Decisione di riferimento: cc • N° 14-27.983 • 2016-07-12 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari di un locale commerciale a Cuincy, locato a una società che sembra in difficoltà. Un giorno, apprendete che questa società beneficia di una procedura di conciliazione — una sorta di mediazione prima del fallimento. Poi, qualche mese dopo, la società madre viene posta in salvaguardia. Vi chiedete: la conciliazione del mio conduttore è scaduta? Posso richiedere i canoni di locazione insoluti?
A questa domanda, la Corte di cassazione ha risposto il 12 luglio 2016 in una controversia tra la società Cobrason e i suoi creditori. E la risposta è sorprendente: l'apertura di una salvaguardia nei confronti della società madre non arresta la conciliazione della filiale. Le due procedure possono coesistere, come due treni su binari paralleli.
Perché questa decisione è importante per voi, proprietario o locatore a Cambrai o altrove? Perché chiarisce i diritti dei creditori in una situazione complessa. E perché ricorda che la procedura di conciliazione, sebbene riservata, ha effetti giuridici che non vanno ignorati. Analisi.
I fatti: una storia come tante
La vicenda inizia come una saga giudiziaria. La società Cobrason, specializzata nella vendita di materiale audio, e la sua filiale, la società Cobrason Production, sono in difficoltà finanziaria. Per evitare il deposito del bilancio, richiedono e ottengono l'apertura di una procedura di conciliazione, ai sensi dell'articolo L. 611-5 del codice del commercio. Questo testo consente a un'impresa in stato di cessazione dei pagamenti da meno di 45 giorni di chiedere la nomina di un conciliatore per negoziare con i creditori. La conciliazione è riservata e mira a raggiungere un accordo amichevole.
Senonché: qualche mese dopo, la società Cobrason (la madre) non riesce a risollevarsi. Viene posta in procedura di salvaguardia, una misura giudiziaria che protegge l'impresa dai suoi creditori mentre elabora un piano di risanamento. La filiale, invece, prosegue la sua conciliazione. I creditori, tra cui locatori di locali commerciali a Cuincy e Parigi, si interrogano: la conciliazione della filiale è ancora valida?
La corte d'appello di Parigi, con sentenza del 25 settembre 2014, aveva ritenuto di no. Secondo essa, la conciliazione era stata aperta "a favore di entrambe le società" e, poiché la società madre non soddisfaceva più le condizioni (era in salvaguardia), la conciliazione era "divenuta senza oggetto". La filiale ha quindi proposto ricorso per cassazione. La Corte di cassazione ha cassato la sentenza d'appello il 12 luglio 2016, stabilendo che la salvaguardia della madre non influiva sulla conciliazione della filiale, che doveva proseguire.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
Per comprendere questa decisione, occorre tornare ai testi. L'articolo L. 611-5 del codice del commercio consente l'apertura di una conciliazione per "un'impresa che incontra una difficoltà giuridica, economica o finanziaria, accertata o prevedibile". La conciliazione è aperta dal presidente del tribunale di commercio, su richiesta del debitore (l'amministratore). L'articolo L. 611-6 prevede che la conciliazione possa essere aperta a beneficio di più società collegate, ma ciascuna società deve soddisfare individualmente le condizioni.
La Corte di cassazione ha applicato un ragionamento semplice: la conciliazione della filiale era stata aperta regolarmente. Non è stata colpita da una procedura collettiva (salvaguardia, amministrazione controllata o liquidazione). Pertanto, il solo fatto che la società madre sia posta in salvaguardia non mette in discussione la conciliazione della filiale. Le due procedure sono indipendenti, anche se sono state aperte congiuntamente. In altre parole, la filiale conserva il proprio diritto alla conciliazione, purché soddisfi le condizioni.
I magistrati hanno inoltre rilevato che la corte d'appello aveva commesso un errore considerando la conciliazione "unica" e "indivisibile". Ogni società è giuridicamente distinta, con i propri creditori, i propri debiti. La salvaguardia della madre non implica la cessazione della conciliazione della figlia. Non si tratta né di una conferma di una giurisprudenza precedente, né di un revirement: è un chiarimento atteso sull'autonomia delle procedure.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete proprietari di un locale commerciale a Cambrai, locato a una filiale di un gruppo in difficoltà, questa decisione vi riguarda. La procedura di conciliazione del vostro conduttore può proseguire anche se la società madre è in salvaguardia. Concretamente, ciò significa che i canoni di locazione insoluti durante la conciliazione possono essere rateizzati nell'ambito di un accordo, ma la filiale non è automaticamente in stato di cessazione dei pagamenti. Non potete agire come se fosse in fallimento.
Facciamo un esempio numerico: la SARL "Boutique du Nord" a Cambrai loca un locale per 2.000 €/mese. La sua casa madre, la SA "Nord Distribution", è posta in salvaguardia. Apprendete che "Boutique du Nord" è in conciliazione. Vi chiedete se potete risolvere il contratto di locazione per morosità. Risposta: no, finché la conciliazione è in corso e la filiale rispetta l'accordo. Se non lo rispetta, potete chiedere la risoluzione. Ma la salvaguardia della madre non vi dà questo diritto.
Per i creditori fornitori, vale la stessa logica: i debiti contratti prima della conciliazione possono essere ristrutturati, ma i crediti successivi devono essere pagati alla scadenza. Se vi trovate in questa situazione, dovete monitorare i termini: la co

