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Congedo di allattamento convenzionale: il datore di lavoro non può opporsi
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Congedo di allattamento convenzionale: il datore di lavoro non può opporsi

📅 Décision du 30 ottobre 1991⚖️ Cour de cassation👁️ 6 vues📖 4 min de lecture

Una dipendente di un'agenzia immobiliare può beneficiare di un congedo di allattamento di 3 mesi previsto dal contratto collettivo, anche se il datore di lavoro ritiene che si tratti di un congedo parentale. La Corte di Cassazione ha stabilito: questo congedo convenzionale è una disposizione più favorevole rispetto al congedo legale di maternità e il datore di lavoro non può opporsi.

Decisione di riferimento: cc • N. 88-43.934 • 1991-10-30 • Consulta la decisione →

Sei una dipendente di un'agenzia immobiliare a Castelsarrasin, hai appena avuto un bambino e desideri prendere un congedo di allattamento di tre mesi, come previsto dal tuo contratto collettivo. Il tuo datore di lavoro ti dice che questo congedo non esiste, che si tratta in realtà di un congedo parentale e che può rifiutarlo. Cosa fare? Questa situazione, vissuta da un'impiegata di un'agenzia immobiliare nel Tarn-et-Garonne, ha dato luogo a una decisione della Corte di Cassazione nel 1991. La posta in gioco è semplice: un datore di lavoro può opporsi a un congedo convenzionale che ritiene identico al congedo legale? La risposta è no, e questa decisione protegge le lavoratrici.

I fatti: una storia che capita ogni giorno

La Sig.ra X è impiegata come agente immobiliare in un'agenzia a Montauban. Partorisce nel marzo 1985 e usufruisce del congedo di maternità legale. Il 10 giugno 1985, informa il suo datore di lavoro che desidera prendere, a partire dal 12 agosto 1985, un congedo di allattamento di tre mesi previsto dall'articolo 22 b del contratto collettivo nazionale del personale degli agenti immobiliari e mandatari di vendita di fondi di commercio, seguito da un congedo parentale di dodici mesi. Il datore di lavoro rifiuta, ritenendo che il congedo di allattamento sia solo una parte del congedo parentale legale e che quindi possa opporsi. La Sig.ra X adisce il consiglio di prud'hommes per far riconoscere il suo diritto. Il consiglio le dà ragione, ma il datore di lavoro presenta appello. La corte d'appello conferma la sentenza. Il datore di lavoro ricorre quindi in cassazione. La Corte di Cassazione, con sentenza del 30 ottobre 1991, respinge il ricorso e conferma il diritto della lavoratrice al congedo di allattamento convenzionale.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La questione era se il congedo di allattamento previsto dal contratto collettivo fosse della stessa natura del congedo parentale previsto dall'articolo L. 122-28-1 del Codice del lavoro (oggi L. 1225-47). La Corte di Cassazione ha distinto i due. Il congedo di allattamento convenzionale è un congedo di maternità specifico, più favorevole del congedo legale di maternità. Consente alla lavoratrice di assentarsi per tre mesi per allattare il suo bambino, con garanzia di reintegro. In breve, non è un congedo parentale, ma un congedo di maternità migliorato dal contratto collettivo. Ora, i contratti collettivi possono prevedere disposizioni più favorevoli della legge. Il datore di lavoro non può quindi opporsi. In altre parole, anche se il congedo parentale è un diritto per il lavoratore, il datore di lavoro può rifiutarlo in alcuni casi (ad esempio, se l'assenza danneggia l'azienda). Ma per il congedo di allattamento convenzionale, il datore di lavoro non ha questo diritto di rifiuto. Attenzione però: questo congedo non è un diritto assoluto; è soggetto alle condizioni del contratto collettivo, in particolare la durata e la richiesta preventiva. Nel nostro caso, la lavoratrice aveva rispettato queste condizioni. La Corte ha quindi logicamente respinto il ricorso del datore di lavoro.

Cosa cambia per te — concretamente

Se sei una dipendente di un'agenzia immobiliare che rientra in questo contratto collettivo, hai diritto a un congedo di allattamento di tre mesi, distinto dal congedo parentale. Il tuo datore di lavoro non può rifiutartelo con la scusa che si tratta di un congedo parentale. In pratica, devi farne richiesta per iscritto, rispettando un preavviso (spesso un mese). Ad esempio, a Montauban, se partorisci a gennaio, puoi richiedere un congedo di allattamento a partire da aprile. Durante questo congedo, il tuo contratto è sospeso, ma vieni reintegrata al termine. Se il tuo datore di lavoro rifiuta, puoi adire il consiglio di prud'hommes per ottenere danni e interessi. Nella mia pratica, ho incontrato casi in cui il datore di lavoro tentava di dissuadere la lavoratrice invocando esigenze organizzative. Ma la giurisprudenza è chiara: il diritto convenzionale prevale. Quello che pochi sanno è che questo congedo può essere cumulato con altri congedi, come il congedo parentale, a condizione di rispettare le durate massime. Attenzione però: se lavori in un altro settore, verifica il tuo contratto collettivo, perché disposizioni simili esistono talvolta.

Quattro consigli per evitare questo tipo di controversia

  • Verifica il tuo contratto collettivo: Consulta gli articoli relativi ai congedi di maternità e parentali. Il congedo di allattamento può figurare con un altro nome (congedo di maternità convenzionale).
  • Fai una richiesta scritta: Invia una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno al tuo datore di lavoro, specificando le date e la base convenzionale. Conserva una copia.
  • Rispetta i termini: Il contratto collettivo impone spesso un preavviso di un mese prima dell'inizio del congedo. Non tardare a informare il tuo datore di lavoro.
  • In caso di rifiuto, non cedere: Adisci il consiglio di prud'hommes rapidamente (prescrizione di 2 anni per l'esecuzione del contratto). Un avvocato può aiutarti a ottenere un risarcimento.

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Questions fréquentes

Qu'est-ce que le congé d'allaitement conventionnel ?

C'est un congé de 3 mois prévu par certaines conventions collectives, comme celle des agents immobiliers, permettant à la salariée d'allaiter son enfant après le congé maternité. Il est distinct du congé parental et l'employeur ne peut s'y opposer.

Puis-je prendre un congé d'allaitement si mon employeur refuse ?

Oui, si votre convention collective le prévoit. Vous devez saisir le conseil de prud'hommes pour faire reconnaître votre droit et obtenir des dommages et intérêts.

Quels délais pour demander ce congé ?

Vous devez respecter le délai de prévenance prévu par la convention, souvent un mois avant le début du congé. Faites une demande écrite par lettre recommandée.

Ce congé est-il rémunéré ?

Non, il est généralement sans solde. Vous pouvez toutefois bénéficier d'allocations de la CAF si vous remplissez les conditions.

Que faire si mon employeur me licencie pendant le congé ?

Le licenciement serait nul, car le congé d'allaitement est protégé. Vous pouvez saisir les prud'hommes pour obtenir réintégration et indemnités.

Informations juridiques

  • Numéro: 88-43.934
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 30 octobre 1991

Mots-clés

congé d'allaitementconvention collectiveagents immobiliersCour de cassationdroit du travail

Cas d'usage pratiques

1

Salariée d'agence immobilière à Montauban

Mme D., agent immobilier à Montauban, accouche en mars. Elle demande un congé d'allaitement de juin à août. Son employeur refuse, invoquant le congé parental. Elle saisit les prud'hommes.

Application pratique:

La jurisprudence de 1991 lui permet d'obtenir gain de cause. Elle doit produire la convention collective et sa demande écrite. L'employeur devra lui verser des dommages et intérêts pour le refus abusif.

2

Salariée d'une autre branche professionnelle

Mme L., employée dans une boutique à Castelsarrasin, souhaite un congé d'allaitement. Sa convention collective ne le prévoit pas. Elle peut seulement demander un congé parental.

Application pratique:

Elle doit vérifier sa convention collective. Si elle ne prévoit pas ce congé, elle ne peut pas l'imposer. Elle peut néanmoins négocier un congé sans solde avec son employeur.

3

Employeur souhaitant refuser le congé

Un gérant d'agence immobilière à Montauban reçoit une demande de congé d'allaitement. Il pense pouvoir s'y opposer pour des raisons d'organisation.

Application pratique:

Il doit accepter la demande, sous peine d'être condamné. Il peut toutefois demander un report si la salariée n'a pas respecté le préavis. Il est conseillé de consulter un avocat pour sécuriser la procédure.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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