Decisione di riferimento : cc • N° -. • 2004-06-15 • Consulta la decisione →
Immaginate: gestite un piccolo negozio a Propriano e vendete cassette vergini. Un giorno ricevete un sollecito dalla società Copie France che vi chiede il versamento della remunerazione per copia privata. Pensavate di aver ottenuto una dilazione? Cattiva notizia: secondo la Corte di Cassazione, il semplice fatto di non aver pagato integralmente e tempestivamente è sufficiente a costituire un reato penale. Questa decisione del 15 giugno 2004 fa tremare i distributori di supporti vergini e interroga i professionisti dell'audiovisivo.
Cos'è la remunerazione per copia privata? È una tassa prelevata sui supporti di registrazione (CD, DVD, chiavi USB, dischi rigidi) che consente di remunerare autori, artisti interpreti e produttori per le copie effettuate dai privati. Istituita dagli articoli L. 311-1 e seguenti del Codice della proprietà intellettuale, è dovuta sin dalla messa in circolazione dei supporti in Francia. Per alcuni commercianti, il suo pagamento può sembrare una formalità amministrativa. Ma la Corte di Cassazione ricorda che si tratta di un obbligo legale, la cui inosservanza è penalmente sanzionata.
Allora, cosa significa concretamente questa sentenza? Finite le negoziazioni di dilazioni come scudo contro le azioni legali. Se importate o vendete supporti vergini senza pagare il canone, rischiate azioni penali, e ciò indipendentemente dal vostro accordo con le società di gestione collettiva. Decifriamo insieme questa decisione e le sue implicazioni per i professionisti dell'immagine e del suono.
I fatti: una storia come tante
Nel 2001, un grossista di Porto-Vecchio importa videocassette vergini e le rivende a rivenditori locali. Come molti, non versa l'intera remunerazione per copia privata alla società Copie France (che gestisce la riscossione per i supporti audiovisivi) né alla Société pour la Rémunération de la Copie Sonore (per i supporti audio). Le società di gestione lo citano in giudizio dinanzi al tribunale penale per il reato previsto dall'articolo L. 335-4, comma 3, del Codice della proprietà intellettuale.
Dinanzi ai giudici di merito, l'imputato sostiene: «Ho ottenuto una dilazione di pagamento, quindi non ho agito intenzionalmente.» I giudici della corte d'appello di Bastia lo seguono e lo assolvono, ritenendo che l'elemento morale (l'intenzione colpevole) non sia provato. Per loro, il fatto di aver negoziato una dilazione dimostra la volontà di regolarizzare, non di frodare.
Ma la società Copie France non la pensa così. Ricorre in cassazione. La Corte di Cassazione, con la sua sentenza del 15 giugno 2004, cassa la decisione della corte d'appello. Giudica che l'elemento materiale (il mancato versamento) e l'elemento morale (l'intenzione) risultano dal solo fatto di non aver pagato la remunerazione dovuta alla scadenza. Poco importa la dilazione concessa: se il pagamento non avviene nei tempi, il reato è configurato.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
Per comprendere questa sentenza, bisogna cogliere due nozioni chiave: l'elemento materiale e l'elemento morale di un reato. L'elemento materiale è l'atto stesso: non versare la remunerazione. L'elemento morale è l'intenzione di commettere tale atto. Nella maggior parte dei reati penali, il pubblico ministero deve provare entrambi.
La corte d'appello aveva ritenuto che l'ottenimento di una dilazione di pagamento eliminasse l'intenzione colpevole. Ma la Corte di Cassazione dice il contrario: il semplice fatto di non aver pagato alla scadenza legale dimostra la volontà di non rispettare la legge. Perché? Perché la remunerazione è dovuta sin dalla messa in circolazione dei supporti. Se mettete in vendita cassette senza aver pagato la tassa, sapete di non rispettare la legge. L'intenzione è presente.
Questa decisione si basa sull'articolo L. 335-4, comma 3, del Codice della proprietà intellettuale (versione in vigore all'epoca), che punisce con 300.000 euro di multa e tre anni di reclusione il mancato versamento della remunerazione per copia privata. La Corte di Cassazione ricorda che questo reato è un'infrazione cosiddetta «materiale»: la semplice violazione dell'obbligo è sufficiente, senza che sia necessario provare una specifica intenzione fraudolenta.
Questa posizione è costante da allora. I giudici di merito non possono più rifugiarsi dietro accordi amichevoli per escludere la responsabilità penale. Una lezione da meditare per tutti i professionisti che pensano che un accordo di dilazione li metta al riparo.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per i distributori e rivenditori di supporti vergini: dovete assolutamente pagare la remunerazione per copia privata sin dalla messa in vendita dei vostri prodotti. Se ottenete una dilazione, questa deve essere rispettata alla lettera. Un semplice ritardo, anche con un accordo, può esporvi ad azioni penali. Ad esempio, un commerciante di Porto-Vecchio che vende 500 DVD vergini al mese senza pagare il canone (circa 0,50 € per DVD) rischia una multa che può raggiungere diverse migliaia di euro.
Per i produttori e artisti: questa decisione rafforza i vostri diritti. Le società di gestione collettiva (Copie France, SORECOP) possono ora agire penalmente contro i trasgressori senza dover provare una complessa intenzione fraudolenta. Un semplice mancato pagamento è sufficiente.
Per i privati: non siete direttamente interessati, ma questa tassa aumenta il prezzo dei supporti vergini. Sappiate che il suo pagamento è obbligatorio per i professionisti, e che la sua mancata osservanza è penalmente sanzionata.

