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Liquidazione giudiziale: il divieto di cessione ai parenti degli amministratori si applica anche alle vendite all'asta
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Liquidazione giudiziale: il divieto di cessione ai parenti degli amministratori si applica anche alle vendite all'asta

📅 Décision du 03 febbraio 2021⚖️ Cour de cassation👁️ 16 vues📖 5 min de lecture

La Corte di cassazione estende il divieto per gli amministratori di cedere beni della società in liquidazione ai propri parenti fino al secondo grado anche alle vendite all'asta pubbliche. Una decisione che tutela i creditori ma mette in difficoltà gli acquirenti in buona fede.

Decisione di riferimento : cc • N° 19-20.616 • 2021-02-03 • Consulta la decisione →

Immaginate: siete proprietari di un piccolo immobile da reddito a Saint-Jean-de-Luz, messo all'asta nell'ambito di una liquidazione giudiziale. Vincete l'asta, pagate il prezzo, firmate l'atto. Qualche mese dopo, un creditore contesta la vendita, sostenendo che siete il cugino dell'amministratore della società liquidata. La vendita viene annullata, perdete il bene e il vostro denaro. È esattamente ciò che la Corte di cassazione ha deciso il 3 febbraio 2021 (ricorso n. 19-20.616).

Questa decisione risponde a una domanda che molti acquirenti e professionisti immobiliari si pongono: un parente di un amministratore può acquistare i beni della società fallita durante una vendita all'asta? La risposta è no, e questo anche se l'asta è pubblica e aperta a tutti.

Allora, semplice formalità o trappola per gli acquirenti? E soprattutto, come evitare di trovarsi in questa situazione? Analisi di una sentenza che fa giurisprudenza.

I fatti: una storia come tante

Una società commerciale viene posta in liquidazione giudiziale (procedura concorsuale che mira a vendere tutti i beni per pagare i creditori). Il liquidatore (mandatario incaricato di realizzare i beni) decide di vendere all'asta pubblica un immobile di proprietà della società. Il giorno della vendita, un acquirente si presenta e vince l'asta. Il problema? Questo acquirente è il padre dell'amministratore della società liquidata.

Un creditore (una persona a cui la società doveva del denaro) contesta la vendita. Invoca l'articolo L. 642-3 del codice del commercio, che vieta di cedere i beni della società ai parenti degli amministratori fino al secondo grado (genitori, figli, fratelli e sorelle, nonni, nipoti). L'acquirente ribatte che questo divieto riguarda solo le cessioni amichevoli (vendite private) e non le vendite all'asta pubbliche, che sono aperte a tutti e garantiscono la trasparenza.

Il tribunale del commercio di Tarbes dà ragione al creditore e annulla la vendita. L'acquirente fa appello, ma la corte d'appello di Pau conferma l'annullamento. La questione arriva fino alla Corte di cassazione, che deve decidere una delicata questione di diritto: il divieto dell'articolo L. 642-3 si applica alle vendite all'asta?

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di cassazione, nella sua sentenza del 3 febbraio 2021, risponde affermativamente. Si basa su una combinazione di articoli del codice del commercio. L'articolo L. 642-3 stabilisce il principio: «È vietato cedere, con qualsiasi mezzo, i beni del debitore ai parenti, fino al secondo grado, degli amministratori della persona giuridica debitrice.» La Corte precisa che l'espressione «con qualsiasi mezzo» include le vendite all'asta pubbliche. Infatti, la vendita all'asta è una modalità di cessione, al pari di una vendita amichevole.

Ma allora, perché ha fatto riferimento all'articolo L. 642-20? Perché questo articolo disciplina specificamente le vendite all'asta nell'ambito delle liquidazioni giudiziali. Prevede che le aste siano aperte a tutti, ma fatte salve le interdizioni legali. La Corte di cassazione ne deduce che il divieto dell'articolo L. 642-3 si applica quindi anche alle aste.

I giudici ritengono che l'obiettivo della legge sia evitare collusioni (accordi fraudolenti) tra amministratori e parenti, che potrebbero consentire di sottrarre beni ai creditori. Una vendita all'asta, anche pubblica, non è al riparo da manovre: un parente potrebbe rilanciare per far salire i prezzi, o al contrario fingersi un acquirente indipendente mentre agisce di concerto con l'amministratore.

Questa decisione conferma una giurisprudenza anteriore (Cass. com., 10 febbraio 2015, n. 13-27.890) che aveva già applicato il divieto alle vendite private. Ora lo estende alle aste, segnando un'evoluzione severa per gli acquirenti.

Cosa cambia per voi — concretamente

Per i proprietari locatori e gli acquirenti, questa decisione significa che se siete parenti (fino al secondo grado) di un amministratore di una società in liquidazione, non potete acquistare i suoi beni, nemmeno all'asta. Se lo fate, la vendita può essere annullata e perderete il bene e il prezzo pagato. Esempio: a Tarbes, un acquirente ha acquistato un locale commerciale all'asta per 80.000 €. Era il fratello del gerente. La vendita è stata annullata e ha dovuto restituire il locale, senza garanzia di recuperare il denaro se il liquidatore lo ha già distribuito ai creditori.

Per gli inquilini di beni appartenenti a una società in liquidazione, siate vigili: se il bene viene venduto a un parente dell'amministratore, la vendita potrebbe essere annullata e potreste dover lasciare l'immobile. Meglio verificare l'identità dell'acquirente prima di firmare un nuovo contratto di locazione.

Per i professionisti immobiliari (agenti, notai, avvocati), dovete informare i vostri clienti di questo divieto. Un notaio che rogitasse una vendita all'asta in presenza di un parente dell'amministratore potrebbe incorrere in responsabilità professionale. In caso di dubbio, esigete una dichiarazione giurata dell'amministratore e dell'acquirente.

Termini: l'azione di nullità (annullamento della vendita) può essere intentata entro tre anni dalla vendita (articolo L. 642-20 del codice del commercio). Trascorso questo termine, la vendita è definitiva.

Quattro consigli per evitare questo tipo di controversia

  • Verificate il grado di parentela prima di fare un'offerta. Se siete parenti di un amministratore della società in liquidazione, astenetevi dall'acquistare. In caso di dubbio, chiedete una dichiarazione scritta al liquidatore o all'amministratore.
  • Fatevi assistere da un professionista. Un avvocato specializzato in diritto commerciale o un notaio potranno verificare la regolarità della vendita e la vostra situazione familiare.
  • Richiedete una dichiarazione del liquidatore. Prima di partecipare all'asta, chiedete al liquidatore di confermare per iscritto che non vi sono impedimenti legali alla vostra partecipazione.
  • Conservate tutti i documenti. In caso di contestazione, la prova della buona fede può essere utile, ma non è sufficiente a salvare la vendita. La legge è chiara: il divieto è assoluto.

Questions fréquentes

Qu'est-ce qu'un parent jusqu'au deuxième degré ?

Ce sont les parents, enfants, frères, sœurs, grands-parents et petits-enfants. Les cousins, oncles, tantes, neveux et nièces ne sont pas concernés.

Puis-je acheter si je suis le conjoint du dirigeant ?

L'article L. 642-3 ne mentionne que les parents par le sang ou par alliance (jusqu'au deuxième degré). Le conjoint n'est pas visé directement, mais une vente à un conjoint pourrait être annulée pour fraude (collusion). Mieux vaut éviter.

Quels sont les délais pour contester une vente ?

L'action en nullité doit être intentée dans les trois ans suivant la vente (article L. 642-20 du code de commerce). Passé ce délai, la vente est définitive.

Que faire si j'ai déjà acheté et que la vente est contestée ?

Consultez immédiatement un avocat. Vous pouvez tenter de négocier une transaction avec les créanciers, ou invoquer votre bonne foi (si vous ignoriez le lien de parenté). Mais la nullité est automatique, et le juge n'a pas de pouvoir d'appréciation.

Un acheteur de bonne foi peut-il être indemnisé ?

Théoriquement, vous pouvez vous retourner contre le vendeur (le liquidateur) pour obtenir des dommages et intérêts, mais le liquidateur agit pour le compte de la société liquidée, souvent sans actifs. En pratique, vous risquez de perdre votre mise.

Informations juridiques

  • Numéro: 19-20.616
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 03 février 2021

Mots-clés

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Cas d'usage pratiques

1

Acquéreur aux enchères d'un local commercial à Tarbes

Un frère du gérant d'une société en liquidation judiciaire achète un local commercial aux enchères pour 80 000 €. Un créancier conteste la vente.

Application pratique:

La vente est annulée. L'acquéreur perd le bien et le prix. Il doit restituer le local au liquidateur. Pour l'éviter, il aurait dû vérifier le lien de parenté avant d'enchérir.

2

Locataire d'un appartement à Saint-Jean-de-Luz

Un locataire habite un appartement appartenant à une société en liquidation. Le bien est vendu aux enchères à la mère du dirigeant.

Application pratique:

La vente est annulée. Le locataire doit quitter les lieux, car le bien revient à la société liquidée. Il aurait intérêt à vérifier l'identité du nouvel acquéreur avant de payer son loyer.

3

Notaire instrumentant une vente aux enchères à Pau

Un notaire reçoit une enchère d'un cousin du dirigeant. Il ignore l'interdiction et authentifie la vente.

Application pratique:

Le notaire engage sa responsabilité professionnelle pour manquement à son devoir de conseil. Il pourrait être condamné à indemniser l'acquéreur et les créanciers. Il doit exiger une déclaration sur l'honneur.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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