Decisione di riferimento : cc • N° 75-93.289 • 1976-10-19 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete al volante, arrivate a un incrocio a Saint-Germain-en-Laye, un segnale di stop si erge davanti a voi. Ma una siepe mal potata, una curva stretta o un veicolo parcheggiato vi impedisce di vedere se un'auto arriva sulla strada con diritto di precedenza. Cosa fate? Avanzate prudentemente, anche a costo di superare la linea di arresto? È proprio ciò che è accaduto in una vicenda giudicata dalla Corte di Cassazione nel 1976, il cui principio rimane attuale.
Per molti conducenti, la tentazione è grande di considerare che l'ostacolo visivo scusi l'infrazione. «Non potevo vedere, quindi non potevo rispettare lo stop alla lettera», si pensa. Tuttavia, la più alta giurisdizione francese ha stabilito: la difficoltà di rispettare la legge non vi esonera. In altre parole, anche se la visibilità è scarsa, dovete effettuare un arresto completo e immettervi solo dopo esservi assicurati che la strada sia libera.
Questa decisione, resa quasi 50 anni fa, continua a fare giurisprudenza. Si inserisce in una logica di responsabilizzazione dei conducenti, dove gli imprevisti della strada non possono giustificare una violazione delle norme di sicurezza. Una lezione che vale per tutti, siate automobilisti esperti o giovani conducenti di passaggio a Viroflay.
I fatti: una storia come ne capitano ogni giorno
Il Sig. X, proprietario a Saint-Germain-en-Laye, guida tranquillamente una mattina d'inverno. Si avvicina a un incrocio segnalato da uno stop. Ma la conformazione del luogo — una curva stretta e una vegetazione fitta — riduce considerevolmente la visibilità sulla strada con diritto di precedenza. Per vedere se arriva un veicolo, deve sporgere il cofano oltre il segnale, invadendo la carreggiata. È esattamente ciò che fa: si ferma, poi avanza lentamente. In quel momento, un'auto arriva sulla strada con diritto di precedenza, urtandolo a bassa velocità. Bilancio: danni materiali e lievi ferite.
L'assicuratore dell'auto con diritto di precedenza rifiuta di risarcire il Sig. X, ritenendo che non abbia rispettato lo stop. Il Sig. X contesta: secondo lui, si è fermato e ha potuto vedere l'altro veicolo solo all'ultimo momento a causa dell'ostacolo visivo. Ritiene che la colpa sia del comune, che non ha mantenuto la segnaletica o la vegetazione. Il tribunale di grande istanza di Versailles, adito in primo grado, dà ragione al Sig. X, ritenendo che la conformazione del luogo rendesse impossibile il rispetto rigoroso dello stop. Ma la corte d'appello di Versailles riforma questa sentenza: ritiene che il Sig. X abbia commesso una colpa immettendosi senza avere una visibilità sufficiente, e lo dichiara unico responsabile.
Il Sig. X ricorre quindi in Cassazione. Sostiene che la conformazione del luogo lo costringeva a invadere la carreggiata e che non poteva fare altrimenti. La Corte di Cassazione, con sentenza del 19 ottobre 1976, rigetta il ricorso. Afferma che «la conformazione del luogo che rende la visibilità scarsa è solo una difficoltà di rispettare la legge che non può esonerare un conducente che arriva a un segnale di stop dall'obbligo impostogli dall'articolo 27 del Codice della strada di dare la precedenza a un'auto che circola sulla strada con diritto di precedenza». In chiaro, i giudici ritengono che il Sig. X avrebbe dovuto fermarsi prima del segnale e immettersi solo dopo essersi assicurato che la strada fosse libera, anche a costo di attendere diversi minuti o di fare retromarcia per vedere meglio.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
Il ragionamento della Corte di Cassazione si basa su una regola fondamentale del diritto della responsabilità civile: l'articolo 1240 del Codice civile (ex articolo 1382), che dispone che «qualsiasi fatto dell'uomo che cagiona ad altri un danno obbliga colui per colpa del quale è avvenuto a risarcirlo». Nel caso di specie, la colpa del Sig. X è caratterizzata dal mancato rispetto dell'obbligo di fermarsi al segnale di stop, obbligo previsto dall'articolo 27 del Codice della strada (oggi codificato negli articoli R. 415-6 e seguenti).
Perché tanto rigore? Perché la sicurezza stradale esige regole severe. Se ogni conducente potesse sottrarsi allo stop con la scusa della scarsa visibilità, il codice della strada perderebbe ogni efficacia. I giudici ritengono che la difficoltà sia inerente alla guida: un conducente deve adattare la velocità e il modo di guidare alle circostanze. Se la visibilità è insufficiente, deve fermarsi prima, avanzare a passo d'uomo, o persino scendere per controllare.
Questa sentenza si inserisce in una giurisprudenza costante. Già nel 1968, la Corte di Cassazione aveva stabilito che un conducente non poteva invocare un difetto di segnaletica per giustificare un incidente. Non c'è quindi un revirement, ma una conferma: i giudici non tollerano eccezioni. Gli argomenti del Sig. X — conformazione del luogo, assenza di colpa da parte sua — sono sistematicamente respinti. L'unica questione che conta è: ha rispettato la regola? No, quindi è responsabile.
Notiamo che la sentenza non si pronuncia sull'eventuale responsabilità del comune per difetto di manutenzione della strada. In diritto, il conducente resta tenuto a rispettare la segnaletica anche se questa è mal posizionata o se la visibilità è ridotta. Può sembrare ingiusto, ma è la logica della responsabilità individuale: ciascuno deve prendere le misure necessarie per non causare danni, quali che siano le difficoltà.
Cosa cambia per voi — concretamente
Questa decisione ha implicazioni dirette per tutti i conducenti, ma anche per i proprietari, locatari o gestori di immobili situati

