Decisione di riferimento : cc • N° 07-21.961 • 2009-03-11 • Consulta la decisione →
Immaginate la scena : a Villefranche-sur-Mer, un proprietario affitta un appartamento a un locatario di nazionalità straniera. Quest'ultimo, desideroso di regolarizzare la sua situazione, si reca spontaneamente in prefettura delle Alpi Marittime per ottenere una ricevuta di carta di soggiorno. Sul posto, viene interpellato dalle forze dell'ordine a causa di un decreto di espulsione di cui era destinatario. Il proprietario, preoccupato, si chiede : questa interpellazione è legale ? Si può considerare che la prefettura abbia teso una trappola al mio locatario ?
La domanda che si pone ogni proprietario o locatore confrontato con un locatario in situazione irregolare è semplice : fino a dove può spingersi l'amministrazione per controllare il soggiorno degli stranieri ? È leale interpellare qualcuno che si presenta in buona fede per regolarizzare la sua situazione ?
La Corte di cassazione, con una sentenza dell'11 marzo 2009 (n° 07-21.961), risponde chiaramente : sì, una tale interpellazione è leale. In altre parole, il fatto che uno straniero si rechi volontariamente in prefettura non lo protegge da un controllo, anche se è venuto nella speranza di ottenere un titolo di soggiorno. Questa decisione ha implicazioni concrete per i proprietari, i locatari e i professionisti dell'immobiliare, in particolare nel sud della Francia dove la questione del soggiorno irregolare è frequente.
I fatti : una storia come ne capitano ogni giorno
Il signor X, uno straniero residente a Beausoleil, era stato condannato per aggressione sessuale su minore di 15 anni da persona avente autorità. A seguito di questa condanna, era stato emesso un decreto ministeriale di espulsione nei suoi confronti. Nonostante questo decreto, il signor X si presenta spontaneamente in prefettura per chiedere una nuova ricevuta di carta di soggiorno, ignorando forse che la sua richiesta era destinata al fallimento.
Sul posto, i servizi prefettizi, constatando che era destinatario di un decreto di espulsione, allertano le forze dell'ordine. Il signor X viene quindi interpellato per soggiorno irregolare. Egli contesta questa interpellazione, ritenendola sleale : secondo lui, la prefettura avrebbe dovuto informarlo dell'esistenza del decreto di espulsione prima di farlo interpellare, o almeno non approfittare della sua presenza volontaria per controllarlo.
La questione viene portata davanti ai tribunali. La domanda centrale è se l'interpellazione nei locali della prefettura, mentre lo straniero vi si è recato di sua spontanea volontà per una pratica amministrativa, costituisca un procedimento sleale. In altre parole, si può rimproverare all'amministrazione di aver « teso una trappola » al signor X ?
Il ragionamento della giurisdizione — decodificato
La Corte di cassazione, nella sua sentenza dell'11 marzo 2009, respinge il ricorso del signor X e convalida l'interpellazione. Per comprendere questo ragionamento, bisogna innanzitutto ricordare il fondamento giuridico : l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo protegge il diritto al rispetto della vita privata, ma anche l'articolo 1 del protocollo n° 7 che garantisce garanzie procedurali in caso di espulsione. Tuttavia, la Corte si basa soprattutto sul principio di lealtà della prova, che deriva dall'articolo 6 della stessa Convenzione.
In chiaro, la questione era : l'amministrazione ha agito in malafede aspettando il signor X in prefettura per interpellarlo ? La Corte risponde negativamente. Essa ritiene che il fatto di recarsi spontaneamente in prefettura non crei un'immunità di fatto. L'amministrazione può « trarre vantaggio dalla presenza prevedibile » di uno straniero destinatario di un decreto di espulsione, purché tale presenza risulti da un'iniziativa personale e non da una manovra delle autorità.
Attenzione tuttavia : la Corte precisa implicitamente che se l'amministrazione avesse convocato il signor X con un falso pretesto per interpellarlo, la situazione avrebbe potuto essere diversa. Ma nel caso di specie, il signor X è venuto da solo. La prefettura non ha provocato la sua venuta. Quello che pochi sanno è che i giudici distinguono la « provocazione » (vietata) dal « semplice utilizzo di un'opportunità » (autorizzata). Qui si tratta della seconda ipotesi.
Nella mia pratica, ho incontrato fascicoli in cui degli stranieri si lamentavano di essere stati interpellati mentre venivano a depositare una richiesta di titolo. Questa decisione conferma che, salvo inganno o artificio dell'amministrazione, l'interpellazione è regolare. I giudici considerano che la prefettura non abbia l'obbligo di informare lo straniero dell'esistenza di un decreto di espulsione prima di procedere alla sua interpellazione. Così, la lealtà è salva.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per i proprietari locatori : se affittate a un locatario straniero, dovete sapere che questi può essere interpellato in prefettura anche se vi si reca in buona fede. Ciò può comportare una procedura di allontanamento, e quindi la perdita del vostro locatario. Dovete quindi gestire la fine del contratto di locazione e gli eventuali morosi. Ad esempio, a Beausoleil, un proprietario ha dovuto attendere 6 mesi prima di recuperare il suo alloggio dopo l'espulsione del suo locatario, poiché la procedura amministrativa ha richiesto tempo.
Per i locatari : se siete in situazione irregolare, sappiate che non siete al riparo da un controllo in prefettura. È consigliabile farsi assistere da un avvocato prima di recarvisi, soprattutto se siete destinatari di una misura di allontanamento. La giurisprudenza è chiara : la vostra presenza volontaria non vi protegge.
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