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Tantième e salario minimo: una decisione del 1971 sempre attuale per gli impiegati del commercio
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Tantième e salario minimo: una decisione del 1971 sempre attuale per gli impiegati del commercio

📅 Décision du 23 giugno 1971⚖️ Cour de cassation👁️ 5 vues📖 4 min de lecture

Questo articolo analizza una sentenza della Corte di cassazione del 1971 riguardante l'articolo 27 del contratto collettivo del commercio di novità. Stabilisce che un tantième (provvigione sulle vendite) deve essere incluso nel calcolo del salario minimo convenzionale, salvo disposizione contraria espressa. Vengono forniti consigli pratici per datori di lavoro e dipendenti.

Decisione di riferimento: cc • N. 70-40.456 • 1971-06-23 • Consulta la decisione →

Immaginate: siete proprietari di un negozio di abbigliamento a Mougins, sulla Costa Azzurra. Assumete una commessa, a cui versate uno stipendio fisso modesto ma una generosa provvigione su ogni vendita, chiamata « tantième ». Pensando di fare bene, vi dite che il totale supera ampiamente il salario minimo previsto dal contratto collettivo. Ma una domanda vi assilla: questo tantième conta davvero per verificare il rispetto del salario minimo? Una decisione della Corte di cassazione del 1971, ancora attuale, fornisce una risposta chiara.

Questa vicenda, giudicata oltre cinquant'anni fa, vede contrapposta un'impiegata del commercio al suo datore di lavoro, nella regione nantese. Ma riguarda ogni datore di lavoro o dipendente del settore del commercio di novità (tessile, abbigliamento) e delle specialità collegate. Il cuore della controversia? L'articolo 27 del contratto collettivo prevede la fissazione di salari minimi, ma nulla dice sul tantième. Allora, questo complemento di retribuzione variabile deve essere integrato per raggiungere il minimo? La Corte risponde sì, salvo testo imperativo contrario. Decifriamo questa decisione che, anche se datata, rimane un punto di riferimento per le controversie salariali.

Ma cosa cambia concretamente per voi, datore di lavoro o dipendente, a Mandelieu o altrove? Come evitare un contenzioso? In questo articolo, vi spiego i fatti, il ragionamento dei giudici e vi do consigli pratici tratti dalla mia esperienza di avvocato specializzato in diritto del lavoro e immobiliare. Perché sì, anche in ambito immobiliare si incontrano casi in cui la retribuzione degli impiegati del commercio (guardiani, portinai, personale di amministrazione condominiale) solleva questioni simili.

I fatti: una storia come se ne verificano ogni giorno

La signora X, impiegata in un negozio di abbigliamento a Nantes, percepisce uno stipendio fisso modesto, integrato da un tantième, cioè una percentuale sulle vendite che realizza. Il suo datore di lavoro, ritenendo che questo tantième faccia parte della retribuzione, considera che il totale versato superi il salario minimo fissato dal contratto collettivo nazionale del commercio di novità e delle specialità collegate della regione nantese. Ma la signora X contesta: secondo lei, il tantième è un elemento di retribuzione che non deve essere preso in considerazione per il calcolo del salario minimo convenzionale, poiché l'articolo 27 di questo contratto prevede solo la fissazione di salari minimi, senza menzionare i tantièmes.

Il conflitto nasce da questa divergenza di interpretazione. Il datore di lavoro pensa di rispettare la legge versando un totale superiore al minimo; la dipendente ritiene che il minimo debba essere garantito indipendentemente dalle provvigioni. Si rivolge al consiglio di prud'hommes, che le dà ragione. Il datore di lavoro fa appello, ma la corte d'appello conferma: il tantième deve essere escluso dal calcolo del salario minimo. Il datore di lavoro ricorre quindi in cassazione.

Davanti alla Corte di cassazione, il datore di lavoro sostiene che nulla nel contratto collettivo vieta di includere il tantième nel salario minimo. La dipendente, invece, afferma che poiché l'articolo 27 menziona solo « salari minimi », il tantième, che è un complemento variabile, non può servire a raggiungerli. La Corte deve decidere: il tantième è o non è un elemento di retribuzione da includere nel calcolo del salario minimo?

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di cassazione, con la sua sentenza del 23 giugno 1971, cassa la sentenza della corte d'appello. Ritiene che l'articolo 27 del contratto collettivo « prevede solo la fissazione di salari minimi » e che un tantième concesso a un'impiegata del commercio in proporzione alle vendite che effettua costituisce un elemento di retribuzione che deve essere incluso nel calcolo del salario minimo, in assenza di testo imperativo contrario. In altre parole, poiché il contratto collettivo non precisa che il tantième deve essere escluso dal salario minimo, esso deve essere incluso.

Questo ragionamento si basa sul principio della libertà contrattuale e sull'assenza di una disposizione espressa che vieti l'inclusione. I giudici ritengono che il contratto collettivo fissi un minimo globale e che qualsiasi somma versata al dipendente, indipendentemente dalla sua natura, concorra a raggiungere tale minimo, salvo che il testo convenzionale lo escluda. In sintesi, per la Corte, il tantième non è un « extra » che si aggiunge al minimo; fa parte integrante della retribuzione che consente di verificare il rispetto del salario minimo.

Attenzione, però: questa decisione non significa che il datore di lavoro possa ridurre il fisso a zero e basare tutto sulle provvigioni. Il salario minimo convenzionale deve essere garantito ogni mese. Se le vendite sono scarse, il tantième potrebbe essere insufficiente e il datore di lavoro dovrà allora integrare per raggiungere il minimo. Quello che pochi sanno è che questa soluzione è oggi consacrata dall'articolo L. 3231-3 del Codice del lavoro, che dispone che i premi e le gratifiche aventi carattere di complemento di salario sono compresi nel salario minimo di crescita (SMIC) salvo esclusione espressa. La stessa logica si applica ai minimi convenzionali.

Questions fréquentes

Qu'est-ce qu'un tantième ?

C'est une commission proportionnelle au chiffre d'affaires réalisé par le salarié, souvent utilisée dans le commerce de détail.

Mon employeur peut-il me payer uniquement à la commission sans fixe ?

Non, vous avez droit à un salaire minimum conventionnel garanti. Si les commissions sont insuffisantes, l'employeur doit compléter.

Puis-je réclamer un rappel de salaire si mon fixe était inférieur au minimum ?

Oui, dans la limite de 3 ans en arrière (prescription). Rassemblez vos fiches de paie et adressez une lettre recommandée à votre employeur.

Que faire si mon employeur refuse de verser le complément ?

Saisissez le conseil de prud'hommes. Vous pouvez aussi contacter un avocat spécialisé en droit du travail.

Cette règle s'applique-t-elle aussi aux apprentis ?

Oui, le salaire minimum conventionnel s'applique, mais des dispositions spécifiques existent pour les apprentis (salaire réduit selon l'âge et l'année de contrat).

Informations juridiques

  • Numéro: 70-40.456
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 23 juin 1971

Mots-clés

tantièmesalaire minimumconvention collectivecommissiondroit du travail

Cas d'usage pratiques

1

Employeur d'une vendeuse à Mougins avec fixe + commission

Vous êtes gérant d'une boutique de prêt-à-porter à Mougins. Vous versez à votre vendeuse un salaire fixe de 1 200 € brut par mois, plus une commission de 10 % sur les ventes. En janvier, elle a réalisé 5 000 € de ventes, soit 500 € de commission, total 1 700 €. Le salaire minimum conventionnel est de 1 800 €. Que faire ?

Application pratique:

Vous devez verser un complément de 100 € pour atteindre le minimum. À défaut, la salariée peut réclamer un rappel de salaire sur 3 ans. Vérifiez chaque mois que le total (fixe + commissions) atteint le minimum. Si les commissions sont faibles, prévoyez un ajustement. Rédigez un contrat précisant cette règle.

2

Salariée d'une bijouterie à Mandelieu payée à la commission

Vous travaillez dans une bijouterie à Mandelieu. Votre contrat prévoit un fixe de 800 € et une commission de 15 % sur les ventes. Certains mois, vos ventes sont faibles et vous touchez moins de 1 600 €, le minimum conventionnel. Votre employeur refuse de compléter.

Application pratique:

Vous avez droit à un rappel de salaire. Rassemblez vos fiches de paie et adressez une lettre recommandée à votre employeur en citant l'article L. 3231-3 du Code du travail. S'il refuse, saisissez le conseil de prud'hommes. Vous pouvez aussi demander une consultation avec un avocat spécialisé.

3

Propriétaire bailleur employant un concierge à Cannes

Vous êtes propriétaire d'un immeuble à Cannes et vous employez un concierge. Son salaire est composé d'un fixe de 900 € et d'un logement de fonction évalué à 400 € par mois. Le salaire minimum conventionnel des concierges est de 1 300 €. Le total (900+400=1 300) atteint-il le minimum ?

Application pratique:

Oui, car l'avantage en nature (logement) doit être inclus dans le calcul du salaire minimum, sauf exclusion conventionnelle. Vérifiez que votre convention collective n'exclut pas les avantages en nature. Si tout est conforme, aucun complément n'est dû. En cas de doute, consultez un avocat.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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