Decisione di riferimento: cc • N° 17-17.678 • 2018-05-31 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari a Mimizan, nelle Landes. Avete appena ricevuto per donazione un appezzamento agricolo dai vostri genitori. Vi insediate, arate, seminate. E poi un giorno ricevete una lettera dalla Direction départementale des territoires et de la mer (DDTM): state esercitando senza autorizzazione. Com'è possibile? Eppure è la vostra terra di famiglia! È esattamente la questione che la Corte di Cassazione ha deciso con una sentenza del 31 maggio 2018 (n. 17-17.678). E la risposta non è quella che ci si aspetta.
Ma cosa cambia esattamente per voi, proprietari, affittuari o professionisti immobiliari? In parole povere, questa sentenza ricorda che il controllo delle strutture agricole — il dispositivo che regola le aziende agricole — si applica anche in ambito familiare. E impone una cronologia rigorosa: l'autorizzazione amministrativa deve essere ottenuta prima di iniziare a coltivare. In altre parole, la donazione non vi esonera dal passare attraverso la fase autorizzativa.
Quello che pochi sanno è che questa decisione si basa su un decreto del 2015, ma è stata emessa in un momento cruciale: il vecchio schema direttivo dipartimentale delle strutture agricole era ancora in vigore, il nuovo schema regionale (SDRES) non era ancora entrato in vigore. La Corte ha quindi applicato le regole dipartimentali, quelle che vi riguardano a livello locale. Allora, concretamente, cosa fare se vi trovate in questa situazione a Saint-Paul-lès-Dax o altrove? Analisi.
I fatti: una storia che capita ogni giorno
Il Sig. X è un agricoltore insediato a Mimizan. Riceve per donazione un appezzamento di terra dai suoi genitori, che già coltivano una fattoria vicina. Forte di questo legame familiare, inizia a lavorare la terra, a piantare mais, senza chiedere un'autorizzazione preliminare alla DDTM. Per lui è ovvio: è la terra di famiglia, non c'è un cambio di proprietario problematico. Ma l'amministrazione non è dello stesso avviso. Gli notifica una decisione di rifiuto di esercizio e gli ordina di cessare ogni attività. Il Sig. X contesta la decisione dinanzi al tribunale amministrativo, poi alla corte amministrativa d'appello e infine alla Corte di Cassazione.
Il cuore della controversia? L'articolo 4 del decreto n. 2015-713 del 22 giugno 2015, che rinvia agli schemi direttori delle strutture agricole dipartimentali fino a quando lo schema regionale non sarà in vigore. Nelle Landes, lo schema dipartimentale prevede che qualsiasi messa in valore di un bene agricolo ricevuto per donazione sia soggetta ad autorizzazione preliminare, indipendentemente dal grado di parentela. Il Sig. X sostiene che la donazione familiare dovrebbe beneficiare di un'esenzione, poiché non crea un nuovo controllo delle strutture (regolamentazione delle aziende agricole). Ma la Corte di Cassazione respinge il suo argomento: la legge è chiara, l'autorizzazione deve essere richiesta prima di mettere in valore i beni, anche se ricevuti dai propri genitori.
L'iter giudiziario è durato diversi anni. Dapprima respinto in primo grado, il Sig. X ottiene ragione in appello, ma la Corte di Cassazione annulla la sentenza d'appello. Colpo di scena: la causa viene rinviata a un'altra corte d'appello, che dovrà applicare la regola rigorosa. In definitiva, il Sig. X ha perso il diritto di esercitare senza autorizzazione e ha dovuto cessare l'attività in attesa di un'eventuale regolarizzazione. Una situazione difficile per un agricoltore che contava su questa terra per vivere.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione si basa sull'articolo 4 del decreto n. 2015-713 del 22 giugno 2015. Questo testo prevede che, fino all'entrata in vigore dello schema direttore regionale delle aziende agricole (SDRES), il controllo delle strutture si applica secondo le modalità, le soglie e i criteri definiti dallo schema direttore dipartimentale. In parole povere, fino a quando il nuovo schema regionale non sarà pubblicato, si applicano le regole del dipartimento. E nelle Landes, lo schema dipartimentale impone un'autorizzazione per qualsiasi messa in valore di un bene ricevuto per donazione, locazione, vendita o successione.
Il ragionamento dei giudici è il seguente: l'autorizzazione deve essere preliminare alla messa in valore. Non importa se il bene è familiare o meno. La donazione non è un'esenzione: è menzionata all'articolo L. 331-2 del Codice rurale (codice che regola l'agricoltura) come uno dei casi in cui l'autorizzazione è necessaria. La Corte respinge quindi l'argomento del Sig. X secondo cui la donazione familiare sfuggirebbe al controllo. Conferma che l'obiettivo del legislatore è evitare il frazionamento delle aziende e favorire l'insediamento di giovani agricoltori, ma nel rispetto delle regole.
In altre parole, la Corte ha interpretato rigorosamente il testo: nessuna dispensa per le donazioni. È una conferma della giurisprudenza precedente, non un cambiamento di rotta. Ma chiarisce un punto importante: il momento in cui l'autorizzazione deve essere richiesta. Molti pensano di poter iniziare a coltivare e chiedere l'autorizzazione successivamente. La Corte dice no: l'autorizzazione è necessaria prima della messa in valore. Nella mia pratica,

