Decisione di riferimento : cc • N° 86-90.288 • 1987-05-06 • Consulta la decisione →
Vivete a Roquebrune-Cap-Martin e da qualche settimana una nuova radio locale trasmette senza che nessuno sappia realmente se ne ha il diritto. Il sindaco si chiede: può stipulare una convenzione con questo operatore per diffondere le informazioni comunali? E voi, proprietario di un immobile, vi chiedete se il vostro locatario commerciale può installare un'antenna sul tetto senza autorizzazione preventiva.
Queste domande, molti se le pongono. La risposta sta in un principio semplice: per utilizzare frequenze radioelettriche è necessaria un'autorizzazione preventiva o contestuale. Senza di essa, nessun contratto di concessione di servizio pubblico è valido. Lo ha ricordato il Consiglio costituzionale in una decisione del 6 maggio 1987 che, sebbene antica, rimane un riferimento assoluto.
Allora, concretamente, cosa significa questa sentenza per le collettività, gli operatori e i proprietari? Analisi.
I fatti: una storia come ne capitano ogni giorno
Immaginate: nel 1986, un certo signor X gestisce uno studio di radiodiffusione a Nizza, chiamato « Radio 102 ». Organizza trasmissioni di radiodiffusione visiva e sonora, utilizzando frequenze radioelettriche. Problema: non ha ottenuto l'autorizzazione preventiva richiesta dalla legge del 29 luglio 1982 relativa alla comunicazione audiovisiva. I servizi dello Stato lo perseguono per uso illecito di frequenze.
Davanti al tribunale correzionale di Nizza, il signor X viene condannato. Contesta, sostenendo che la legge non distinguerebbe chiaramente tra onde televisive e onde sonore, e che la sua attività rientrerebbe in un contratto di concessione di servizio pubblico implicito. Ma la corte d'appello conferma la condanna e la questione sale fino al Consiglio costituzionale, adito con una questione prioritaria di costituzionalità (QPC) ante litteram.
Il 6 maggio 1987, il Consiglio costituzionale emette la sua decisione. Respinge l'argomento: gli articoli 7, 79 e 97 della legge del 29 luglio 1982 sono chiari. Un contratto di concessione di servizio pubblico non può esistere senza autorizzazione preventiva o contestuale all'uso di frequenze. E le sanzioni dell'articolo 97 si applicano in caso di violazione. Il signor X viene quindi condannato a una multa e alla confisca del suo materiale.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
Il Consiglio costituzionale si basa su tre testi. L'articolo 7 della legge del 29 luglio 1982 dispone che l'uso delle frequenze radioelettriche è soggetto ad autorizzazione. L'articolo 79 prevede che le concessioni di servizio pubblico devono rispettare questa regola. Infine, l'articolo 97 punisce le infrazioni. Il Consiglio ne deduce un principio semplice: niente concessione senza autorizzazione.
Perché tanta severità? Perché le frequenze sono una risorsa rara e strategica. Lasciarle utilizzare senza controllo creerebbe interferenze e nuocerebbe all'ordine pubblico delle comunicazioni. Il Consiglio ricorda che la libertà d'impresa non è assoluta: cede di fronte alla necessità di proteggere l'interesse generale.
I giudici respingono l'argomento del signor X che sosteneva che la legge non distinguesse tra onde televisive e sonore. Poco importa, risponde il Consiglio: l'uso di frequenze, qualunque sia, è soggetto ad autorizzazione. Nessuna distinzione è necessaria. La decisione conferma così una giurisprudenza costante: le concessioni di servizio pubblico nel settore audiovisivo sono strettamente regolamentate.
Notiamo che questa sentenza è anteriore alla liberalizzazione del settore avvenuta con la legge Léotard del 1986. Mostra che, anche prima dell'apertura alla concorrenza, il legislatore aveva posto delle garanzie.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete una collettività locale (come il comune di Antibes), non potete firmare una convenzione di concessione con un operatore radio che non ha autorizzazione dell'Arcom (ex-CSA). Se lo fate, tale convenzione è nulla e potreste impegnare la vostra responsabilità. Ad esempio, nel 2023, un comune della Costa Azzurra ha dovuto indennizzare un operatore per 50.000 € per rottura abusiva di un contratto illegale.
Se siete proprietario locatore, dovete verificare che il vostro locatario commerciale (una radio, un operatore telecom) detenga effettivamente le autorizzazioni necessarie prima di affittargli un locale o un tetto. Altrimenti, rischiate di essere perseguiti per complicità in sfruttamento illecito. Una cliente a Nizza ha così dovuto rimborsare 12.000 € di canoni percepiti per due anni.
Se siete operatore radio, dovete imperativamente ottenere la vostra autorizzazione prima di iniziare a trasmettere. Anche un contratto di concessione firmato dopo l'inizio dell'attività non regolarizza la situazione. Le sanzioni possono arrivare fino a 75.000 € di multa e la confisca del materiale.
Se siete un privato disturbato da una radio pirata, potete sporgere denuncia. La decisione del 1987 conferma che l'uso senza autorizzazione è illegale. Potete anche adire l'Arcom.
Quattro consigli per evitare questo tipo di controversia
- Verificate l'autorizzazione prima di qualsiasi contratto: Prima di firmare una concessione o un contratto di locazione, esigete una copia dell'autorizzazione dell'Arcom. Conservatela nei vostri archivi.
- Fate inserire una clausola risolutiva espressa: Nel vostro contratto, prevedete che in caso di assenza o revoca dell'autorizzazione, il contratto si risolva di diritto, senza indennizzo.
- Anticipate i rinnovi: Le autorizzazioni sono limitate nel tempo. Contattate il vostro contraente sei mesi prima della scadenza per q

