Decisione di riferimento : cc • N° 04-15.760 • 2006-05-03 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete a Évron, avete appena rilevato un'impresa in difficoltà tramite un piano di cessione. Il tribunale ha convalidato il rilevo, ma un contratto chiave (ad esempio un leasing) è stato escluso dal perimetro. Chiedete al giudice di modificare il piano per includerlo. Rifiuto. Potete appellare? Fino a questa sentenza della Corte di Cassazione del 3 maggio 2006, la risposta era incerta. Alcuni tribunali ritenevano che solo il pubblico ministero (la procura) potesse appellare le decisioni relative al piano di cessione. Ma allora il cessionario, pur essendo parte interessata, si trovava senza un ricorso efficace. Questa decisione pone fine all'incertezza: il cessionario può interporre appello contro una sentenza che respinge la sua richiesta di modifica del piano, salvo che la legge lo vieti espressamente. E non costituisce un eccesso di potere (un abuso di diritto) da parte della corte d'appello dichiarare tale appello ricevibile. Approfondiamo i dettagli.
I fatti: una storia come tante
La vicenda inizia con una società in difficoltà, posta in redressement judiciaire (procedura concorsuale volta a salvare l'impresa). Un piano di cessione (vendita di tutto o parte dell'impresa a un cessionario) è stato approvato dal tribunale di commercio. Il cessionario, la società Bail Acte, rileva alcuni beni. Ma presto si rende conto che alcuni contratti di leasing (locazione con opzione di acquisto) stipulati con GE Capital e la Banque Populaire Lorraine Champagne (ex Lorequip Bail) sono stati esclusi dal perimetro della cessione. Per lei, questi contratti sono essenziali per la prosecuzione dell'attività. Si rivolge quindi al tribunale per chiedere una modifica del piano di cessione, al fine di includere tali contratti. Il tribunale respinge la sua richiesta. Insoddisfatta, Bail Acte propone appello. La corte d'appello dichiara l'appello ricevibile e, soprattutto, modifica il piano includendo i contratti controversi. Il pubblico ministero (la procura) ricorre in cassazione: sostiene che la sentenza della corte d'appello costituisce un eccesso di potere, perché secondo lui solo le sentenze emesse su appello contro le decisioni che approvano, respingono o modificano il piano di cessione sono suscettibili di ricorso in cassazione da parte del pubblico ministero, e che il cessionario non aveva diritto di appello. La Corte di Cassazione deve decidere.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione, con la sua sentenza del 3 maggio 2006, respinge il ricorso del pubblico ministero. Si basa sull'articolo L. 621-69 del codice di commercio (nel testo anteriore alla legge di salvaguardia del 26 luglio 2005), che attribuisce alla corte d'appello il potere di modificare il piano di cessione. Ma soprattutto, interpreta restrittivamente la norma che limita i ricorsi. Tale norma, derivante dall'articolo L. 623-6 dello stesso codice, dispone che le sentenze emesse su appello contro le decisioni che approvano, respingono o modificano il piano sono suscettibili di ricorso in cassazione solo da parte del pubblico ministero. La Corte precisa: questa norma riguarda il ricorso in cassazione (ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione), non l'appello (ricorso dinanzi alla corte d'appello). Nulla vieta al cessionario di appellare una sentenza che respinge la sua richiesta di modifica. E non è perché il pubblico ministero ha il diritto esclusivo di ricorrere in cassazione contro la sentenza d'appello che il cessionario non può interporre appello. In altre parole, la via dell'appello è aperta a chiunque abbia interesse ad agire, salvo che un testo la vieti espressamente. Ora, nessun testo vieta al cessionario di appellare. La corte d'appello non ha quindi commesso alcun eccesso di potere dichiarando l'appello ricevibile e modificando il piano. La decisione conferma un'interpretazione liberale delle vie di ricorso nelle procedure concorsuali, a beneficio dei cessionari.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete un cessionario d'impresa nell'ambito di un piano di cessione, questa decisione vi conferisce un diritto di appello effettivo. Esempio concreto: a Évron, rilevate una PMI di 20 dipendenti. Il piano di cessione esclude un contratto di leasing su un edificio essenziale, con un canone di 2.000 € al mese. Senza questo contratto, non potete operare. Chiedete la modifica del piano, il tribunale rifiuta. Prima di questa sentenza, potevate esitare ad appellare, pensando che solo la procura potesse farlo. Ora sapete che il vostro appello è ricevibile. La corte d'appello potrà persino modificare il piano se ritiene la vostra richiesta giustificata. Per i proprietari di immobili concessi in locazione commerciale, questa decisione è meno diretta, ma illustra che le vie di ricorso delle parti interessate (come un creditore, un contraente) sono preservate. Se siete conduttori di un locale professionale in un'impresa ceduta, sappiate che il cessionario può difendere i vostri interessi in appello, ad esempio per ottenere il mantenimento del vostro contratto di locazione. In pratica, se siete interessati, dovete: 1) verificare se la sentenza che respinge la vostra richiesta è suscettibile di appello; 2) agire entro il termine di appello (di solito 1 mese); 3) motivare il vostro appello dimostrando l'interesse della modifica per la continuità dell'impresa. I costi? Un avvocato specializzato in procedure concorsuali, da 2.000 a 5.000 € per un appello semplice, ma la posta in gioco può giustificare la spesa.
Quattro consigli per evitare questo tipo di contenzioso
- Negoziate il perimetro di cessione a monte: prima che il piano sia approvato, elencate precisamente tutti i contratti, locazioni, leasing che intendete rilevare. Fateli convalidare dal mandatario giudiziario (r

