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Vendita di piante medicinali: una libertà regolamentata per proteggere il pubblico
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Vendita di piante medicinali: una libertà regolamentata per proteggere il pubblico

📅 Décision du 01 aprile 2003⚖️ Cour de cassation👁️ 6 vues📖 4 min de lecture

Il Consiglio costituzionale ha convalidato il monopolio dei farmacisti sulla vendita di piante medicinali, giudicato conforme ai diritti europei. Analisi per erboristi, commercianti e consumatori.

Decisione di riferimento : cc • N° 02-86.292 • 2003-04-01 • Consulta la decisione →

Immaginatevi ad Avignone, al mercato del sabato mattina. Incontrate un banco di piante medicinali: camomilla, valeriana, iperico sfusi. Il venditore vi assicura che alleviano lo stress e l'insonnia. Ma è legale? Perché non si possono acquistare queste piante altrove che in farmacia? Questa domanda se la pongono migliaia di consumatori e commercianti. La decisione del Consiglio costituzionale del 1° aprile 2003 (n° 02-86.292) fornisce una risposta chiara: il monopolio dei farmacisti sulla vendita di piante medicinali è conforme alla Costituzione e al diritto europeo. Lo Stato può limitare la libertà di commercio per proteggere la salute pubblica. Analizziamo insieme questa decisione che ha un impatto diretto su erboristi, negozi biologici e persino giardinieri amatoriali.

I fatti: una storia come tante

A Pertuis, in Vaucluse, un commerciante di nome M. X gestiva un negozio di prodotti naturali. Tra i suoi scaffali, offriva capsule e bustine di piante medicinali in polvere: camomilla romana, valeriana, passiflora, ecc. Non possedeva un diploma di farmacista. Nel 1999, un controllo congiunto della Direzione dipartimentale della concorrenza, del consumo e della repressione delle frodi (DGCCRF) e dell'Ispettorato della farmacia è stato effettuato nel suo esercizio. Risultato: piante medicinali venivano vendute senza autorizzazione, in violazione dell'articolo L. 4211-1.5° del Codice della sanità pubblica, che riserva ai farmacisti la vendita di piante medicinali iscritte nella farmacopea, salvo deroga. La procura di Avignone ha perseguito M. X per esercizio abusivo della professione di farmacista. Davanti al tribunale correzionale, egli ha sostenuto che tale divieto era contrario all'articolo 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (nessuna pena senza legge) e discriminatorio nei confronti dei prodotti importati da altri Stati membri dell'Unione europea, violando così il principio della libera circolazione delle merci (articolo 28 del Trattato CE). Il tribunale lo ha condannato, e la corte d'appello di Nîmes ha confermato. M. X ha quindi proposto ricorso in cassazione. La Corte di cassazione ha adito il Consiglio costituzionale sulla questione prioritaria di costituzionalità (QPC) relativa alla conformità dell'articolo L. 4211-1.5° ai diritti e alle libertà garantiti dalla Costituzione. Il Consiglio costituzionale ha emesso la sua decisione il 1° aprile 2003, convalidando la disposizione contestata.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

Il Consiglio costituzionale ha esaminato due motivi principali. Primo motivo: la violazione dell'articolo 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), che richiede che le infrazioni e le pene siano previste dalla legge. M. X sosteneva che la nozione di "piante medicinali" fosse troppo vaga per costituire una base legale sufficiente. I giudici hanno respinto questo argomento: la farmacopea, che elenca le piante interessate, è un testo regolamentare preciso, accessibile e prevedibile. La legge rinvia a un decreto, il che è ammissibile purché il legislatore abbia fissato il principio e i limiti. Il diritto è sufficientemente chiaro affinché ciascuno sappia cosa è vietato. Secondo motivo: la violazione dell'articolo 28 del Trattato CE (divenuto articolo 34 TFUE) sulla libera circolazione delle merci. M. X affermava che il monopolio dei farmacisti impediva la vendita di piante importate da altri paesi dell'UE. Il Consiglio costituzionale ha risposto che la regolamentazione si applica indistintamente ai prodotti nazionali e importati. Non è quindi una misura di effetto equivalente a una restrizione quantitativa ai sensi del diritto europeo. In altre parole, una regola che colpisce allo stesso modo tutti i prodotti, indipendentemente dalla loro origine, non è discriminatoria e sfugge al divieto dell'articolo 28. La decisione conferma così che la protezione della salute pubblica (obiettivo legittimo) giustifica una restrizione alla libertà d'impresa e al commercio intraeuropeo. Non si tratta né di un revirement né di un'evoluzione: il Consiglio costituzionale si inserisce in una giurisprudenza costante, sia nazionale che europea, che ammette monopoli giustificati da ragioni imperative di salute.

Cosa cambia per voi — concretamente

Questa decisione ha implicazioni pratiche immediate per diverse categorie di persone. Per i commercianti non farmacisti: se vendete piante medicinali (camomilla, valeriana, iperico, ecc.) senza essere farmacisti, siete in infrazione. Sono interessate capsule, polveri, tinture madri. Le piante aromatiche o alimentari (timo, menta, rosmarino) non lo sono, salvo se presentate come medicinali. Per gli erboristi: la professione di erborista non è riconosciuta in Francia dal 1941. La vendita di piante medicinali è quindi riservata ai farmacisti, salvo deroga per alcune piante sfuse (elenco fissato per decreto). In pratica, a Pertuis, un erborista che vendesse capsule di valeriana senza essere farmacista rischierebbe una multa di 3750 € e fino a un anno di reclusione. Per i consumatori: non potete acquistare piante medicinali in un negozio biologico o al mercato, salvo se esplicitamente autorizzate per decreto (es.: tiglio, menta, camomilla romana sfuse). Le capsule e le preparazioni sono esclusivamente in farmacia. Per i farmacisti: questa decisione rafforza il loro monopolio. Si consiglia di conoscere bene l'elenco delle piante autorizzate alla vendita libera e di informare i clienti sui rischi.

Questions fréquentes

Puis-je vendre des plantes médicinales sans être pharmacien ?

Oui, mais uniquement les plantes en vrac inscrites sur la liste du décret n° 79-753 (ex : tilleul, camomille romaine). Toute forme transformée (gélules, poudre) est réservée aux pharmaciens.

Que risque un commerçant qui vend des gélules de plantes sans autorisation ?

Il s'expose à une amende de 3 750 € et jusqu'à un an d'emprisonnement pour exercice illégal de la pharmacie (article L. 4223-1 du Code de la santé publique).

Puis-je acheter des plantes médicinales sur Internet ?

Oui, mais uniquement auprès d'une pharmacie en ligne agréée. Les sites non-pharmaciens proposant des gélules de plantes sont illégaux.

La décision de 2003 est-elle encore applicable aujourd'hui ?

Oui, elle demeure la référence. Depuis 2014, la liste des plantes autorisées a été élargie, mais le principe du monopole reste inchangé.

Un herboriste peut-il exercer en France ?

Le diplôme d'herboriste n'existe plus depuis 1941. Les herboristes ne peuvent vendre que les plantes de la liste dérogatoire, sans mention thérapeutique. Pour les autres, ils doivent être pharmaciens.

Informations juridiques

  • Numéro: 02-86.292
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 01 avril 2003

Mots-clés

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Cas d'usage pratiques

1

Propriétaire d'un magasin bio à Avignon

Vous gérez une épicerie bio et souhaitez vendre des gélules de valériane et de millepertuis pour attirer une clientèle soucieuse de santé. Un contrôle de la DGCCRF risque de vous valoir une amende et une fermeture administrative.

Application pratique:

Cette jurisprudence vous interdit de vendre ces gélules sans être pharmacien. Vous devez vous limiter aux plantes en vrac autorisées (tilleul, camomille) et ne pas faire de allégations santé. Consultez un avocat pour vérifier votre assortiment et éviter une condamnation.

2

Locataire d'un local commercial à Pertuis

Vous louez un local pour y ouvrir une herboristerie et comptez vendre des plantes médicinales en vrac et en gélules. Vous avez déjà commandé du stock d'Allemagne.

Application pratique:

La décision confirme que les gélules importées sont soumises au monopole. Vous ne pouvez les vendre que si vous êtes pharmacien. Envisagez de modifier votre activité pour ne proposer que des plantes en vrac autorisées, ou associez-vous à un pharmacien. Sous peine de poursuites pénales.

3

Pharmacien à Avignon

Vous êtes titulaire d'une pharmacie et constatez qu'un concurrent non-pharmacien vend des gélules de plantes médicinales dans une boutique voisine. Vous souhaitez faire cesser cette concurrence déloyale.

Application pratique:

Cette décision conforte votre monopole. Vous pouvez signaler le commerçant à l'Ordre des pharmaciens ou au procureur de la République. Le non-respect du monopole constitue un délit pénal. Rassemblez des preuves (photos, tickets de caisse) avant d'agir.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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