: ciò che è stato deciso da una sentenza definitiva non può essere giudicato di nuovo) e il principio di concentrazione dei mezzi, elaborato dalla giurisprudenza. Quest'ultimo impone al richiedente di presentare, sin dal primo grado, tutti i mezzi giuridici e di fatto che intende invocare a sostegno della sua domanda. Se non lo fa, non potrà sollevarli in un giudizio successivo, salvo che sopravvenga un fatto nuovo.
Nel caso di specie, i giudici hanno constatato che i proprietari (i consorti B...) erano già stati respinti nella loro domanda di espulsione da una precedente sentenza. Nella loro nuova azione, invocavano il diritto di risoluzione unilaterale del prestito a durata indeterminata, previsto dall'articolo 1875 del Codice civile (il comodato termina con la restituzione della cosa, ma se non è fissata alcuna durata, il comodante può porvi fine in qualsiasi momento). Tuttavia, questo mezzo esisteva già al momento della prima procedura. I consorti B... avrebbero dovuto sollevarlo in quel momento. Non avendolo fatto, hanno perso la possibilità di invocarlo successivamente.
La Corte ha inoltre respinto gli argomenti dei proprietari fondati sulla violazione dell'articolo 6 § 1 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (diritto a un processo equo) e dell'articolo 1 del Protocollo addizionale n. 1 (diritto di proprietà). Ha ritenuto che il principio di concentrazione dei mezzi non lede il diritto di accesso al giudice, poiché si tratta semplicemente di una regola procedurale volta a garantire la certezza del diritto e l'efficienza della giustizia. I proprietari avevano avuto la possibilità di presentare tutti i loro argomenti nel primo grado; non possono lamentarsi di non aver potuto farlo successivamente.
In chiaro, la Corte di cassazione ha ricordato che l'autorità della cosa giudicata non si limita all'oggetto della domanda (l'espulsione), ma si estende ai mezzi che avrebbero potuto essere invocati. È una regola severa per i litiganti, ma evita processi senza fine.
Cosa cambia per voi — concretamente
Questa decisione ha implicazioni molto pratiche per i proprietari, gli occupanti e persino i professionisti del settore immobiliare.
Per i proprietari locatori o comodanti: Se prestate un alloggio senza contratto scritto, come a Istres o Salon-de-Provence, e che voi

