Decisione di riferimento : cc • N° 72-92.079 • 1973-01-10 • Consulta la decisione →
Immaginate la scena: siete proprietari di un immobile ad Agde. Un inquilino disturba la tranquillità del vicinato, la polizia interviene, il tribunale di polizia emette una sentenza che ritenete troppo clemente. Vi chiedete: chi può contestare questa decisione? Il procuratore generale può farlo? È esattamente la questione che la Corte di cassazione ha deciso nel 1973, con una sentenza che rimane un punto di riferimento per tutti i giustiziabili.
Ogni anno, migliaia di sentenze vengono emesse dai tribunali di polizia per infrazioni che vanno dai disturbi acustici alle contravvenzioni per sosta vietata. Ma cosa succede se il pubblico ministero non è soddisfatto della decisione? Può interporre appello (contestare la sentenza dinanzi a un giudice superiore)? La risposta è sì, senza restrizioni, da questa sentenza fondamentale. Ma attenzione: le regole non sono le stesse per il procuratore della Repubblica e il procuratore generale. Decifriamolo insieme.
In questa vicenda, il procuratore generale presso la corte d'appello di Colmar aveva proposto appello contro una sentenza del tribunale di polizia di Strasburgo. La questione era se tale appello fosse ricevibile (valido) ai sensi dell'articolo 546 del codice di procedura penale. La Corte di cassazione ha risposto affermativamente, precisando che il procuratore generale può appellare tutte le sentenze emesse in materia di polizia, senza eccezioni. Una sentenza breve ma essenziale per comprendere l'estensione dei poteri della procura generale.
I fatti: una storia come tante
La vicenda inizia a Strasburgo, città dove un imputato (persona perseguita per un'infrazione) viene giudicato dal tribunale di polizia per una contravvenzione (infrazione punita con un'ammenda, come un disturbo acustico o un rumore notturno). Il 21 settembre 1971, il tribunale emette la sua sentenza. Il procuratore generale presso la corte d'appello di Colmar, ritenendo che la decisione non sia conforme alla legge o all'opportunità (ciò che ritiene giusto per l'ordine pubblico), decide di appellare.
Ma come notificare (informare ufficialmente) questo appello all'imputato? Il procuratore generale sceglie la via della « notifica »: si avvale di un ufficiale giudiziario, in questo caso un certo Y..., ufficiale giudiziario a Strasburgo, per consegnare l'atto di appello in mano propria all'imputato. Questa procedura è prevista dall'articolo 548 del codice di procedura penale, che impone che l'appello sia notificato entro dieci giorni dalla sentenza. L'imputato riceve quindi l'atto e la causa risale alla corte d'appello.
Dinanzi alla corte d'appello di Colmar, viene sollevata la questione della ricevibilità dell'appello. L'imputato contesta l'appello? La sentenza non lo dettaglia, ma si può immaginare che invochi l'irregolarità della notifica o l'assenza del diritto del procuratore generale di appellare. La corte d'appello, dopo aver esaminato i testi, conferma che l'appello è valido. L'imputato, probabilmente insoddisfatto, ricorre quindi in cassazione (chiede alla Corte di cassazione di annullare la sentenza d'appello).
La Corte di cassazione, adita, deve decidere: il procuratore generale può appellare tutte le sentenze di polizia, o solo alcune? La posta in gioco è alta: se l'appello è irricevibile, la sentenza iniziale diventa definitiva e l'imputato viene assolto o condannato in via definitiva. Ma l'Alta Corte conferma la posizione della corte d'appello, basandosi sull'articolo 546 ultimo comma del codice di procedura penale, che dispone che « il procuratore generale può appellare tutte le sentenze emesse in materia di polizia ». Una sentenza che sembra ovvia, ma che merita di essere approfondita.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di cassazione, nella sua sentenza del 10 gennaio 1973, procede a un'interpretazione letterale dell'articolo 546 del codice di procedura penale. Questo testo, nel suo ultimo comma, indica che il procuratore generale può appellare tutte le sentenze emesse in materia di polizia. La parola « tutte » è essenziale: significa che non è posta alcuna restrizione, che la sentenza sia favorevole o sfavorevole al pubblico ministero, che l'infrazione sia minore o più grave. In materia di polizia, che riguarda le contravvenzioni (le infrazioni meno gravi, come le multe per eccesso di velocità o i disturbi), il procuratore generale ha un diritto di appello generale e assoluto.
Ma perché il legislatore ha concesso un tale potere al procuratore generale? Perché il procuratore generale è il capo della procura presso la corte d'appello. Vigila sull'applicazione uniforme della legge su tutto il suo circondario (la zona geografica della corte d'appello). Se un tribunale di polizia emette una decisione contraria alla legge o alla politica penale (le priorità di perseguimento), il procuratore generale può contestarla per ristabilire la corretta applicazione del diritto. È una garanzia per l'ordine pubblico.
In questa vicenda, la Corte di cassazione valida anche la procedura di notifica utilizzata. L'articolo 548 del codice di procedura penale richiede che l'appello sia notificato entro dieci giorni dalla sentenza. Qui, la notifica è stata effettuata da un ufficiale giudiziario all'imputato, il che è conforme. La Corte non rileva alcuna irregolarità e conferma la ricevibilità dell'appello. Così, il ragionamento dei giudici è semplice: il testo è chiaro, la procedura è stata rispettata, quindi l'appello è valido. Nessun revirement giurisprudenziale qui, ma una conferma di un principio già stabilito.
Cosa cambia per voi — concretamente
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