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Mitoyenneté: quando un muro è presunto comune solo da entrambi i lati
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Mitoyenneté: quando un muro è presunto comune solo da entrambi i lati

📅 Décision du 07 marzo 1973⚖️ Cour de cassation👁️ 14 vues📖 4 min de lecture

La Corte di Cassazione ricorda che la presunzione di comunione di un muro divisorio opera solo se esiste un edificio da ciascun lato. Se un solo lato è edificato, la presunzione è esclusa. Una decisione cruciale per i proprietari di muri contigui, specialmente in zone dense come Monaco o Beausoleil.

Decisione di riferimento: cc • N° 72-10.554 • 1973-03-07 • Consulta la decisione →

Immaginate la scena: avete appena acquistato un appartamento con una bella terrazza a Beausoleil, sulle alture di Monaco. Il muro che separa la vostra proprietà da quella del vostro vicino, lato mare, sembra ben piantato. Ma ecco che il vostro vicino, per installare una pergola, buca questo muro senza chiedervi il permesso. « Questo muro è comune, ho il diritto », vi dice. Voi pensavate che vi appartenesse in esclusiva. Chi ha ragione? È la domanda che ogni proprietario può porsi un giorno, ed è proprio quella che ha deciso la Corte di Cassazione con una sentenza del 7 marzo 1973.

La risposta non è così semplice come sembra. L'articolo 653 del Codice civile pone una presunzione (una regola che considera vero fino a prova contraria): ogni muro che separa due edifici si reputa comune, cioè appartenente per metà a ciascun proprietario. Ma attenzione: la presunzione si applica solo se esistono due edifici, uno per lato del muro. E se da un lato c'è solo un giardino o un cortile? La presunzione cade. È quanto ha ricordato la Corte di Cassazione in questa sentenza, a favore del proprietario che aveva costruito da solo il muro.

Questa decisione del 1973 è ancora attuale e può stravolgere i vostri diritti se siete proprietari di un muro contiguo. Allora, come sapere se il vostro muro è comune o no? E cosa fare se il vostro vicino lo utilizza senza autorizzazione? Analisi.

I fatti: una storia come se ne vedono ogni giorno

Il Sig. X, proprietario a Monaco, possedeva un terreno sul quale aveva fatto edificare un muro di recinzione lungo il confine con il vicino, Sig. Y. Dal suo lato, il Sig. X aveva costruito una casa che si appoggiava a questo muro. Invece, dal lato del Sig. Y, il terreno era lasciato a giardino, senza alcuna costruzione. Anni dopo, il Sig. Y decide di eseguire dei lavori: buca il muro per installare uno scarico di acque piovane, poi vi fissa una recinzione. Il Sig. X si oppone e cita in giudizio il vicino per ottenere la rimozione delle opere e il risarcimento dei danni (una compensazione finanziaria per il pregiudizio subito).

Il tribunale di primo grado (tribunale di grande istanza) dà ragione al Sig. Y, ritenendo che il muro sia presunto comune in applicazione dell'articolo 653 del Codice civile. Per i giudici, i segni di comunione (come cimase o mensole) non erano sufficientemente probatori per rovesciare la presunzione. Il Sig. X fa appello, ma la corte d'appello conferma la sentenza. Egli ricorre quindi in cassazione.

La Corte di Cassazione cassa la sentenza d'appello, motivando che la presunzione di comunione dell'articolo 653 non può operare quando esiste un edificio solo da un lato del muro divisorio. Nel caso di specie, solo il Sig. X aveva costruito contro il muro; il Sig. Y non aveva alcuna costruzione. Di conseguenza, il muro doveva presumersi appartenere per intero al Sig. X, salvo prova contraria. La causa è rinviata ad un'altra corte d'appello.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

Per comprendere questa sentenza, bisogna prima cogliere il meccanismo dell'articolo 653 del Codice civile. Questo testo dispone: « Nelle città e nelle campagne, ogni muro che serve di separazione tra edifici fino al tetto, o tra cortili e giardini, e anche tra recinti nei campi, è presunto comune, se non vi è titolo o segno contrario. » Cioè, se un muro separa due edifici, la legge lo considera appartenente in parti uguali ai due proprietari, a meno che un atto (titolo) o segni visibili (marche) non provino il contrario.

Ma la Corte di Cassazione precisa qui una condizione essenziale: affinché la presunzione si applichi, devono esserci due edifici, uno per lato. Se un solo lato è edificato, il muro non è « che serve di separazione tra edifici » ai sensi dell'articolo 653. In questo caso, il muro si presume appartenere al proprietario del lato edificato, perché è lui che ha sostenuto il costo della costruzione e ne trae utilità.

Attenzione però: la presunzione può essere rovesciata da segni contrari, come una cimasa (parte superiore del muro a forma di tetto) inclinata da un solo lato, o mensole (pietre sporgenti) che indicano una proprietà esclusiva. Ma in questa vicenda, i segni invocati dal Sig. Y non erano convincenti. La Corte di Cassazione ha quindi logicamente ripristinato il diritto del Sig. X.

Da notare che questa soluzione non è nuova: deriva da un'interpretazione costante dell'articolo 653. I giudici di merito (tribunale e corte d'appello) avevano tuttavia commesso un errore applicando la presunzione senza verificare la condizione del doppio edificio. La Corte di Cassazione ha semplicemente rimesso le cose a posto.

Cosa cambia per voi — concretamente

Questa decisione ha implicazioni dirette per tutti i proprietari, siano essi locatori, conduttori o acquirenti. Facciamo degli esempi.

Proprietario locatore a Beausoleil: Affittate un appartamento il cui muro della terrazza dà sul giardino del vicino. Se il vostro inquilino installa un'antenna su questo muro, e il vicino si oppone, dovete sapere se il muro è comune o no. Se dal vostro lato c'è un edificio (il palazzo) e dall'altro lato solo un giardino, il muro vi appartiene per intero. Potete quindi autorizzare i lavori senza chiedere l'accordo del vicino. Al contrario, se il vicino costruisce poi un capanno da giardino contro questo muro, la situazione potrebbe evolvere: il muro potrebbe diventare comune se l'edificio è sufficientemente caratterizzato.

Acquirente di una casa a Nizza: In sede di vendita,

Questions fréquentes

Qu'est-ce que la présomption de mitoyenneté ?

C'est une règle légale (article 653 du Code civil) qui considère qu'un mur séparant deux bâtiments appartient pour moitié à chaque propriétaire, sauf preuve contraire (titre ou marque).

La présomption s'applique-t-elle si un seul côté est bâti ?

Non, la Cour de cassation a jugé que la présomption ne s'applique que s'il existe un bâtiment de chaque côté. Si un seul côté est bâti, le mur est présumé appartenir au propriétaire de ce côté.

Que faire si mon voisin perce un mur que je pense mitoyen ?

Vérifiez d'abord s'il y a un bâtiment de chaque côté. Si oui, le mur est présumé mitoyen, mais vous devez obtenir l'accord de votre voisin. Si non, le mur vous appartient, et vous pouvez exiger la remise en état et des dommages et intérêts.

Quels sont les délais pour agir en justice pour un mur ?

Le délai de prescription est de 5 ans à compter du jour où vous avez eu connaissance du trouble (article 2224 du Code civil). Par exemple, si votre voisin perce le mur en 2020, vous avez jusqu'en 2025 pour agir.

Combien coûte une consultation avec Maître Zakine ?

Une première consultation de 30 minutes est facturée 45€. Cela permet d'analyser votre situation et de déterminer les démarches à suivre.

Informations juridiques

  • Numéro: 72-10.554
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 07 mars 1973

Mots-clés

mitoyennetémur séparatifarticle 653 Code civilCour de cassationpropriété immobilière

Cas d'usage pratiques

1

Propriétaire d'une villa à Beausoleil : mur de clôture percé par le voisin

M. Martin possède une villa à Beausoleil avec un mur séparant son jardin de celui du voisin. Le voisin a percé le mur pour installer un tuyau d'arrosage. M. Martin pense que le mur lui appartient car il n'y a pas de bâtiment chez le voisin.

Application pratique:

La jurisprudence de 1973 s'applique : comme il n'y a pas de bâtiment chez le voisin, le mur est présumé appartenir à M. Martin. Il peut exiger la suppression du tuyau et demander des dommages et intérêts (environ 1 500 € pour le trouble). Il doit faire constater par huissier l'absence de bâtiment chez le voisin et envoyer une mise en demeure.

2

Acquéreur d'un appartement à Nice : mur mitoyen ou privatif ?

Mme Dupont achète un appartement à Nice. Le mur de la terrasse donne sur une cour non bâtie. Le notaire mentionne une mitoyenneté par défaut. Elle veut savoir si le mur lui appartient en propre.

Application pratique:

Selon l'arrêt, en l'absence de bâtiment chez le voisin, le mur est présumé privatif au vendeur. Mme Dupont peut demander une rectification de l'acte de vente et, si le mur a été utilisé par le voisin, réclamer une indemnité. Elle doit vérifier les titres et faire appel à un géomètre.

3

Copropriétaire à Monaco : extension de véranda adossée à un mur

Un copropriétaire souhaite construire une véranda adossée au mur séparatif de son lot. Le syndic s'y oppose, estimant le mur mitoyen. Mais le mur ne borde qu'un seul bâtiment (celui du copropriétaire).

Application pratique:

La jurisprudence indique que le mur est privatif au copropriétaire, car il n'y a pas de bâtiment de l'autre côté. Le syndic ne peut pas s'opposer. Le copropriétaire doit fournir les preuves (photos, plans) et peut consulter un avocat pour faire valoir son droit.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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