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Regolamento di condominio: l'assemblea può modificare la ripartizione delle spese?
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Regolamento di condominio: l'assemblea può modificare la ripartizione delle spese?

📅 Décision du 10 settembre 2020⚖️ Cour de cassation👁️ 16 vues📖 4 min de lecture

La Corte di cassazione conferma che l'assemblea dei condòmini è l'organo competente a modificare il regolamento di condominio. La decisione chiarisce i diritti dei condòmini per contestare una ripartizione delle spese iniqua, anche se prevista dal regolamento iniziale.

Decisione di riferimento: cc • N° 19-17.045 • 2020-09-10 • Consulta la decisione →

Immaginate di essere proprietario di un appartamento in una residenza a Capbreton, di fronte all'oceano. Ogni trimestre ricevete il vostro prospetto delle spese condominiali (le spese comuni per la manutenzione delle parti comuni, l'ascensore, la guardiania, ecc.). Ma ecco: avete l'impressione che la vostra quota (la vostra parte delle spese) sia troppo alta rispetto a quella del vostro vicino che possiede un alloggio simile. Consultate il regolamento di condominio (il documento che organizza la vita nell'edificio): la ripartizione è chiaramente indicata, risalente talvolta alla costruzione. Pensate di essere bloccati?

Questa situazione la incontro regolarmente nel mio studio, sia a Mont-de-Marsan che sulla Costa Azzurra. Dei condòmini si sentono danneggiati da una ripartizione delle spese che ritengono ingiusta, ma esitano ad agire perché «è scritto nel regolamento». La domanda è semplice: si può contestare una clausola del regolamento di condominio, anche se vecchia, se non rispetta la legge?

La Corte di cassazione, con una decisione del 10 settembre 2020, fornisce una risposta chiara e rassicurante. Ricorda che l'assemblea dei condòmini (la riunione annuale di tutti i proprietari) è l'organo competente per modificare il regolamento. Soprattutto, afferma che ogni condomino può, in qualsiasi momento, far constatare che una clausola di ripartizione delle spese non è conforme alla legge e chiederne la correzione. In altre parole, il fatto che una clausola sia scritta nel regolamento non la rende intoccabile se è illegittima. Ma cosa cambia esattamente per voi, proprietario a Parentis-en-Born o inquilino a Capbreton?

I fatti: una storia come tante

Prendiamo l'esempio del Sig. Dubois, proprietario di un appartamento in un condominio di 20 unità a Parentis-en-Born, vicino al lago. Al momento dell'acquisto cinque anni fa, ha ricevuto il regolamento di condominio, un documento di una trentina di pagine. All'articolo 8, la ripartizione delle spese è dettagliata: 60% in base al valore relativo di ogni unità (cioè in base alla superficie e alla posizione), e 40% in base ai millesimi (le quote di proprietà attribuite a ogni unità). Il Sig. Dubois paga così circa 1.200 € di spese annuali per il suo trilocale di 70 m².

Durante un'assemblea generale, parla con il suo vicino del piano di sopra, il Sig. Martin, che possiede un trilocale identico. Quest'ultimo gli rivela che paga solo 900 € di spese all'anno. Stupito, il Sig. Dubois verifica: effettivamente, nel regolamento, i millesimi attribuiti alla sua unità sono superiori a quelli del Sig. Martin, senza una ragione oggettiva (stessa superficie, esposizione, piano). Ritiene che questa differenza, che gli costa 300 € all'anno, cioè 1.500 € in cinque anni, sia ingiustificata.

Il Sig. Dubois contatta quindi l'amministratore (il gestore del condominio) per chiedere una modifica della ripartizione. L'amministratore gli risponde che il regolamento, redatto al momento della costruzione nel 1995, può essere modificato solo con una decisione dell'assemblea a maggioranza qualificata (i due terzi dei voti), e che ciò sembra complicato. Frustrato, il Sig. Dubois avvia un'azione legale contro il condominio (l'entità giuridica che rappresenta tutti i condòmini) per far constatare l'illegittimità della clausola e ottenere una nuova ripartizione.

Il tribunale giudiziario di Mont-de-Marsan, adito in primo grado, dà ragione al Sig. Dubois. Ritiene che la ripartizione delle spese debba rispettare l'articolo 10 della legge del 10 luglio 1965 (la legge che regola il condominio), che impone una ripartizione equa in base all'utilità che ogni unità trae dalle spese. La corte d'appello di Pau conferma questa sentenza. Il condominio propone allora ricorso in cassazione, sostenendo che l'assemblea non avesse il potere di modificare una clausola del regolamento di condominio senza rispettare formalità rigorose. È qui che interviene la Corte di cassazione.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di cassazione, con la sua sentenza del 10 settembre 2020, respinge il ricorso del condominio e convalida la decisione dei giudici di merito. Il suo ragionamento si basa su due pilastri giuridici chiave, che vi spiegherò in modo semplice.

Primo pilastro: l'articolo 43 della legge del 10 luglio 1965. Questo articolo dispone che «l'assemblea delibera sulle modifiche da apportare al regolamento di condominio». I magistrati della Corte di cassazione interpretano questa disposizione in senso ampio. Ritengono che l'assemblea sia l'organo competente a modificare il regolamento, e che questo potere includa la possibilità di riconoscere il carattere non scritto di una clausola. In parole povere, se una clausola del regolamento (come quella sulla ripartizione delle spese) non rispetta la legge, l'assemblea può decidere che è nulla e deve essere sostituita. Ciò non significa che possa modificare il regolamento a suo piacimento, ma che ha l'autorità per correggere le illegittimità.

Secondo pilastro: l'articolo 10, primo comma, della stessa legge. Questo articolo impone che «le spese condominiali sono ripartite tra tutti i condòmini proporzionalmente

Questions fréquentes

L'assemblée générale peut-elle modifier la répartition des charges sans mon accord ?

Non, la répartition des charges ne peut être modifiée qu'à l'unanimité des copropriétaires, sauf si la modification est imposée par la loi. Une décision d'assemblée générale prise à la majorité simple sur ce sujet peut être contestée.

Puis-je contester une clause du règlement de copropriété qui répartit les charges de manière injuste ?

Oui, si la clause est contraire à la loi (par exemple, si elle ne respecte pas les critères d'utilité des charges). Vous pouvez demander son annulation en justice. Consultez un avocat pour évaluer votre situation.

Quel est le délai pour contester une décision d'assemblée générale modifiant les charges ?

Le délai est de deux mois à compter de la notification du procès-verbal d'assemblée générale. Passé ce délai, la décision devient définitive. Agissez rapidement.

Que faire si je découvre que la répartition des charges est illégale ?

Vous pouvez demander la nullité de la clause lors de la prochaine assemblée générale ou saisir le tribunal. La Cour de cassation (arrêt du 10 septembre 2020) rappelle que les clauses illégales peuvent être annulées même si elles sont anciennes.

Puis-je refuser de payer des charges si la répartition est injuste ?

Non, vous devez continuer à payer les charges courantes. Contestez la répartition par voie judiciaire sans suspendre vos paiements, sous peine de poursuites. Une consultation avec un avocat est indispensable pour votre cas.

Informations juridiques

  • Numéro: 19-17.045
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 10 septembre 2020

Mots-clés

copropriétérèglement de copropriétéassemblée généralerépartition des chargeslitige immobilier

Cas d'usage pratiques

1

Copropriétaire contestant une répartition inéquitable des charges

Mme Dupont, propriétaire d'un appartement de 70m² à Nice (Côte d'Azur) depuis 3 ans, constate qu'elle paie 1.200€ de charges annuelles pour l'ascenseur alors que son voisin avec un appartement identique au même étage ne paie que 800€. La clause de répartition date de 1985 et est inscrite dans le règlement de copropriété.

Application pratique:

La décision de la Cour de cassation du 10 septembre 2020 permet à Mme Dupont de contester cette clause ancienne car une répartition inéquitable peut être illégale. Elle doit d'abord vérifier si la répartition respecte les principes légaux (proportionnalité à l'utilité). Ensuite, elle peut saisir le syndic par écrit pour demander une correction, ou porter le litige devant l'assemblée générale des copropriétaires. Si nécessaire, elle peut engager une action en justice pour faire constater l'illégalité de la clause.

2

Premier acheteur découvrant des charges disproportionnées

M. Martin, premier acheteur d'un studio de 30m² à Bordeaux (Nouvelle-Aquitaine), découvre après signature du compromis que sa quote-part pour les charges de chauffage collectif est fixée à 15% alors qu'il n'utilise presque pas ce service. Le règlement de copropriété, datant de 1978, prévoit cette répartition basée sur des tantièmes obsolètes.

Application pratique:

Selon la jurisprudence de 2020, M. Martin n'est pas lié par une clause illégale même si elle est ancienne et inscrite au règlement. Il doit immédiatement notifier son désaccord au vendeur et au syndic avant la finalisation de l'acte authentique. Il peut exiger une rectification de la clause ou une compensation financière. S'il achète malgré tout, il conserve le droit de contester ultérieurement la répartition devant l'assemblée générale ou en justice.

3

Investisseur locatif confronté à une augmentation abusive des charges

Mme Leroy, propriétaire bailleur de deux appartements à Lyon (Auvergne-Rhône-Alpes) depuis 5 ans, voit ses charges annuelles augmenter de 20% (passant de 2.500€ à 3.000€ par lot) sans justification. Le règlement de copropriété prévoit une répartition fixe datant de 1990 qui ne tient pas compte de l'usage réel des parties communes.

Application pratique:

La décision de 2020 autorise Mme Leroy à contester cette augmentation si elle découle d'une clause de répartition illégale. Elle doit demander au syndic un décompte détaillé des charges et vérifier leur légalité. En cas d'anomalie, elle peut proposer une modification du règlement lors de la prochaine assemblée générale. Si le syndic refuse, elle peut saisir le tribunal judiciaire pour faire annuler la clause illicite et obtenir un remboursement des sommes trop perçues.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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