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Congedo di maternità e premio variabile: come calcolare la retribuzione?
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Congedo di maternità e premio variabile: come calcolare la retribuzione?

📅 Decisione del 05 giugno 2019🔄 Updated on 17 October 2026⚖️ Cour de cassation👁️ 40 visualizzazioni📖 5 min di lettura

La Corte di Cassazione ha stabilito: per calcolare la conservazione della retribuzione di una lavoratrice in congedo di maternità, il datore di lavoro deve considerare la media degli ultimi 12 mesi, inclusa la parte variabile, e non gli ultimi 3 mesi se questa è fluttuante.

Decisione di riferimento: cc • N° 18-12.862 • 2019-06-05 • Consulta la decisione →

Sei una lavoratrice dipendente in una società finanziaria a Digoin e stai per andare in congedo di maternità. Di solito ricevi una parte variabile legata al tuo fatturato. Ma ecco: nei tre mesi precedenti la tua partenza, non hai realizzato alcuna vendita. Il datore di lavoro calcola la tua conservazione della retribuzione su questi tre mesi con variabile pari a zero. Risultato: perdi migliaia di euro. Legittimo? No, ha detto la Corte di Cassazione in una sentenza del 5 giugno 2019 (n. 18-12.862).

Questa decisione riguarda l'interpretazione dell'articolo 32 del contratto collettivo nazionale delle società finanziarie del 22 novembre 1968. Ma al di là di ciò, pone una domanda fondamentale: su quale periodo si deve calcolare la retribuzione conservata durante un congedo di maternità quando la remunerazione è in parte variabile? La risposta è cruciale per migliaia di lavoratrici e datori di lavoro.

In questo articolo, ti spiego i fatti, il ragionamento dei giudici e, soprattutto, cosa cambia concretamente per te, che tu sia lavoratrice, datore di lavoro o professionista delle risorse umane a Chalon-sur-Saône o altrove.

I fatti: una storia che capita ogni giorno

La Sig.ra X, commerciale in una società finanziaria a Parigi, è incinta. Beneficia di un congedo di maternità dal 4 novembre 2006 al 1° aprile 2007, poi di un secondo dal 5 novembre 2007 al 1° aprile 2008, e infine di un terzo nel 2008-2009. Il suo stipendio è composto da una parte fissa e una parte variabile, calcolata sul fatturato che realizza.

Durante i suoi congedi, il datore di lavoro applica l'articolo 32 del contratto collettivo: conservazione della retribuzione piena per 16 settimane, dedotte le indennità giornaliere della Sicurezza Sociale e della previdenza. Ma per calcolare questa retribuzione, prende i tre mesi precedenti ogni congedo. Tuttavia, durante questi tre mesi, la Sig.ra X non aveva realizzato alcun fatturato – forse perché era già in malattia per gravidanza patologica, o perché la sua attività è ciclica. Risultato: la sua parte variabile è nulla e la sua conservazione della retribuzione è molto bassa.

La Sig.ra X adisce il consiglio di prud'hommes, poi la corte d'appello. Ritiene che il calcolo debba basarsi su una media annuale, che appiattisce le fluttuazioni. Il datore di lavoro resiste: il contratto collettivo non specifica il periodo di riferimento, dice, e i tre mesi precedenti il congedo sono la regola nel diritto del lavoro. La corte d'appello gli dà ragione sul principio di includere la parte variabile, ma scarta il periodo di tre mesi: adotta una media sugli ultimi dodici mesi. Il datore di lavoro ricorre in cassazione.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di Cassazione doveva decidere due questioni: 1) la parte variabile deve essere inclusa nella retribuzione di riferimento? 2) Su quale periodo calcolarla?

Sul primo punto, la Corte approva la corte d'appello: l'articolo 32 del contratto collettivo parla di « retribuzione piena », senza distinguere tra fissa e variabile. Dal momento che la parte variabile fa parte della remunerazione abituale, deve essere integrata. È logico: lo scopo della conservazione della retribuzione è proteggere la lavoratrice durante il suo congedo di maternità, garantendole un reddito equivalente a quello che avrebbe guadagnato se avesse lavorato.

Sul secondo punto, la Corte convalida il ricorso a una media annuale. Perché? Perché il contratto collettivo non fissa un periodo di riferimento. E perché l'attività della lavoratrice, basata sul fatturato, è per natura fluttuante. Prendere gli ultimi tre mesi, durante i quali non aveva venduto nulla, avrebbe portato a una disuguaglianza flagrante: avrebbe percepito una retribuzione molto inferiore alla sua remunerazione abituale. I giudici ritengono che la valutazione annuale permetta di appiattire queste differenze e di riflettere la realtà del suo lavoro nell'anno.

La Corte respinge quindi il ricorso del datore di lavoro. Questa sentenza si inserisce in una giurisprudenza protettiva delle lavoratrici in congedo di maternità, ricordando che i contratti collettivi devono essere interpretati a favore della beneficiaria. Non si tratta di un revirement, ma di un chiarimento utile.

Cosa cambia per te — concretamente

Se sei una lavoratrice e la tua remunerazione comprende una parte variabile (premi, commissioni, partecipazione agli utili), questa sentenza è un'arma. Il tuo datore di lavoro non può imporre un periodo di calcolo sfavorevole che ti privi di questa parte variabile. Esempio: a Chalon-sur-Saône, una commerciale in una società di servizi riceve 2.000 € di fisso e commissioni variabili. Nel 2023, ha guadagnato 10.000 € di variabile nell'anno, ma solo 500 € nei tre mesi prima del suo congedo. Con la regola dei tre mesi, la sua conservazione della retribuzione sarebbe di 2.500 € mensili. Con la media annuale, sale a 2.833 €. Su 16 settimane, la differenza è di oltre 1.300 €.

Per i datori di lavoro, attenzione: se il vostro contratto collettivo non precisa il periodo di riferimento, dovete scegliere un periodo che rifletta equamente la remunerazione abituale. Il periodo di tre mesi può essere adottato se l'attività è stabile, ma se è fluttuante, rischiate una causa. Meglio prevedere nel contratto o in un accordo aziendale una regola chiara.

Per i professionisti delle risorse umane a Digoin o altrove, questa sentenza è un segnale: rivedete le vostre pratiche di calcolo delle conservazioni della retribuzione per i congedi di maternità, paternità o malattia, soprattutto se i vostri dipendenti hanno remunerazioni variabili. Un errore può costare caro in arretrati di stipendio e danni e interessi.

Quattro consigli per evitare questo tipo di contenzioso

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Informazioni legali

  • Numero: 18-12.862
  • Tribunale: Cour de cassation
  • Decisione del: 05 giugno 2019

Parole chiave

congé maternitépart variablesalaire de référenceconvention collectiveCour de cassation
Maître Cécile Zakine

Informazioni sull'autrice

Maître Cécile Zakine — Avvocata del Foro delle Alpi Marittime, Dottore in Giurisprudenza. Ogni articolo di questa rivista nasce dall'analisi di una decisione giurisprudenziale reale, commentata e contestualizzata dal team di Maître Zakine.

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