Decisione di riferimento: cc • N° 69-90.264 • 1970-02-11 • Consulta la decisione →
Sei al volante, a Bayonne, vicino a place de la Liberté. Il semaforo diventa verde per te. Ti immetti. Improvvisamente, un'auto della polizia con sirene e lampeggianti brucia il semaforo rosso e ti investe. Chi è responsabile? Tu, perché non hai dato la precedenza a un veicolo prioritario? O lo Stato, perché il conducente ha sbagliato?
È esattamente la questione che la Corte di Cassazione ha deciso nel 1970. Una questione che, ancora oggi, fa discutere a Hendaye come a Parigi. Perché se la polizia può derogare al Codice della Strada, questa deroga non è un lasciapassare.
La sentenza dell'11 febbraio 1970 (n° 69-90.264) stabilisce un principio semplice ma esigente: i veicoli prioritari possono passare con il rosso, ma a condizione di aver rispettato le regole di prudenza. In parole povere: sirena e lampeggiante non li dispensano dal verificare che non arrivi nessuno. Decodifica completa.
I fatti: una storia come se ne vedono ogni giorno
Il 12 novembre 1966, alle 18:30, un furgone della polizia scorta un trasporto di fondi della SNCF per le strade di Bayonne. Il furgone, dotato di sirena e lampeggiante, si immette in un incrocio protetto da semafori. Il semaforo è rosso per lui. Lo brucia. Nello stesso momento, il signor X, un conducente privato, attraversa l'incrocio con il suo semaforo verde. La collisione è inevitabile. Il signor X è gravemente ferito. La sua auto è distrutta.
Il signor X cita lo Stato in giudizio per il risarcimento del danno. Sostiene che il conducente del furgone ha commesso un errore non assicurandosi che la strada fosse libera. Lo Stato si difende: il furgone era in missione urgente, annunciato da segnali sonori e luminosi, quindi autorizzato a superare il semaforo rosso. Il tribunale amministrativo di Pau dà ragione al signor X. Lo Stato presenta appello. La corte amministrativa d'appello di Bordeaux conferma. Lo Stato ricorre in Cassazione.
L'11 febbraio 1970, la Corte di Cassazione respinge il ricorso. Ritiene che il conducente del furgone, sebbene prioritario, avrebbe dovuto rallentare e assicurarsi che il signor X lo vedesse. Non facendolo, ha commesso un errore che impegna la responsabilità dello Stato.
Il ragionamento della giurisdizione — decodificato
La Corte di Cassazione si basa sull'articolo 7 del decreto del 22 ottobre 1963, che regola il significato dei semafori. Questo testo dispone che il semaforo rosso vieta il passaggio «in ogni circostanza». Ma la Corte aggiunge un'eccezione: i veicoli di polizia, annunciati da segnali sonori (sirena) e luminosi (lampeggiante), possono derogare a questo divieto se la loro missione lo richiede. Attenzione: questa deroga non è un permesso di uccidere. Il conducente deve osservare «le regole generali di prudenza».
In altre parole, la Corte opera un equilibrio tra due imperativi: da un lato, la necessità per le forze dell'ordine di compiere la loro missione rapidamente (scorta di fondi, urgenza assoluta); dall'altro, la sicurezza degli altri utenti della strada. Il conducente prioritario deve quindi, prima di bruciare un semaforo rosso, assicurarsi che nessuno stia attraversando. Se non lo fa, il suo errore impegna la responsabilità del suo datore di lavoro (lo Stato).
In questo caso, i giudici hanno rilevato che il furgone procedeva a forte velocità senza aver rallentato in prossimità dell'incrocio. Il conducente non ha verificato che il signor X, pur visibile, si sarebbe immesso. L'errore è caratterizzato. La Corte respinge quindi il ricorso dello Stato e conferma il risarcimento al signor X.
Questa decisione è una conferma della giurisprudenza precedente. Già nel 1956, la Corte di Cassazione aveva stabilito il principio di prudenza per i veicoli prioritari (sentenza Dame vedova Truphemus). La sentenza del 1970 lo riafferma con forza. Non è quindi un cambiamento di rotta, ma un utile richiamo.
Cosa cambia per te — concretamente
Se sei vittima di un incidente con un veicolo prioritario (polizia, ambulanza, pompieri), ricorda questo: la priorità non li assolve dal loro dovere di prudenza. Puoi ottenere un risarcimento se il conducente non ha preso le precauzioni necessarie. Concretamente, lo Stato (o l'ente datore di lavoro) sarà condannato a risarcirti per i tuoi danni: spese mediche, perdita di reddito, danno morale, ecc.
Esempio numerico: a Hendaye, un pedone che attraversa sulle strisce pedonali viene investito da un'auto della polizia in intervento. Il conducente aveva la sirena ma non ha rallentato. Il pedone, ferito, sostiene 15.000 € di spese mediche e 6 mesi di assenza dal lavoro. Potrà chiedere allo Stato il rimborso delle spese, un'indennità per le sofferenze e la perdita di stipendio. Cioè potenzialmente da 30.000 a 50.000 €.
Se sei conducente di un veicolo prioritario, devi raddoppiare la vigilanza. Prima di superare un semaforo rosso, rallenta, guarda, suona il clacson se necessario. Non affidarti solo ai tuoi segnali. Un incidente può costarti la carriera e impegnare la responsabilità del tuo servizio.
Se sei pedone o automobilista, sappi che non sei tenuto a dare la precedenza a un veicolo prioritario che arriva con tutti i segnali spenti. Se il veicolo non utilizza i suoi segnali, non è prioritario. In caso di incidente, la sua colpa sarà totale.
Quattro consigli per evitare questo tipo di controversia
- Per i conducenti di veicoli prioritari: Prima di superare un semaforo rosso, rallenta imperativamente e verifica che la strada sia libera. Una sirena non ferma le auto. Un semplice sguardo può evitare una tragedia.
- Per i conducenti privati: Se senti una sirena, guarda negli specchietti retrovisori e, se possibile, accosta. Ma non fare manovre brusche.

