Decisione di riferimento : cc • N° 90-17.436 • 1992-06-30 • Consulta la decisione →
Immaginate: abitate a Carpentras, in una residenza composta da più edifici. Il vostro garage si trova al piano interrato e per accedervi utilizzate una porta di comunicazione situata nell'edificio vicino. Fino al giorno in cui una riunione dei proprietari di quell'edificio decide di chiudere quella porta, obbligandovi a fare un giro dall'esterno. Hanno il diritto di agire così? È esattamente la questione posta alla Corte di cassazione in una sentenza del 30 giugno 1992 (n. 90-17.436).
Questa decisione, sebbene resa più di trent'anni fa, rimane di grande attualità per tutti i condomini che comprendono edifici distinti. Risponde a una domanda che molti condomini si pongono: chi può decidere di limitare l'accesso alle parti comuni? La risposta è chiara: solo l'assemblea generale del condominio principale è competente, salvo che sia stato regolarmente costituito un sindacato secondario.
Nel caso di specie, i giudici hanno stabilito che una riunione di condomini per scala (o per edificio) non può prendere una decisione che leda i diritti degli altri condomini, senza una delega espressa dell'assemblea generale. In altre parole, il vostro vicino di pianerottolo non può vietarvi l'accesso a un garage situato sotto il suo edificio, anche se lui e i suoi vicini si mettono d'accordo. Analisi completa di questa sentenza e delle sue implicazioni per voi.
I fatti: una storia che capita ogni giorno
La vicenda riguarda una residenza a Carpentras, composta da più edifici (D, E e altri). Ogni edificio dispone di garage interrati collegati tra loro da porte di comunicazione. Il signor X, proprietario nell'edificio D, era solito accedere al suo garage passando dal piano interrato dell'edificio E. Un giorno, i condomini dell'edificio E si riuniscono e decidono di chiudere la porta di comunicazione che collega i due piani interrati. Il loro motivo? Ritengono che quella porta riguardi solo il loro edificio e che abbiano il diritto di regolamentarne l'accesso.
Il signor X contesta questa decisione. Si rivolge al tribunale di grande istanza di Avignone, che gli dà ragione. I condomini dell'edificio E fanno appello. La corte d'appello di Nîmes conferma la sentenza, ma per motivi che la Corte di cassazione censurerà in parte. Infatti, la corte d'appello aveva giustificato la sua decisione affermando che «l'assemblea generale del sindacato secondario non essendo costituita, la riunione dei condomini di ogni scala poteva decidere nei limiti dell'autorizzazione data dall'assemblea generale della residenza». Ma la Corte di cassazione cassa questa sentenza: né l'assemblea generale di un sindacato secondario (inesistente nel caso di specie) né una semplice riunione per scala possono ledere i diritti degli altri condomini senza l'accordo dell'assemblea generale della residenza.
Alla fine, la decisione di chiudere la porta è annullata. I condomini dell'edificio E devono ripristinare l'accesso. La causa è rinviata a un'altra corte d'appello. Un colpo di scena classico nelle controversie condominiali, dove ogni parte resta sulle sue posizioni.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
Per comprendere questa sentenza, bisogna innanzitutto addentrarsi nella legge del 10 luglio 1965, che regola il condominio in Francia. L'articolo 27 di questa legge (oggi modificato) prevede che dei sindacati secondari possano essere costituiti con decisione dell'assemblea generale dei condomini, per gestire uno o più edifici distinti. Ma nel caso di specie, nessun sindacato secondario era stato regolarmente costituito. La riunione dei condomini dell'edificio E era quindi solo una semplice riunione informale, senza potere giuridico proprio.
La Corte di cassazione ricorda un principio fondamentale: le parti comuni (come le porte di comunicazione) appartengono a tutti i condomini, anche se si trovano fisicamente in un particolare edificio. Solo l'assemblea generale del condominio principale può prendere decisioni che riguardano queste parti comuni (ad esempio, chiuderle o limitarne l'accesso). Una riunione di condomini di un solo edificio non può, senza delega espressa, vietare l'accesso ad altri condomini.
In altre parole, il diritto di proprietà dei condomini dell'edificio E non permette loro di escludere gli altri. La porta di comunicazione è un elemento di uso collettivo. I giudici si basano sull'articolo 544 del Codice civile (diritto di proprietà) e sull'articolo 9 della legge del 1965 (diritti e obblighi dei condomini). In sintesi, ogni condomino ha il diritto di usare e godere delle parti comuni, senza restrizioni diverse da quelle decise dall'assemblea generale.
Questa sentenza è una conferma di una giurisprudenza costante: i tribunali sono molto severi sulla competenza delle assemblee generali e dei sindacati secondari. Attenzione però: se un sindacato secondario fosse stato costituito, avrebbe avuto competenza per prendere decisioni riguardanti il suo edificio, ma solo nei limiti stabiliti dall'assemblea generale principale. In assenza di costituzione, ogni delibera è nulla.
Quello che pochi sanno è che la Corte di cassazione insiste anche sul fatto che la riunione dei condomini di «ogni scala» può decidere solo nei limiti dell'autorizzazione data dall'assemblea generale. Ora, nel caso di specie, nessuna autorizzazione era stata data.

