Decisione di riferimento : cc • N° 14-83.787 • 2015-09-22 • Consulta la decisione →
Immaginate la scena: siete proprietari di un appartamento a Brest e il vostro inquilino vi consegna un assegno di 2.500 € per saldare affitti arretrati. Lo depositate, ma viene respinto per provvista insufficiente. L'inquilino vi dice che si tratta di un errore, che l'assegno era quello del suo datore di lavoro, una società. Chi perseguire? La società? L'inquilino stesso? La risposta della Corte di cassazione è senza appello: l'azione di rimborso del credito può essere intentata solo contro il debitore, e non contro il traente dell'assegno se è un terzo.
Questa decisione del 22 settembre 2015 (n° 14-83.787) chiarisce un punto oscuro del diritto dell'assegno: quando un assegno viene consegnato per estinguere un debito, ed è a vuoto con intenzione di nuocere, la vittima non può perseguire civilmente il traente dell'assegno (colui che ha firmato l'assegno) per ottenere il rimborso del debito iniziale. Può agire solo contro il debitore stesso. Una sottigliezza che può costare cara se si sbaglia bersaglio.
Che siate locatori a Morlaix, acquirenti a Brest, o professionisti immobiliari, questa giurisprudenza ha implicazioni concrete. Come proteggere i vostri crediti? Quali rimedi? Analisi.
I fatti: una storia che capita ogni giorno
La signora Elisabeth X..., amministratrice della società Sorelise, consegna un assegno a un creditore per estinguere un debito personale. L'assegno è a vuoto. Il creditore sporge denuncia penale per consegna di assegno a vuoto con l'intenzione di ledere i diritti altrui (reato previsto dall'articolo L. 163-9 del codice monetario e finanziario). Parallelamente, si costituisce parte civile e chiede, dinanzi al giudice penale, la condanna della signora X... al rimborso dell'importo dell'assegno, pari a 15.000 €.
La corte d'appello di Parigi, con sentenza del 25 maggio 2010, accoglie la domanda: condanna la signora X... al pagamento della somma, ritenendo che la colpa penale giustifichi il risarcimento civile. Ma la Corte di cassazione censura questo ragionamento. Per essa, l'azione civile di rimborso del credito che l'assegno era destinato a estinguere può essere intentata solo contro il debitore stesso. Ora, nel caso di specie, il debito iniziale non era quello della signora X... a titolo personale, ma quello di un'altra persona (il debitore). La signora X... era solo la traente dell'assegno, non la debitrice. La corte d'appello aveva quindi confuso i ruoli.
La vicenda si complica: il creditore deve ora intentare un'azione separata contro il vero debitore. Ma se quest'ultimo è insolvente, la disavventura può trasformarsi in una perdita secca. Un caso tipico a Brest: un proprietario accetta un assegno emesso dal figlio del suo inquilino per pagare gli affitti. Se l'assegno è a vuoto, il proprietario non potrà perseguire il figlio (terzo) in base al debito locativo, ma solo l'inquilino stesso.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di cassazione si basa su tre testi: l'articolo L. 163-9 del codice monetario e finanziario (che definisce il reato di consegna di assegno a vuoto), l'articolo 2 del codice di procedura penale (che apre l'azione civile alla vittima di un reato) e l'articolo 3 dello stesso codice (che limita l'azione civile dinanzi al giudice penale al risarcimento del danno causato dal reato).
Il ragionamento è il seguente: il reato di assegno a vuoto ha lo scopo di proteggere la fiducia nei mezzi di pagamento, non di garantire il pagamento del debito sottostante. Il danno causato dal reato è distinto dal credito stesso. In chiaro: il fatto di consegnare un assegno a vuoto causa un pregiudizio (l'assenza di provvista), ma il debito iniziale (l'affitto, il prezzo di vendita, ecc.) non nasce dal reato. Preesisteva. Quindi, l'azione civile dinanzi al giudice penale può riguardare solo il risarcimento del pregiudizio legato all'assenza di provvista (ad esempio, spese bancarie, danno morale), e non il recupero del debito stesso.
Ma la Corte va oltre: anche se la legge consente alla vittima di chiedere al giudice penale la restituzione dell'assegno o il pagamento del suo importo a titolo di danni-interessi, questa azione può riguardare solo l'autore del reato, cioè il traente dell'assegno. Ora, il traente può essere un terzo (ad esempio, un datore di lavoro che consegna un assegno per conto del suo dipendente). In tal caso, il debito iniziale non è suo, e non gli si può chiedere il pagamento per questa via. La Corte distingue quindi due azioni: l'azione di risarcimento del danno derivante dal reato (contro il traente) e l'azione di pagamento del credito (contro il debitore).
Questa soluzione è una conferma della giurisprudenza anteriore (Civ. 2e, 14 feb. 2013, n° 12-14.786). Ricorda il principio di indipendenza tra l'obbligazione cartolare (quella dell'assegno) e l'obbligazione fondamentale (il debito).
Cosa cambia per voi — concretamente
Per un proprietario locatore a Brest: se il vostro inquilino vi consegna un assegno emesso da un terzo (il suo coniuge, il suo datore di lavoro, una società) per pagare l'affitto, e questo assegno è a vuoto, non potrete richiedere l'importo dell'affitto al terzo per via penale. Dovrete agire contro il vostro inquilino, unico debitore dell'affitto. Morale: non fidatevi di un assegno di comodo.
Per un acquirente immobiliare a Morlaix: acquistate un bene e il venditore vi consegna un assegno di cauzione emesso dalla sua società. Se l'assegno è insoluto, non potrete perseguire la società per ottenere il pagamento del prezzo, ma solo il venditore stesso. Esempio numerico: prezzo di vendita 200.000

