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Informazioni nominative: questa decisione del 1987 protegge ancora i vostri dati personali
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Informazioni nominative: questa decisione del 1987 protegge ancora i vostri dati personali

📅 Décision du 03 novembre 1987⚖️ Cour de cassation👁️ 7 vues📖 4 min de lecture

La Corte di cassazione ha definito nel 1987 cosa sia un'informazione nominativa: qualsiasi dato che permetta di identificare una persona, direttamente o indirettamente. Una decisione fondante del diritto dei dati personali, ancora oggi applicabile, che riguarda proprietari, inquilini e professionisti dell'immobiliare nella loro gestione quotidiana.

Decisione di riferimento: cc • N° 87-83.429 • 1987-11-03 • Consulta la decisione →

Immaginate: siete proprietari a Parentis-en-Born e gestite personalmente la locazione del vostro appartamento. Per tenere traccia degli affitti, avete creato un piccolo file Excel con nomi, indirizzi e numeri di telefono dei vostri inquilini. Uno strumento molto pratico, penserete. Ma sapevate che questa semplice tabella può rientrare nell'ambito della legge francese "Informatique et Libertés"? La domanda che ogni proprietario si pone è: fino a dove arriva la protezione dei dati personali? La risposta si trova in una decisione fondante della Corte di cassazione del 3 novembre 1987, che ha stabilito una definizione ampia di "informazioni nominative": "le informazioni che permettono, in qualsiasi forma, direttamente o indirettamente, l'identificazione delle persone fisiche a cui si riferiscono." Una definizione che, a quasi 40 anni di distanza, rimane la pietra angolare del nostro diritto dei dati.

I fatti: una storia che capita ogni giorno

Nel 1986, una persona viene perseguita dinanzi al tribunale penale per aver messo in atto un trattamento automatizzato di informazioni nominative senza effettuare la dichiarazione preventiva obbligatoria presso la Commission nationale de l'informatique et des libertés (CNIL). In pratica, aveva creato un file informatico contenente dati personali senza aver rispettato le formalità previste dalla legge del 6 gennaio 1978 relativa all'informatica, ai file e alle libertà. Il caso arriva dinanzi alla Corte di cassazione, non sul merito della colpevolezza, ma su una questione di diritto preliminare: il giudice deve sollevare una questione prioritaria di costituzionalità? La Corte dice di no, ritenendo che il reato sia materialmente configurato dal momento in cui vi è stato trattamento senza dichiarazione. Ma l'essenziale è altrove: in questa decisione, la Corte ricorda cosa sia un'informazione nominativa. All'epoca, il dibattito era acceso: era necessaria un'identificazione diretta (nome + cognome) o bastava che l'informazione potesse, attraverso incroci, identificare una persona? La Corte decide: anche indirettamente, purché l'identificazione sia possibile, l'informazione è nominativa. In altre parole, un numero di telefono, un indirizzo IP, un numero di conto bancario possono essere dati personali, anche senza il nome. Questa decisione ha avuto una risonanza considerevole, poiché ha fornito a giudici e cittadini una griglia di lettura ampia per proteggere la vita privata.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di cassazione si basa sull'articolo 4 della legge del 6 gennaio 1978, che definisce le informazioni nominative. Precisa che il carattere nominativo non dipende dal supporto (cartaceo, informatico) né dal fatto che l'informazione sia direttamente associata a un nome. L'essenziale è che essa "permetta" l'identificazione. I giudici usano il verbo "permettere" in senso ampio: è sufficiente che l'informazione possa, attraverso un ragionamento o un incrocio, condurre a una persona fisica. Questo ragionamento è innovativo perché anticipa le tecnologie future. Nel 1987, non si parlava ancora di DNA, riconoscimento facciale o geolocalizzazione. Tuttavia, la definizione data dalla Corte già include queste tecniche. La Corte conferma così un'interpretazione estensiva, protettiva dei cittadini. Gli argomenti della difesa — che tentava di limitare la nozione ai soli dati direttamente identificanti — vengono respinti. Questa decisione non è né una conferma né un revirement: è una decisione di principio, la prima a dare una definizione così chiara. È stata ripresa in seguito dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD) nel 2016, che parla di "dato personale" con la stessa logica. Quello che pochi sanno è che questa decisione ha influenzato la giurisprudenza europea.

Cosa cambia per voi — concretamente

Se siete proprietari locatori a Mimizan e gestite le vostre locazioni tramite un software o un semplice file Excel, detenete dati nominativi: nome, indirizzo, telefono, RIB, importo dell'affitto. Dovete rispettare la legge: informare i vostri inquilini, dichiarare il vostro trattamento alla CNIL se necessario (o designare un responsabile della protezione dei dati), e proteggere queste informazioni. In caso di fuga o uso abusivo, potete essere perseguiti penalmente. Per un inquilino, questa decisione vi protegge: se il vostro locatore raccoglie dati senza il vostro consenso o li utilizza per altri fini (ad esempio, per inviarvi pubblicità), potete sporgere denuncia. Per un acquirente, durante una vendita, il notaio tratta i vostri dati personali; deve rispettare le stesse regole. Nella mia pratica, ho incontrato casi in cui un proprietario aveva pubblicato su un sito internet i nomi e gli indirizzi dei suoi inquilini per denunciarli come cattivi pagatori. Si tratta di una violazione caratterizzata della legge, passibile di una multa fino a 300.000 € e di 5 anni di reclusione. Un altro esempio: un amministratore di condominio che diffonde l'elenco dei condòmini con i loro saldi insoluti nella cassetta delle lettere di tutti. Anche in questo caso, è vietato. Se vi trovate in questa situazione, ecco

Questions fréquentes

Qu'est-ce qu'une information nominative selon la loi de 1978 ?

C'est toute information qui permet d'identifier une personne physique, directement ou indirectement. Par exemple, un nom, une adresse, un numéro de téléphone, une adresse IP, ou même une photo.

Puis-je être poursuivi pour avoir un fichier Excel de mes locataires ?

Oui, si vous ne respectez pas la loi : absence de déclaration, défaut d'information, conservation excessive ou utilisation abusive. Un usage domestique (carnet d'adresses personnel) est toléré, mais dès que c'est pour une activité professionnelle, les obligations s'appliquent.

Quels sont les délais pour déclarer un fichier à la CNIL ?

La déclaration doit être faite avant la mise en œuvre du traitement (avant de commencer à collecter les données). En cas de contrôle, l'absence de déclaration est une infraction.

Que faire si mon bailleur utilise mes données sans mon accord ?

Vous pouvez lui demander de cesser et de supprimer les données. En cas de refus, saisissez la CNIL via son site internet. Vous pouvez aussi porter plainte au pénal.

Cette décision de 1987 est-elle toujours applicable avec le RGPD ?

Oui, le RGPD a repris la même définition large. La décision reste une référence pour interpréter la notion de donnée personnelle.

Informations juridiques

  • Numéro: 87-83.429
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 03 novembre 1987

Mots-clés

informations nominativesprotection des données personnellesCNILpropriétaire bailleurRGPD

Cas d'usage pratiques

1

Propriétaire bailleur à Mimizan : fichier Excel de locataires

M. Dupont, propriétaire de deux appartements à Mimizan, tient un tableau Excel avec les noms, adresses, RIB et montants des loyers de ses locataires. Il ne l'a jamais déclaré à la CNIL.

Application pratique:

M. Dupont doit immédiatement déclarer son fichier (via le site de la CNIL, procédure simplifiée) et informer ses locataires par écrit. En cas de contrôle, il risque une amende. Il doit aussi sécuriser son fichier par mot de passe.

2

Locataire à Parentis-en-Born : diffusion de ses coordonnées

Mme Martin, locataire à Parentis-en-Born, découvre que son propriétaire a publié son nom et son adresse sur un site internet pour la dénoncer comme mauvaise payeuse.

Application pratique:

Mme Martin peut porter plainte pour violation de données personnelles. Elle peut aussi saisir la CNIL qui peut ordonner le retrait et infliger une amende. Elle pourrait obtenir des dommages et intérêts pour le préjudice subi.

3

Syndic de copropriété : liste des impayés diffusée

Un syndic de copropriété diffuse dans les parties communes la liste des copropriétaires avec leurs soldes impayés, incluant noms et montants.

Application pratique:

C'est une violation de la loi. Les copropriétaires concernés peuvent exiger le retrait et saisir la CNIL. Le syndic peut être sanctionné pénalement. Une solution alternative : communiquer individuellement les informations.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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