Decisione di riferimento: cc • N° 72-12.844 • 1973-06-27 • Consulta la decisione →
Immaginate la scena: abitate tranquillamente nella vostra casa a Landerneau, con una vista aperta sulla valle. Un mattino, vedete apparire una gru. Il vostro vicino, proprietario del terreno adiacente, ha ottenuto un permesso di costruire per una casa a due piani. Niente di illegale. Ma quando i muri si alzano, il vostro salotto piomba nell'ombra per buona parte della giornata. Perdete l'irraggiamento solare e, con esso, parte del vostro comfort. Potreste essere tentati di arrendervi: «Lui ha il diritto, è legale, non posso farci niente.» Tuttavia, il diritto riconosce che anche una costruzione perfettamente autorizzata può causare disturbi anormali del vicinato (molestie eccessive rispetto a ciò che normalmente si deve sopportare tra vicini). La domanda che ogni proprietario si pone è quindi: fino a che punto si devono tollerare gli inconvenienti di una costruzione vicina? La risposta si trova in una sentenza fondamentale della Corte di cassazione del 27 giugno 1973, che stabilisce una regola apparentemente semplice, ma dalle conseguenze pratiche molto concrete.
Questa decisione, spesso citata dai tribunali, incluso il tribunale di Brest, distingue gli inconvenienti normali (quelli che ogni vicino deve accettare) dai disturbi anormali (quelli che eccedono la misura ordinaria). E precisa che il carattere legale della costruzione non è una scusa. In parole povere, il vostro vicino non può trincerarsi dietro il suo permesso di costruire per imporvi molestie eccessive. Ma allora, dove si colloca il limite tra ciò che è normale e ciò che è anormale? E come ottenere risarcimento? È ciò che vedremo in dettaglio, con esempi concreti tratti dalla mia pratica a Brest, Landerneau e Guipavas.
In questo articolo, vi racconterò i fatti di questa vicenda, analizzerò il ragionamento dei giudici (il percorso intellettuale che li ha condotti alla loro decisione), e soprattutto vi darò le chiavi per sapere quando e come agire. Che siate proprietari, inquilini o professionisti immobiliari, questa giurisprudenza vi riguarda. Allora, come reagire?
I fatti: una storia come ne accade ogni giorno
Siamo negli anni '70. Una società civile (un raggruppamento di persone, spesso familiare, che possiede un bene immobiliare) fa costruire un edificio di 20 metri di altezza su un terreno per il quale ha ottenuto tutte le autorizzazioni amministrative. L'edificio è conforme al piano urbanistico locale (il documento che stabilisce le regole di costruzione nel comune). Tutto è in regola. Ma i vicini, proprietari di case individuali situate nelle vicinanze, vedono la loro vita quotidiana disturbata: l'edificio fa ombra, riduce l'irraggiamento solare e, secondo loro, svaluta il loro immobile. Citano in giudizio la società civile per ottenere danni e interessi (una somma di denaro a risarcimento del pregiudizio subito).
Davanti al tribunale di grande istanza (oggi tribunale giudiziario), i vicini perdono: i giudici ritengono che, essendo la costruzione legale, gli inconvenienti devono essere sopportati. Ma i vicini non si scoraggiano e fanno appello (chiedono a una giurisdizione superiore di riesaminare il caso). La corte d'appello dà loro ragione: condanna la società civile a pagare danni e interessi, motivando che l'altezza eccezionale dell'edificio (20 metri) crea un disturbo anormale del vicinato. La società civile ricorre in cassazione (contesta l'interpretazione del diritto fatta dalla corte d'appello).
La Corte di cassazione (la più alta giurisdizione giudiziaria francese) deve decidere: una costruzione legale può essere fonte di disturbi anormali? La risposta è sì. Respinge il ricorso della società civile e conferma la sentenza della corte d'appello. In altre parole, anche se avete rispettato tutte le regole, se la vostra costruzione causa al vostro vicino molestie eccessive, potete essere condannati a risarcirle. Questa decisione è diventata un punto di riferimento per tutti i contenziosi di vicinato.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
Il cuore della sentenza sta in una frase: «Se il vicino di colui che ha costruito legittimamente sul proprio fondo è tenuto a sopportare gli inconvenienti normali del vicinato derivanti dalla nuova costruzione, ha invece il diritto di esigere un risarcimento qualora tali inconvenienti eccedano tale limite.» In altre parole, esiste una soglia di tolleranza, e oltre tale soglia, anche un'attività autorizzata diventa colposa ai sensi dell'articolo 1240 del Codice civile (ex articolo 1382), che obbliga a risarcire il danno causato dalla propria colpa. La «colpa» qui non è l'illegalità della costruzione, ma il superamento del limite degli inconvenienti normali.
I giudici della Corte di cassazione rimproveravano alla corte d'appello di non aver sufficientemente caratterizzato il carattere anormale dei disturbi. Infatti, la corte d'appello si era limitata ad affermare che l'altezza di 20 metri era eccezionale

