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Diffamazione in atti giudiziari: quando l'avvocato può essere perseguito?
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Diffamazione in atti giudiziari: quando l'avvocato può essere perseguito?

📅 Décision du 28 settembre 2022⚖️ Cour de cassation👁️ 9 vues📖 4 min de lecture

La Corte di Cassazione ricorda che solo i passaggi di atti difensivi estranei al giudizio possono essere sanzionati per diffamazione. Analisi di una decisione del 28 settembre 2022 che tutela la libertà di difesa degli avvocati.

Decisione di riferimento: cc • N° 20-16.139 • 2022-09-28 • Consulta la decisione →

Immaginate: siete proprietari di un appartamento a Pau, e il vostro inquilino vi cita in giudizio per lavori che ritiene non eseguiti. Nei suoi atti difensivi, il suo avvocato scrive che siete un « mercante di sonno » e che « sfruttate la miseria della gente ». Siete furiosi, volete sporgere denuncia per diffamazione. Ma potete farlo? La risposta è sfumata, e la Corte di Cassazione l'ha appena precisata il 28 settembre 2022. Questa decisione, resa in una controversia immobiliare, interessa direttamente tutti gli attori del settore: proprietari, inquilini, promotori e, naturalmente, gli avvocati. Perché delimita un confine: ciò che si dice in un procedimento giudiziario gode di una vasta immunità, salvo che esca dal quadro del processo. Spiegazioni.

Concretamente, l'articolo 41 della legge del 29 luglio 1881 prevede che i discorsi e gli scritti prodotti davanti ai tribunali non possono dar luogo a un'azione per diffamazione, a meno che non siano estranei alla causa. Dietro questo gergo giuridico si cela una regola essenziale: la libertà di difesa. Un avvocato deve poter criticare un avversario, qualificarlo come « disonesto » o « negligente », senza temere di essere trascinato davanti al tribunale penale ogni volta. Ma questa immunità ha dei limiti: se l'avvocato, nei suoi scritti, attacca la persona del suo avversario per fatti totalmente estranei alla lite, allora la diffamazione può essere configurata. È esattamente ciò che ha ricordato la Corte di Cassazione in questa vicenda.

Perché questa decisione è importante per voi, proprietario a Saint-Jean-de-Luz o promotore a Pau? Perché fissa un quadro chiaro: non potete attaccare per diffamazione un avvocato che vi tratta da « bugiardo » nell'ambito di un processo su un contratto di vendita, poiché le sue dichiarazioni sono legate al giudizio. Al contrario, se inventa fatti personali senza rapporto con il fascicolo, la porta è aperta. Ma attenzione, il confine è talvolta sottile, e i giudici valutano caso per caso. Analizziamo questa decisione.

I fatti: una storia come ne capitano ogni giorno

La vicenda inizia con una vendita immobiliare a Pau. Un promotore vende lotti in stato futuro di completamento (VEFA) ad acquirenti. Ma emergono vizi costruttivi e inadempienze. Gli acquirenti citano in giudizio il promotore e il notaio. Nei loro atti difensivi, gli avvocati degli acquirenti scrivono che il notaio « avrebbe dovuto sottoporre le vendite al regime della VEFA » e che « avrebbe dovuto consigliare la vendita sotto tale regime ». Il notaio si sente diffamato: secondo lui, queste affermazioni lasciano intendere che ha commesso un grave errore professionale. Denuncia per diffamazione gli avvocati e gli acquirenti.

Il tribunale penale di Pau è adito. Gli avvocati degli acquirenti invocano l'immunità dell'articolo 41 della legge del 1881: le loro dichiarazioni rientrano nella difesa dei loro clienti, quindi sono coperte. Il tribunale dà loro ragione e respinge la domanda del notaio. Quest'ultimo appella. La corte d'appello di Pau conferma: i passaggi incriminati sono direttamente collegati all'oggetto della lite, ossia la responsabilità del notaio nella redazione degli atti. Il notaio ricorre in cassazione.

La Corte di Cassazione, con la sua sentenza del 28 settembre 2022 (n°20-16.139), rigetta il ricorso. Ricorda che « solo se sono estranei al giudizio, i passaggi di atti difensivi possono giustificare una condanna al risarcimento a causa del loro carattere presuntamente diffamatorio ». In altre parole, purché le dichiarazioni siano in relazione con il dibattito giudiziario, sono protette. Il notaio non otterrà danni per diffamazione.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

Il cuore del ragionamento si articola in due fasi. Innanzitutto, la Corte ricorda il principio: l'articolo 41 della legge del 29 luglio 1881 dispone che « i discorsi pronunciati o gli scritti prodotti davanti ai tribunali » non possono dar luogo a un'azione per diffamazione, salvo che le dichiarazioni siano estranee alla causa. Questo testo tutela la libertà di parola degli avvocati e delle parti, indispensabile per l'esercizio della giustizia. Senza questa immunità, ogni arringa o atto difensivo scritto potrebbe essere attaccato penalmente, paralizzando i processi.

Successivamente, la Corte esamina se i passaggi incriminati siano « estranei al giudizio ». Qui, gli atti difensivi rimproveravano al notaio di non aver consigliato il regime della VEFA. Ora, la lite verteva proprio sulla natura delle vendite e sugli obblighi del notaio. Le dichiarazioni sono quindi in collegamento diretto con l'oggetto del processo. Poco importa che siano severe o inesatte: sono coperte dall'immunità. La Corte precisa che la valutazione avviene in concreto, cioè in base al contesto di ciascun giudizio. Non è un'immunità assoluta, ma un'immunità funzionale.

Questa decisione si inserisce in una giurisprudenza costante. La Corte di Cassazione vigila a non estendere la nozione di dichiarazioni « estranee alla causa ». Ad esempio, un avvocato che definisce il suo avversario « ladro » nell'ambito di una lite su un furto sarebbe coperto. Al contrario, se lo accusa di maltrattamenti sui figli nell'ambito di una lite commerciale, allora le dichiarazioni sono estranee. Il confine è quindi quello del legame con il dibattito giudiziario. Sorge una domanda: questa immunità è troppo ampia? Alcuni ritengono che permetta agli avvocati di dire tutto senza rischi. Ma la Corte di Cassazione ricorda che esistono altre vie, come l'azione disciplinare o la responsabilità civile per abuso del diritto.

Cosa cambia per voi

Questions fréquentes

Puis-je poursuivre un avocat qui m'a traité de menteur dans ses conclusions ?

Non, si les propos sont liés à l'objet du procès. L'immunité de l'article 41 de la loi du 29 juillet 1881 protège les écrits produits devant les tribunaux, sauf s'ils sont étrangers à la cause.

Que faire si l'avocat m'accuse de faits totalement étrangers au litige ?

Vous pouvez agir en diffamation, car les propos sont étrangers à la cause. Consultez un avocat rapidement, car le délai de prescription est de 3 mois à compter de la publication des conclusions.

Quel est le délai pour porter plainte pour diffamation ?

3 mois à compter de la notification ou de la publication des propos. Passé ce délai, l'action est prescrite.

Quel est le coût d'une action en diffamation ?

Entre 2 000 € et 8 000 € d'honoraires d'avocat, plus les frais de justice. En cas de perte, vous pouvez être condamné aux dépens et à des dommages-intérêts.

Existe-t-il une alternative à la diffamation ?

Oui, vous pouvez saisir le bâtonnier pour une plainte disciplinaire contre l'avocat. La procédure est gratuite et peut aboutir à un avertissement ou une suspension.

Informations juridiques

  • Numéro: 20-16.139
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 28 septembre 2022

Mots-clés

diffamationconclusions judiciairesarticle 41 loi 1881immunité avocatCour de cassation

Cas d'usage pratiques

1

Propriétaire bailleur à Pau traité de "marchand de sommeil"

Un propriétaire est assigné par son locataire pour insalubrité. Dans ses conclusions, l'avocat du locataire écrit que le propriétaire est un "marchand de sommeil" qui "exploite la misère". Le propriétaire veut porter plainte pour diffamation.

Application pratique:

Les propos sont liés à l'instance (l'insalubrité), donc immunité. Le propriétaire ne peut pas agir en diffamation. Il doit se concentrer sur la défense au fond. S'il estime que les propos sont excessifs, il peut saisir le bâtonnier pour une sanction disciplinaire.

2

Acquéreur en VEFA à Saint-Jean-de-Luz accusé de mauvaise foi

Un acquéreur refuse de payer le solde du prix en raison de malfaçons. L'avocat du vendeur écrit dans ses conclusions que l'acquéreur est de "mauvaise foi" et "abuse de son droit". L'acquéreur se sent diffamé.

Application pratique:

Les propos sont en lien avec le litige (paiement du prix), donc immunité. L'acquéreur ne peut pas poursuivre pour diffamation. Il doit contester le fond du dossier. Si l'avocat du vendeur a agi avec malveillance, une action en dommages-intérêts pour abus de droit est envisageable.

3

Notaire mis en cause pour négligence dans une vente

Un notaire est assigné par des acquéreurs pour ne pas avoir conseillé le régime de la VEFA. Dans leurs conclusions, les avocats écrivent que le notaire "aurait dû soumettre les ventes à la VEFA" et qu'il a "failli à son devoir de conseil". Le notaire porte plainte pour diffamation.

Application pratique:

Ces propos sont directement liés à l'objet du litige (la responsabilité du notaire). L'immunité s'applique. Le notaire ne peut pas obtenir de dommages-intérêts pour diffamation. Il doit se défendre sur le fond. Si les propos étaient étrangers à l'instance (ex : accusation de fraude fiscale personnelle), l'action serait possible.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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