Decisione di riferimento: Corte di Cassazione • N° 97-21.222 • 7 marzo 2000 • Consulta la decisione →
Immaginate un proprietario parigino, orgoglioso del suo giardino d'inverno. Per valorizzare le sue piante, ordina un terriccio speciale da un rinomato fornitore tedesco. Poche settimane dopo, tutte le sue piante appassiscono. Il terriccio sarebbe contaminato. Il danno c'è, ma sorge una questione cruciale: quale legge regolerà la sua azione di responsabilità contro il produttore? La legge francese, protettiva, o una legge straniera? È proprio questo dilemma che la Corte di Cassazione ha risolto il 7 marzo 2000, affermando con forza che la Convenzione dell'Aia del 2 ottobre 1973 si applica, senza distinguere in base alla natura della responsabilità. Una sentenza che risuona ancora oggi per ogni proprietario, locatario o professionista dell'immobiliare che si trovi ad affrontare un danno causato da un prodotto.
Il 7 marzo 2000, la Corte di Cassazione ha emesso una decisione che, sebbene poco pubblicizzata, costituisce un punto di riferimento essenziale nel diritto del consumo e della responsabilità per prodotti difettosi. La vicenda opponeva un cittadino francese a una società tedesca, la Torfwerke Neuhaus. La controversia nasceva dall'acquisto di un prodotto (probabilmente un substrato di coltura) tramite una società terza, che aveva causato danni alle piantagioni. Al centro del dibattito: la Convenzione dell'Aia del 1973 doveva applicarsi per determinare la legge competente, anche se l'attore fondava la sua azione su un contratto piuttosto che su un illecito? La risposta dell'alta corte è un "sì" inequivocabile.
Per il non giurista, proprietario di un appartamento a Parigi o di una casa in periferia, questo tipo di situazione può sembrare astratta. Tuttavia, ha conseguenze molto concrete. Acquistare un prodotto su internet, far arrivare materiali da costruzione da un altro paese, installare un'attrezzatura importata: se si verifica un danno, il diritto applicabile non sarà necessariamente il diritto francese. La decisione del 7 marzo 2000 ci ricorda l'esistenza di regole internazionali che talvolta prevalgono. Allora, cosa è realmente accaduto davanti ai tribunali? E soprattutto, come anticipare tali insidie?
I fatti: una storia come ce ne sono ogni giorno
La vicenda inizia in modo banale. Un acquirente — probabilmente un orticoltore o un appassionato — acquista un prodotto da un'azienda tedesca, la Torfwerke Neuhaus, tramite una società intermediaria. Il prodotto, senza dubbio un terriccio o un substrato di coltura, è destinato alle piantagioni. Rapidamente, le piante appassiscono. I campioni analizzati rivelano un difetto. L'acquirente intraprende quindi un'azione di responsabilità contro il produttore tedesco.
Davanti ai giudici di merito, la Torfwerke Neuhaus solleva un'eccezione: la legge applicabile non sarebbe la legge francese, ma la legge tedesca, ai sensi della Convenzione dell'Aia del 2 ottobre 1973 sulla legge applicabile alla responsabilità per danni da prodotti. L'acquirente replica che la sua azione è di natura contrattuale (ha acquistato il prodotto) e non extracontrattuale (risarcire un danno causato ad altri al di fuori di qualsiasi contratto). Spera così di sfuggire all'applicazione della Convenzione e di beneficiare del diritto francese, spesso più favorevole alle vittime.
La corte d'appello respinge l'argomento della società tedesca. Ritiene che la Convenzione si applichi solo alle responsabilità di tipo extracontrattuale, e non contrattuale. In breve, per i magistrati, se l'acquirente si basa sul contratto di vendita, la Convenzione dell'Aia non opera. Ma la società Torfwerke Neuhaus non molla e ricorre in cassazione. È qui che la Corte Suprema dirà il diritto.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione cassa la sentenza d'appello, ai sensi dell'articolo 1 della Convenzione dell'Aia del 2 ottobre 1973. Questo testo dispone che la Convenzione "determina la legge applicabile alla responsabilità dei produttori e di altre persone per i danni causati da un prodotto". Niente di più. L'alta corte rimprovera alla corte d'appello di aver aggiunto una condizione che questo testo non contiene: "l'articolo 1 [...] non fa distinzione in base alla natura della responsabilità".
Il ragionamento è chiaro. Poco importa che l'azione sia intentata sulla base di un contratto (responsabilità contrattuale) o di un illecito (responsabilità extracontrattuale). Dal momento che un prodotto causa un danno, la Convenzione si applica per designare la legge competente. Questa soluzione è logica: la Convenzione dell'Aia è stata proprio concepita per offrire una regola di conflitto uniforme in un ambito in cui i confini tra contratto e illecito sono labili. Spesso, uno stesso prodotto difettoso causa sia un danno contrattuale (il prodotto non adempie alla sua funzione) sia un danno extracontrattuale (ferisce una persona o danneggia un bene). Distinguere in base al fondamento giuridico equivarrebbe a svuotare la Convenzione della sua sostanza.
Ma perché la posta in gioco è così importante? Perché la legge applicabile condiziona l'entità del risarcimento. Nel diritto francese, la responsabilità per prodotti difettosi è oggi disciplinata dagli articoli 1245 e seguenti del Code civil (recepimento di una direttiva europea). Nel diritto tedesco, le regole possono essere diverse, in particolare per quanto riguarda la prescrizione o la valutazione del danno. Nel caso di specie, se la legge tedesca fosse stata ritenuta applicabile, l'acquirente avrebbe forse ricevuto un risarcimento minore, o avrebbe dovuto provare una colpa difficile da stabilire. La Corte di Cassazione non decide sul merito, si limita a dire che la Convenzione deve essere applicata per determinare tale legge. Una precisazione procedurale

