Decisione di riferimento: cc • N° 13-22.357 • 2014-09-24 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari di un terreno commerciale a Parentis-en-Born. Firmate un bail à construction con un promotore. Quest'ultimo vi costruisce un supermercato. Tutto bene. Ma un giorno, il promotore vuole rivendere il suo diritto al contratto a un concorrente. Voi, in qualità di locatore, desideravate mantenere un diritto di controllo: la clausola del contratto prevede che ogni cessione debba essere sottoposta al vostro gradimento. Tuttavia, la Corte di Cassazione, con una sentenza del 24 settembre 2014, ha stabilito che tale clausola è nulla. Perché? Perché il bail à construction conferisce al conduttore un diritto reale immobiliare (un diritto sulla cosa, come la proprietà), e qualsiasi restrizione a tale diritto è vietata. Una decisione che sconvolge le prassi e obbliga a ripensare i vostri contratti.
I fatti: una storia che capita ogni giorno
La società civile immobiliare (SCI) del Centre commercial de Stains aveva stipulato un bail à construction con la società Immobilière Carrefour. Il contratto riguardava un terreno destinato ad accogliere un centro commerciale. Il contratto conteneva una clausola tipica: qualsiasi cessione del contratto da parte del conduttore doveva essere sottoposta al gradimento del locatore, la SCI. In altre parole, il conduttore non poteva vendere il suo diritto al contratto senza l'accordo del proprietario del terreno.
Un giorno, la SCI del Centre commercial de Stains ha ceduto il suo contratto a un terzo, senza chiedere l'autorizzazione della società Immobilière Carrefour. Quest'ultima ha quindi citato in giudizio la SCI, chiedendo la nullità della cessione e la risoluzione (annullamento) del bail à construction. La corte d'appello ha dato ragione alla società Immobilière Carrefour: ha stabilito che la clausola di gradimento era valida e che la cessione senza autorizzazione era quindi irregolare. Ma la SCI ha proposto ricorso in cassazione.
La questione è stata quindi portata davanti alla più alta giurisdizione giudiziaria francese: la Corte di Cassazione. Il dibattito verteva sulla validità della clausola di gradimento in un bail à construction. La domanda era semplice: un locatore può imporre il proprio accordo affinché il conduttore ceda il contratto? La risposta, come vedremo, è no.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione ha cassato (annullato) la sentenza della corte d'appello. Ha ritenuto che il bail à construction conferisce al conduttore un diritto reale immobiliare. Cosa significa? In diritto, un diritto reale è un diritto che riguarda direttamente una cosa (qui, il terreno e le costruzioni), in contrapposizione a un diritto personale che dà solo un credito verso una persona. In un bail à construction, il conduttore diventa proprietario delle costruzioni che realizza durante la durata del contratto. Dispone quindi di un diritto di proprietà temporaneo sul bene. Tale diritto è cedibile, cioè può essere venduto.
La Corte ricorda che qualsiasi clausola che restringe questo diritto di cedere è nulla, poiché lede la sostanza stessa del diritto reale. In breve, una clausola di gradimento (che subordina la cessione all'accordo del locatore) è una restrizione illecita. La corte d'appello aveva quindi applicato male la legge convalidando tale clausola.
Attenzione però: questa nullità riguarda solo i baux à construction. Per i baux commerciaux classici (regolati dallo statuto dei baux commerciaux), la clausola di gradimento è in linea di principio valida. Ciò che pochi sanno è che la differenza risiede nella natura del diritto: il bail à construction è un diritto reale, mentre il bail commercial è un diritto personale (anche se ha aspetti reali).
I giudici si basano sull'articolo 544 del Codice civile (definizione del diritto di proprietà) e sulla natura giuridica del bail à construction definita dalla legge del 16 dicembre 1964 relativa ai baux à construction. Tale legge dispone che il conduttore ha un diritto reale immobiliare. La Corte ne deduce che le restrizioni a tale diritto possono essere solo quelle previste dalla legge stessa, e non dalle parti.
Nella mia pratica, ho incontrato casi in cui locatori, a Dax o altrove, inserivano questo tipo di clausola per mantenere il controllo sul loro fondo. Questa decisione li priva di tale leva. Ma protegge il conduttore, che può liberamente cedere il suo diritto, favorendo così la circolazione dei beni e l'investimento.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per i proprietari locatori: non potete più esigere il vostro accordo affinché il conduttore ceda il suo bail à construction. Se avete già una tale clausola nel vostro contratto, essa è nulla e inefficace. Dovete quindi sopprimerla o ignorarla. Esempio concreto: a Dax, un terreno di 2.000 m² affittato tramite un bail à construction a un supermercato. Il conduttore vuole cedere il suo contratto a un'altra insegna. Non potete opporvi. Il vostro unico rimedio: verificare che il cessionario sia solvibile e rispetti gli obblighi del contratto (come il pagamento del canone).
Per i conduttori (locatari costruttori): avete piena libertà di cedere il vostro diritto. Ma attenzione: rimanete vincolati agli obblighi del contratto fino alla cessione, salvo che il locatore vi liberi. Dovete anche notificare la cessione al locatore. Inoltre, se il contratto prevede una clausola di solidarietà (il cedente resta obbligato in solido con il cessionario), essa rimane valida. Verificate sempre il vostro contratto.
Per gli investitori: questa decisione rende i baux à construction più attraenti perché il diritto può essere ceduto liberamente. Ma attenzione alla solvibilità del conduttore originario e alla durata residua del contratto.
In sintesi, la sentenza del 24 settembre 2014 è una pietra miliare. Essa riafferma la natura di diritto reale del bail à construction e vieta qualsiasi clausola che ne limiti la cedibilità. Se siete coinvolti in un bail à construction, fate verificare il vostro contratto da un avvocato specializzato in diritto immobiliare. A Dax o altrove, le conseguenze possono essere significative.

