Decisione di riferimento : cc • N° 15-17.989 • 2016-10-06 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari di un appartamento a Valentigney, e il vostro inquilino non paga l'affitto da tre mesi. Rileggete il contratto di locazione: una clausola prevede che «in caso di controversia, le parti si impegnano a ricorrere a una mediazione prima di qualsiasi azione giudiziaria». Spinti dal bisogno di liquidità, adite direttamente il tribunale. Errore fatale. La Corte di cassazione, con la sua sentenza del 6 ottobre 2016 (n° 15-17.989), ha stabilito: il mancato rispetto di una clausola di mediazione obbligatoria e preliminare comporta una decadenza (irricevibilità della domanda) che non può essere sanata nel corso del procedimento. In parole povere, perdete la causa senza nemmeno essere stati ascoltati nel merito. Una decisione che cambia le regole del gioco per tutti i contratti – locazioni, promesse di vendita, regolamenti di condominio – che impongono questo passaggio.
Perché questa severità? Perché la mediazione è un'alternativa negoziata alla giustizia, voluta dalle parti stesse. La Corte di cassazione ritiene che l'impegno contrattuale sia sacro: se lo ignorate, dovete subirne le conseguenze, e il giudice non può «rimediare» al difetto in corso d'opera. Questa posizione, confermata in seguito, è diventata una spada di Damocle per chiunque agisca troppo in fretta.
Allora, come evitare questa trappola? Bisogna sempre tentare la mediazione prima di andare in tribunale? Cosa fare se l'altra parte rifiuta? Questo articolo vi spiega tutto, passo dopo passo, con esempi concreti tratti dalla pratica a Besançon e altrove.
I fatti: una storia come capita ogni giorno
La società civile immobiliare (SCI) Bordeaux-Bonnac è proprietaria di un immobile a Bordeaux. Concede in locazione commerciale dei locali a un inquilino. Il contratto di locazione contiene una clausola di mediazione obbligatoria: «Prima di qualsiasi azione giudiziaria, le parti si obbligano a sottoporre la loro controversia a un mediatore scelto di comune accordo.» Sorge una controversia – probabilmente un mancato pagamento dell'affitto o un disaccordo sulle spese – e la SCI Bordeaux-Bonnac, senza tentare la mediazione, cita direttamente il suo inquilino dinanzi al tribunale di grande istanza di Bordeaux.
L'inquilino solleva allora una decadenza: la clausola di mediazione non è stata rispettata, quindi la domanda è irricevibile. La SCI replica di aver tentato di attuare la clausola, ma che le parti non riuscivano a mettersi d'accordo sulla scelta del mediatore. Propone addirittura di sanare la situazione in corso di giudizio avviando la mediazione. Il tribunale respinge la decadenza e condanna l'inquilino. Ma la corte d'appello di Bordeaux riforma questa sentenza: dichiara la domanda irricevibile, ritenendo che la clausola non fosse stata rispettata e che l'irricevibilità non potesse essere sanata.
La SCI ricorre in cassazione. Sostiene che la decadenza è un'eccezione procedurale che può essere sanata fino a quando il giudice non si sia pronunciato. La Corte di cassazione, con la sua terza sezione civile, rigetta il ricorso e conferma la sentenza d'appello. Essa afferma: «La situazione che dà luogo alla decadenza derivante dalla mancata attuazione di una clausola contrattuale che istituisce una procedura di mediazione obbligatoria e preliminare all'adozione del giudice non è suscettibile di essere sanata mediante l'attuazione della clausola nel corso del giudizio.» In altre parole, una volta adito il giudice senza mediazione, non si può più tornare indietro.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La questione giuridica centrale era la seguente: una decadenza fondata sul mancato rispetto di una clausola di mediazione obbligatoria può essere sanata nel corso del giudizio? La risposta è no, e ecco perché.
Nel diritto francese, la decadenza è un mezzo che impedisce l'esame della domanda nel merito, senza che sia necessario discutere la fondatezza della domanda (articolo 122 del Codice di procedura civile). A differenza delle eccezioni procedurali (come l'incompetenza), le decadenze non sono, in linea di principio, sanabili dopo la scadenza del termine per agire. La Corte di cassazione ha qui applicato questo principio con rigore: la clausola di mediazione crea una condizione preliminare all'azione giudiziaria. Se tale condizione non è soddisfatta prima dell'adozione del giudice, la domanda è irricevibile, e il fatto di tentare la mediazione dopo la citazione non può cancellare questa irregolarità originaria.
Il fondamento legale implicito è l'articolo 1103 del Codice civile (ex articolo 1134): «Le convenzioni legalmente formate hanno forza di legge per coloro che le hanno stipulate.» Firmando il contratto di locazione, le parti hanno liberamente accettato di passare attraverso la mediazione prima di qualsiasi processo. Ignorare questa clausola significa violare la legge del contratto. La Corte di cassazione ha già, in diverse sentenze precedenti, sanzionato il mancato rispetto di clausole di conciliazione o mediazione (ad esempio, Civ. 2e, 7 febbraio 2007, n° 05-21.459), ma non aveva ancora chiaramente precisato il carattere non sanabile di tale irricevibilità. La sentenza del 2016 segna una conferma e un inasprimento: chiude la porta a qualsiasi tentativo di sanatoria.
Gli argomenti della SCI Bordeaux-Bonnac erano pragmatici: invocava l'impossibilità di accordarsi sul mediatore e proponeva una mediazione in corso di giudizio. Ma la Corte di cassazione ha ritenuto che il fallimento della designazione del mediatore non esonera la parte dall'obbligo di ricorrere alla mediazione: occorreva adire il giudice affinché designasse un mediatore (articolo 131-1 del Codice di procedura civile) o, più semplicemente, prevedere una

