Decisione di riferimento: cc • N. 15-24.219 • 2017-10-25 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari di un peschereccio a Biscarrosse e decidete di vendere le vostre quote a un altro marinaio. Il prezzo sembra basso, molto basso. Tuttavia, la nave è vecchia, i costi di esercizio sono pesanti e i conti sono in rosso. Potete chiedere l'annullamento della vendita per "vil prezzo" (prezzo irrisorio)? La questione è delicata e la Corte di Cassazione ha appena deciso: non basta guardare le perdite di esercizio per concludere che il prezzo sia giusto. Bisogna anche tenere conto del valore venale della nave, cioè di quanto varrebbe sul mercato. Questa decisione del 25 ottobre 2017 (n. 15-24.219) chiarisce un punto spesso poco conosciuto del diritto delle comproprietà navali. Ma cosa cambia concretamente per voi, proprietario a Dax o altrove? Immergiamoci in questa vicenda.
I fatti: una storia come tante
La vicenda inizia con un peschereccio di proprietà di una comproprietà (più persone possiedono quote). Nel 2002, il liquidatore amichevole della comproprietà vende le quote di un comproprietario, il Sig. X, a un altro comproprietario, il Sig. Y, per un prezzo di 4.649 euro. Ma il Sig. X ritiene che questo prezzo sia irrisorio: secondo lui, la nave valeva molto di più. Ricorre in giudizio per ottenere l'annullamento della vendita ai sensi dell'articolo 1591 del Codice civile (che richiede che il prezzo di vendita sia serio e determinato) e dell'articolo L. 5114-3 del Codice dei trasporti (relativo alla comproprietà delle navi).
In primo grado, il tribunale respinge la sua richiesta. La corte d'appello conferma: si basa sui conti di esercizio della nave, che mostrano perdite ricorrenti, e ne deduce che il prezzo non era vile. Ma il Sig. X non molla. Ricorre in Cassazione. La Corte di Cassazione gli dà ragione: la corte d'appello ha violato le norme non tenendo conto del valore venale della nave. La causa viene rinviata a un'altra corte d'appello. Questo colpo di scena dimostra che il semplice fatto che un bene sia in deficit non giustifica un prezzo svenduto: occorre ancora valutare quanto vale realmente sul mercato.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione si basa su due testi fondamentali. L'articolo 1591 del Codice civile dispone che "il prezzo della vendita deve essere determinato e designato dalle parti". La giurisprudenza ha precisato che il prezzo deve essere "serio", cioè non irrisorio. Un prezzo vile (o irrisorio) può comportare la nullità della vendita. L'articolo L. 5114-3 del Codice dei trasporti disciplina la comproprietà delle navi: in caso di vendita di quote, si applicano le stesse regole.
Nel caso di specie, la corte d'appello aveva esaminato i risultati di esercizio: la nave generava perdite, quindi il prezzo di vendita (4.649 euro) non era irrisorio secondo lei. Ma la Corte di Cassazione censura questo ragionamento: "Considerato che, pronunciandosi in tal modo, senza ricercare, come richiesto, quale fosse il valore venale della nave, la corte d'appello ha privato la sua decisione di base legale". In altre parole, i giudici di merito avrebbero dovuto confrontare il prezzo di vendita con il valore del bene sul mercato, e non solo con i risultati contabili. Una nave può essere in deficit pur avendo un valore venale elevato (ad esempio, se è ben mantenuta o situata in una zona ambita). Al contrario, una nave redditizia può valere poco. Ciò che conta è il prezzo reale di mercato.
Questa decisione conferma una giurisprudenza costante: il carattere vile del prezzo si valuta oggettivamente, in relazione al valore venale, e non soggettivamente (in relazione alla situazione finanziaria del venditore). Attenzione però: l'onere della prova incombe su chi chiede l'annullamento (il venditore o il comproprietario insoddisfatto). Deve dimostrare che il prezzo era manifestamente inferiore al valore reale.
Nella mia pratica, ho incontrato casi in cui proprietari a Dax o a Mont-de-Marsan vendevano beni immobili a un prezzo inferiore al mercato, pensando che gli elevati oneri locativi giustificassero il ribasso. Ma la giurisprudenza è chiara: il prezzo deve riflettere il valore venale, non la redditività.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete comproprietari di una nave, questa decisione vi protegge: non potete essere costretti ad accettare un prezzo svenduto con la scusa che la nave è in deficit. Prima di acquistare o vendere quote, fate stimare la nave da un esperto. Ad esempio, una barca da diporto a Biscarrosse può valere 50.000 € sul mercato anche se genera 5.000 € di perdite annuali. Se vi propongono 10.000 €, potete chiedere la nullità.
Per i proprietari locatori (immobiliare classico), il ragionamento è simile: la vendita di un appartamento locato a un prezzo inferiore al mercato non è giustificata da canoni non pagati. Dovete provare che il prezzo era vile rispetto al valore venale.
Gli acquirenti, invece, devono essere prudenti: un prezzo molto basso può essere annullato anni dopo. Se acquistate un bene a vil prezzo, rischiate di perdere la proprietà. Meglio fare un'offerta vicina al valore reale.

