Decisione di riferimento: cc • N° 19-17.749 • 2020-11-12 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari a Valbonne e affittate un appartamento a un inquilino che, per ottenere la CMU-C (assicurazione sanitaria complementare gratuita), dichiara un affitto inferiore a quanto paga realmente. La CPAM (Cassa primaria di assicurazione malattia) se ne accorge e vi infligge una penalità finanziaria di diverse centinaia di euro, senza nemmeno sentirvi. Vi chiedete: hanno il diritto di farlo senza lasciarmi spiegare? La risposta è in una decisione della Corte di Cassazione del 12 novembre 2020, che ha risolto una questione cruciale: la differenza tra una semplice falsa dichiarazione e una frode.
Questa vicenda, nata da un contenzioso tra un assicurato e la CPAM della Drôme, è stata infine giudicata dalla più alta giurisdizione francese. Il problema era semplice: il direttore della CPAM aveva inflitto una penalità a un assicurato per aver reso una falsa dichiarazione sulla sua residenza, senza richiedere il previo parere della commissione delle penalità (un gruppo di esperti incaricato di esprimere un parere). L'assicurato contestava tale decisione, ritenendo che la procedura non fosse stata rispettata.
La Corte di Cassazione gli ha dato ragione. Ha precisato che, affinché una falsa dichiarazione sia considerata una frode (che consente di bypassare il parere della commissione), essa deve essere accompagnata da un falso documento (un falso giustificativo, una falsa fattura, ecc.). Una semplice dichiarazione errata, anche intenzionale, non è sufficiente. Questa decisione è una vittoria per gli assicurati e un richiamo all'ordine per gli enti previdenziali. Analizziamola insieme.
I fatti: una storia come tante
Il Sig. X, proprietario a Mandelieu, aveva un contenzioso con la CPAM della Drôme. Aveva percepito prestazioni malattia dichiarando di risiedere in un alloggio a Valence, mentre in realtà viveva altrove. La CPAM, dopo un'indagine, ha ritenuto che avesse reso una falsa dichiarazione per ottenere indebitamente diritti (ad esempio, il calcolo delle sue indennità giornaliere). Il direttore della CPAM gli ha inflitto una penalità finanziaria di 1.500 €, senza consultare la commissione delle penalità. Il Sig. X ha contestato tale decisione dinanzi al tribunale delle questioni di sicurezza sociale (TASS), poi alla corte d'appello di Grenoble e infine alla Corte di Cassazione.
Non contestava di aver reso una falsa dichiarazione. Sosteneva però che la CPAM avrebbe dovuto, prima di penalizzarlo, acquisire il parere della commissione delle penalità, come previsto dall'articolo L. 114-17-1 del Codice della sicurezza sociale (il testo che disciplina le penalità). Secondo lui, la sua falsa dichiarazione non costituiva una frode, poiché non aveva prodotto un falso documento. La CPAM, invece, affermava che la falsa dichiarazione costituiva di per sé una frode, il che le consentiva di prescindere dal parere della commissione.
L'iter giudiziario è stato lungo: il TASS ha inizialmente annullato la penalità per vizio procedurale, la corte d'appello l'ha ripristinata e la Corte di Cassazione ha infine cassato la sentenza della corte d'appello, dando ragione al Sig. X. Un vero feuilleton giuridico!
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione ha esaminato i testi applicabili. Innanzitutto, l'articolo L. 114-17-1 del Codice della sicurezza sociale (nella versione in vigore prima del 2018) prevede che il direttore di un ente locale di assicurazione malattia possa infliggere una penalità finanziaria ai beneficiari che, ad esempio, rendono false dichiarazioni. Ma lo stesso articolo precisa che, salvo in caso di frode, la penalità può essere pronunciata solo dopo il parere di una commissione speciale (la commissione delle penalità). Successivamente, l'articolo R. 147-6 dello stesso codice elenca i comportamenti sanzionabili, tra cui le false dichiarazioni sulla residenza, le risorse, ecc. Infine, l'articolo R. 147-11 definisce cosa costituisce una frode: fatti commessi per ottenere una prestazione ingiustificata, quando l'assicurato ha prodotto o utilizzato un falso documento (falsa prescrizione, falsa fattura, falso giustificativo di domicilio, ecc.).
La Corte ne ha dedotto che la frode, ai sensi di tali testi, richiede la produzione di un documento falso o falsificato, oltre alla falsa dichiarazione. In altre parole, una semplice falsa dichiarazione verbale o scritta, senza un documento giustificativo falsificato, non costituisce una frode. E in tal caso, si applica la procedura normale con il previo parere della commissione. Nel caso di specie, il Sig. X aveva solo reso una falsa dichiarazione (sulla sua residenza), ma non aveva prodotto un falso documento. Pertanto, la CPAM avrebbe dovuto consultare la commissione. Non avendolo fatto, la penalità è annullata.
Questo ragionamento è importante perché protegge gli assicurati da decisioni arbitrarie. Conferma che la nozione di frode è rigorosa e non può essere estesa a qualsiasi falsa dichiarazione. Non si tratta di un revirement giurisprudenziale, ma di un chiarimento benvenuto.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete un proprietario locatore a Valbonne o altrove, questa decisione vi riguarda se dichiarate redditi fondiari alla CPAM per il calcolo dei vostri diritti (ad esempio, per la CMU-C). Se per errore sottostimate i vostri affitti, la CPAM potrà

