Decisione di riferimento: cc • N° 02-50.008 • 2003-05-22 • Consulta la decisione →
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La situazione
Spetta al giudice, adito in applicazione dell'articolo 35 bis dell'ordinanza del 2 novembre 1945, pronunciarsi, come custode della libertà individuale, sulle irregolarità lesive di tale libertà, invocate dallo straniero, di una misura di fermo di polizia quando precede immediatamente il suo trattenimento amministrativo. Secondo l'articolo 63-1 del Codice di procedura penale, nella sua versione risultante dalla legge del 15 giugno 2000, ogni persona posta in fermo di polizia è immediatamente informata da un ufficiale di polizia giudiziaria, o, sotto il controllo di quest'ultimo, da un agente di polizia giudiziaria, della natura dell'infrazione su cui verte l'indagine; menzione di tale avviso è riportata nel verbale e firmata dalla persona in fermo. Pertanto, viola gli articoli 7 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, 63-1 del Codice di procedura penale, nella sua versione risultante dalla legge del 15 giugno 2000, e 35 bis dell'ordinanza del 2 novembre 1945, il primo presidente che, per respingere l'eccezione di irregolarità della misura di fermo, invocata da uno straniero, e confermare la decisione che prolunga il suo trattenimento amministrativo, ritiene che risulti dal verbale di fermo che, alla vista dei gendarmi, l'interessato abbia tentato di aggirare il dispositivo messo in atto per sottrarsi al controllo, che in tale stato, la notifica del fermo di polizia che menziona che l'interessato è oggetto di tale misura a causa degli indizi che fanno presumere che abbia commesso o tentato di commettere un'infrazione si riveli sufficiente e che non sia fondato a sostenere di non essere stato sufficientemente informato dei motivi del suo fermo, mentre non risultava dal verbale di fermo che lo straniero fosse stato informato della natura dell'infrazione su cui verteva l'indagine.
Cosa dice la legge
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