Decisione di riferimento : cc • N° 91-85.065 • 1992-07-02 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari di un appartamento a Fréjus, e una mattina i gendarmi arrivano, mettono sotto sigillo il vostro conto bancario perché un locatario vi ha versato affitti sospetti. Non avete nulla da rimproverarvi, ma il vostro conto è bloccato. Cosa fare? Chiedere la restituzione, naturalmente. Ma attenzione: la Corte di cassazione ha appena ricordato una regola implacabile. In una vicenda in cui un conto CCP a Strasburgo era stato posto sotto sequestro giudiziario, i giudici hanno deciso che la persona che chiede un bene sequestrato non può, in tale occasione, contestare il modo in cui il sequestro è stato effettuato. Sembra tecnico, ma cambia tutto per voi.
Perché? Perché se siete proprietari di un bene immobile, di un conto bancario o anche di un veicolo sequestrato nell'ambito di un'indagine penale, il vostro unico ricorso non è dire «la procedura è irregolare», ma provare che siete il legittimo proprietario. Ed è qui che sorge il problema. Molti proprietari, a Fréjus come altrove, pensano di poter contestare il sequestro stesso. Ma la legge è chiara: l'articolo 99 del Codice di procedura penale (CPP) permette di chiedere la restituzione, non di far giudicare la validità degli atti dell'indagine.
Allora, cosa fare se vi trovate in questa situazione? Bisogna rinunciare a ogni ricorso? No, ma bisogna saper percorrere le giuste vie. Questo articolo vi spiega come questa decisione del 1992, ancora attuale, si applica concretamente alla vostra vita quotidiana, siate proprietario locatore a Saint-Raphaël o locatario a Tolone.
I fatti: una storia come se ne verificano ogni giorno
Siamo nel 1990. A Strasburgo, viene aperta un'indagine per traffico di stupefacenti. La polizia giudiziaria regionale (SRPJ) scopre che dei fondi transitano attraverso un conto CCP (conto corrente postale, antenato dei conti bancari) aperto a Strasburgo. L'11 ottobre 1990, inviano una richiesta bancaria ai CCP di Strasburgo per bloccare il conto n° 21 397 591 6 T, intestato al Sig. Bernd. Il conto è posto sotto sequestro giudiziario (cioè sequestrato nell'ambito dell'indagine).
Il Sig. Bernd non è personalmente coinvolto, ma è titolare del conto. Contesta: secondo lui, i fondi sono leciti e, soprattutto, la richiesta bancaria sarebbe irregolare. Presenta un'istanza di dissequestro (richiesta di revoca del blocco) al giudice istruttore, ai sensi dell'articolo 99 del Codice di procedura penale. Questo articolo permette a qualsiasi terzo che affermi di avere un diritto su un oggetto sequestrato di chiederne la restituzione.
Il giudice istruttore respinge la sua richiesta. Il Sig. Bernd propone appello. La camera d'accusa (antico nome della camera di istruzione) conferma il rigetto. Motivo: la richiesta di restituzione non può servire a contestare la regolarità degli atti dell'indagine, come la richiesta bancaria. Il Sig. Bernd ricorre in cassazione. La Corte di cassazione, con sentenza del 2 luglio 1992, respinge il suo ricorso. Stabilisce un principio chiaro: l'articolo 99 CPP non permette al richiedente di far giudicare la regolarità degli atti dell'indagine, nemmeno quelli che hanno portato al sequestro.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di cassazione si basa sull'articolo 99 del Codice di procedura penale. Questo testo dispone che «qualsiasi terzo che affermi di avere un diritto su un oggetto posto sotto sequestro giudiziario può chiederne la restituzione al giudice istruttore». Ma la Corte precisa che questa procedura ha una portata limitata: permette solo di far valere un diritto di proprietà o un altro diritto reale sull'oggetto. Non permette di criticare gli atti dell'indagine, come la richiesta bancaria o la perquisizione.
Perché questa limitazione? Perché la contestazione della regolarità di un atto istruttorio rientra in un'altra procedura: la nullità degli atti, prevista dagli articoli 170 e seguenti dello stesso codice. Se ritenete che il sequestro sia irregolare, dovete presentare al giudice istruttore un'istanza di nullità, e non una semplice richiesta di restituzione. La Corte distingue così due vie di ricorso distinte: una per recuperare il bene (restituzione), l'altra per contestare il sequestro (nullità). Mescolare le due significa incorrere in una causa di inammissibilità.
Questa decisione non è un revirement. Conferma una giurisprudenza costante: da tempo, i giudici rifiutano di esaminare la regolarità del sequestro nell'ambito di una richiesta di restituzione. La sentenza del 1992 è un'illustrazione di questo rigore procedurale. I giudici ricordano che il proprietario di un bene sequestrato deve provare il suo diritto di proprietà, e non dimostrare che la procedura è viziata.
Nella vicenda, il Sig. Bernd sosteneva che la richiesta bancaria era illegale perché non conforme all'articolo 54 del CPP (che disciplina le richieste in materia di flagranza). Ma la Corte gli oppone che questo motivo è inammissibile nell'ambito dell'articolo 99. Non dice se la richiesta sia regolare o meno; dice semplicemente che non è il luogo giusto per contestarla.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete proprietari di un bene immobile, di un conto bancario o anche di un veicolo sequestrato dalla giustizia, questa decisione ha un impatto diretto. Immaginate di essere proprietari di un appartamento a Saint-Raphaël che affittate. Un locatario vi immagazzina merce di contrabbando, e il vostro bene viene posto sotto sigillo. Volete recuperare il vostro appartamento: presentate un'istanza di restituzione. Ma se sostenete che la perquisizione era illegale, il giudice non vi ascolterà. Vi dirà: «Provate che siete proprietari, e vi restituirò il bene. Ma non contestate la perquisizione qui, fatelo con un'istanza di nullità.»

