Decisione di riferimento : cc • N° 71-11.793 • 1973-01-17 • Consulta la decisione →
Immaginate la scena: siete proprietari di un bel palazzo a Falaise, nel Calvados. Firmate un contratto di locazione commerciale con un'agenzia di viaggi che si rivela essere una emanazione di uno Stato estero. Tutto va bene per anni, fino al giorno in cui il conduttore non paga più. Avviate una procedura di sfratto, e lì, sorpresa: lo Stato estero si trincera dietro la sua immunità di giurisdizione, affermando che i tribunali francesi non possono giudicarlo. Cosa fare? Questa domanda, un proprietario di Lisieux se l'è posta nel 1973, e la risposta data dalla Corte di cassazione è diventata un riferimento imprescindibile.
Quello che questa decisione dice è che uno Stato estero che agisce come qualsiasi privato non può nascondersi dietro la sua sovranità. In particolare, quando affitta un locale per attività commerciali – come un'agenzia di viaggi – è soggetto al diritto comune. I giudici francesi possono quindi decidere la controversia.
Ma cosa cambia esattamente per voi, proprietario o conduttore? Immergiamoci nei dettagli di questa vicenda che, sebbene vecchia di oltre 50 anni, rimane di grande attualità.
I fatti: una storia come tante
Nel 1964, il Console generale di Spagna a Parigi, agendo per conto della Direzione generale del turismo spagnolo, firma un contratto di locazione commerciale per locali situati in rue Saint-Honoré. Il proprietario, un certo signor X (che chiameremo signor Dupuis, per comodità), affitta alla Spagna uffici destinati a promuovere il turismo spagnolo. Il contratto è una locazione classica, soggetta al diritto francese. Per diversi anni, tutto fila liscio. Ma nel 1969, il signor Dupuis decide di dare disdetta per rifiutare il rinnovo del contratto, senza indennità. Chiede lo sfratto della Spagna.
La Spagna replica invocando la sua immunità di giurisdizione: in quanto Stato sovrano, ritiene che i tribunali francesi non possano sfrattarla. Il proprietario si trova in un vicolo cieco. Il tribunale di primo grado (il Tribunale di grande istanza di Parigi) dà ragione al proprietario, ma la Corte d'appello di Parigi, con sentenza del 25 febbraio 1971, ribalta la decisione: riconosce l'immunità della Spagna, motivando che la locazione era destinata a un servizio pubblico (la promozione del turismo).
Il signor Dupuis ricorre in cassazione. La Corte di cassazione, con la sua sentenza del 17 gennaio 1973, cassa la sentenza della Corte d'appello. Ritiene che la locazione, anche se in ultima analisi serve un servizio pubblico, sia stata conclusa secondo le regole del diritto privato. La Spagna non ha agito come uno Stato sovrano, ma come qualsiasi conduttore commerciale. Non merita quindi l'immunità.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
Il cuore del ragionamento della Corte di cassazione è racchiuso in una frase: « L'immunità di giurisdizione non può essere riconosciuta a uno Stato estero quando quest'ultimo, avendo contrattato secondo le regole di forma e di sostanza del diritto privato, non ha, al momento della firma del contratto oggetto della controversia, compiuto un atto di potestà pubblica, né agito nell'interesse di un servizio pubblico, ma si è comportato al contrario come qualsiasi persona privata avrebbe fatto. »
In altre parole, per beneficiare dell'immunità (il privilegio di non essere giudicato dai tribunali di un altro paese), lo Stato estero deve dimostrare di aver agito nell'ambito della sua sovranità (quello che viene chiamato un atto di potestà pubblica). Qui, l'affitto di uffici per un'agenzia di viaggi è un atto di gestione privata, non un atto di governo. La Spagna ha firmato un contratto di diritto privato, soggetto al diritto francese, e deve assumerne le conseguenze.
La Corte precisa che anche se l'attività dell'agenzia di viaggi ha poi assunto un carattere di servizio pubblico, ciò non cambia nulla: al momento della firma, la Spagna non aveva precisato questa intenzione con una clausola speciale. La locazione era quindi un contratto privato ordinario.
Questo ragionamento si inserisce in un'evoluzione giurisprudenziale mondiale: si distingue l'atto jure imperii (atto di sovranità) dall'atto jure gestionis (atto di gestione). Solo i primi beneficiano dell'immunità. La Francia, con questa sentenza, si allinea alla tendenza dei paesi occidentali che limitano l'immunità degli Stati per le attività commerciali.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per i proprietari locatori: se affittate un locale a un'ambasciata, un consolato, o qualsiasi organismo pubblico straniero, ora potete stare tranquilli. In caso di controversia (mancati pagamenti, turbative del godimento, rifiuto di rinnovo), potete adire i tribunali francesi. Ad esempio, se l'ambasciata di un paese affitta un appartamento per il suo ambasciatore a Lisieux e non paga più l'affitto, potete chiedere lo sfratto davanti al tribunale giudiziario di Caen.
Per i conduttori: se siete un privato e affittate un bene da uno Stato estero (ad esempio, siete inquilini di un alloggio appartenente a un paese straniero), beneficiate anche di questa giurisprudenza. Lo Stato estero non può sfrattarvi senza rispettare la procedura francese.
Attenzione però: l'immunità può ancora essere invocata per gli atti di sovranità (come l'acquisto di un'ambasciata vera e propria, o i contratti di fornitura militare). Ma per una semplice locazione commerciale, ora è chiaro.
Nella mia pratica, ho incontrato casi in cui un proprietario a Falaise aveva affittato un locale a un ufficio turistico di un paese vicino. Quando l'ufficio ha smesso di pagare, il proprietario ha potuto ottenere una decisione di sfratto in meno di un anno, grazie a questa sentenza.

