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Finestre private e viste dirette: quando il condomino non è responsabile
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Finestre private e viste dirette: quando il condomino non è responsabile

📅 Décision du 10 settembre 2020⚖️ Cour de cassation👁️ 6 vues📖 4 min de lecture

Il proprietario di una casa vicina a un condominio non può citare l'amministrazione per finestre private che creano viste dirette. La Corte di Cassazione conferma che solo i condomini interessati sono responsabili delle parti private.

Decisione di riferimento : cc • N° 19-13.373 • 2020-09-10 • Consulta la decisione →

Immaginate la scena: abitate una graziosa casa a Valbonne, con un terreno tranquillo. Un giorno, il vostro vicino, un edificio in condominio, apre delle finestre nel muro che dà sul vostro giardino. D'ora in poi, ogni volta che prendete il caffè sulla terrazza, sentite degli sguardi puntati su di voi. Le nuove aperture offrono una vista diretta sulla vostra intimità. Peggio ancora, i davanzali delle finestre sporgono leggermente sulla vostra proprietà. Siete furiosi, e legittimamente. Ma a chi rivolgersi? All'amministrazione del condominio, che rappresenta la collettività, o a ogni singolo condomino? La risposta non è così semplice, e la Corte di Cassazione ha appena deciso con una sentenza del 10 settembre 2020 (n° 19-13.373).

Questa vicenda solleva una questione cruciale per ogni proprietario confinante con un condominio: chi è responsabile dei disturbi causati da parti private? I giudici hanno stabilito che le finestre, abbaini e mensole oggetto della controversia, che illuminano parti private, ricadono sotto la responsabilità individuale dei condomini, e non dell'amministrazione. Di conseguenza, l'amministrazione non ha legittimazione a difendere questi elementi in tribunale. Una decisione che può sembrare tecnica, ma che ha conseguenze molto concrete per i vicini dei condomini.

In questo articolo, analizzeremo questa decisione, capiremo perché la Corte ha giudicato così e, soprattutto, vedremo cosa cambia per voi, siate proprietari, inquilini o professionisti immobiliari. Vedremo anche come anticipare questo tipo di controversia, con esempi concreti nel circondario di Grasse, da Valbonne a Cannes.

I fatti: una storia che capita ogni giorno

Il signor X è proprietario di una casa unifamiliare a Valbonne, nell'entroterra di Grasse. La sua proprietà confina con un edificio condominiale. Un giorno, nota che sono state aperte delle finestre nel muro di facciata dell'edificio, così come un abbaino, e che delle mensole (davanzali) sporgono sul suo terreno. Queste aperture creano viste dirette (cioè viste dirette, senza ostacoli) sul suo giardino e sulla sua casa. Il signor X ritiene che queste viste ledano la sua vita privata e che le sporgenze invadano la sua proprietà.

Cita quindi l'amministrazione del condominio davanti al tribunale di grande istanza di Grasse, chiedendo la rimozione delle finestre e delle mensole, nonché il risarcimento dei danni. Ma l'amministrazione si difende sostenendo che questi elementi sono parti private (appartenenti a ciascun condomino) e non parti comuni, e che di conseguenza non ha legittimazione ad agire o difendersi in questa controversia. Il tribunale le dà ragione, e il signor X presenta appello.

La corte d'appello di Aix-en-Provence conferma la sentenza. Ritiene che le finestre e l'abbaino illuminino stanze private (camere da letto, soggiorni) e che le mensole siano accessori di queste finestre. Aggiunge che gli ornamenti di facciata (qui non interessati) sarebbero comuni, ma che le finestre stesse sono private. Di conseguenza, l'azione del signor X contro l'amministrazione è inammissibile: non è il convenuto giusto. Il signor X ricorre quindi in Cassazione.

La Corte di Cassazione, con sentenza del 10 settembre 2020, rigetta il ricorso. Approva il ragionamento della corte d'appello: le finestre, l'abbaino e le mensole costituiscono parti private, poiché si trovano in muri esterni ma servono esclusivamente all'uso delle unità private. Pertanto, è possibile solo un'azione contro i condomini interessati (quelli che hanno aperto le finestre), e non contro l'amministrazione.

Di conseguenza, l'amministrazione non ha legittimazione ad agire in giudizio per disturbi che riguardano parti private, salvo che il regolamento condominiale disponga diversamente. Qui non c'è nulla del genere. Il signor X deve quindi rivolgersi individualmente ai condomini, il che complica la procedura.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

Per comprendere la decisione, bisogna tornare ai concetti di parti private e parti comuni nel condominio. La legge del 10 luglio 1965 (articolo 2) definisce le parti private come le unità riservate all'uso esclusivo di un condomino, mentre le parti comuni sono quelle destinate all'uso di tutti. Le finestre, in linea di principio, fanno parte dei muri esterni, che sono parti comuni. Tuttavia, la giurisprudenza distingue in base alla funzione della finestra: se serve a illuminare una stanza privata, è considerata privata, in quanto accessorio dell'unità.

In questa vicenda, la Corte di Cassazione ha applicato questo ragionamento. Ha ritenuto che le finestre e l'abbaino illuminassero stanze private (camere da letto, soggiorni), quindi sono private. Le mensole (davanzali) sono anch'esse private in quanto prolungamento delle finestre. Di conseguenza, l'amministrazione non ha legittimazione ad agire o difendersi in giudizio per questi elementi, poiché ciò riguarda la gestione delle parti private, che spetta a ciascun condomino.

L'articolo 1240 del Codice civile (responsabilità extracontrattuale) non è stato nemmeno invocato qui, poiché la questione preliminare era quella dell'ammissibilità dell'azione. La Corte ha semplicemente confermato che l'azione diretta contro l'amministrazione era inammissibile per mancanza di legittimazione a difendersi. Di conseguenza, l'amministrazione non

Informations juridiques

  • Numéro: 19-13.373
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 10 septembre 2020

Mots-clés

fenêtres privativescopropriétévue directeparties privativessyndicat des copropriétaires

Cas d'usage pratiques

1

Voisin de copropriété avec fenêtres privatives

M. Dupont, propriétaire d'une villa à Valbonne (06), subit des vues directes depuis des fenêtres percées dans le mur de l'immeuble voisin en copropriété. Les appuis des fenêtres empiètent de 5 cm sur son terrain. Il souhaite engager une action pour faire supprimer ces vues et l'empiètement.

Application pratique:

Cette décision de la Cour de cassation du 10 septembre 2020 précise que le syndicat des copropriétaires n'a pas qualité pour défendre les fenêtres et tablettes litigieuses, car elles éclairent des parties privatives. M. Dupont doit donc assigner chaque copropriétaire individuellement, et non le syndicat. Il est conseillé de faire constater les vues et l'empiètement par huissier, puis d'envoyer une mise en demeure aux copropriétaires concernés avant toute action en justice.

2

Copropriétaire accusé de vues illégales

Mme Martin, copropriétaire dans un immeuble à Cannes (06), a fait percer une fenêtre dans son lot privatif pour éclairer sa chambre. Son voisin de la maison mitoyenne l'attaque en justice pour violation des distances légales, visant le syndicat des copropriétaires.

Application pratique:

Selon la décision, le syndicat n'est pas responsable des fenêtres percées dans les parties privatives. Mme Martin doit donc se défendre personnellement, et non par l'intermédiaire du syndic. Elle doit vérifier que la fenêtre respecte les distances de l'article 678 du Code civil (1,90 m pour vue droite). Si ce n'est pas le cas, elle risque une condamnation à supprimer la fenêtre. Il est recommandé de consulter un avocat spécialisé en droit immobilier.

3

Syndic de copropriété face à un litige de vues

Le syndic de copropriété d'un immeuble à Grasse (06) reçoit une assignation d'un voisin pour des vues créées par des fenêtres et une lucarne donnant sur son jardin. Le voisin réclame des dommages et intérêts et la suppression des ouvertures.

Application pratique:

La Cour de cassation a jugé que le syndicat n'a pas qualité pour défendre ces éléments privatifs. Le syndic doit donc informer le tribunal que le syndicat n'est pas le bon défendeur et demander la mise hors de cause. Il doit ensuite identifier les copropriétaires concernés (propriétaires des lots où se trouvent les fenêtres) et les informer qu'ils devront se défendre individuellement. Le syndic peut toutefois coordonner une réponse commune si plusieurs lots sont impliqués, mais chaque copropriétaire reste responsable de ses propres ouvertures.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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