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Sblocco del canone di locazione commerciale: il giudice non può dilazionare l'aumento
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Sblocco del canone di locazione commerciale: il giudice non può dilazionare l'aumento

📅 Décision du 25 gennaio 2023⚖️ Cour de cassation👁️ 1 vues📖 5 min de lecture

La Corte di Cassazione precisa che il giudice delle locazioni commerciali non ha il potere di dilazionare l'aumento derivante da uno sblocco. Solo il locatore può applicare la dilazione legale. Una decisione che cambia le carte in tavola per inquilini e proprietari.

Decisione di riferimento: cc • N° 21-21.943 • 2023-01-25 • Consulta la decisione →

Immaginate: siete inquilini di un negozio ad Antibes, in rue d'Antibes, e il vostro contratto di locazione giunge a rinnovo. Il proprietario vi annuncia un nuovo canone molto più alto, a causa di uno sblocco (cioè il canone non è più limitato dall'indice, ma può essere fissato al valore locativo di mercato). Contestate e la causa va davanti al giudice delle locazioni commerciali. Ma ecco la domanda che assilla tutti gli attori: questo giudice può, oltre a fissare il canone, decidere che l'aumento venga dilazionato su più anni per attenuare l'onere? La Corte di Cassazione ha risposto il 25 gennaio 2023: no, non è di sua competenza. Spiegazioni.

I fatti: una storia come tante

La signora Y, inquilina di un locale commerciale a Le Cannet, che gestisce un negozio di abbigliamento, vede rinnovato il suo contratto di locazione nel 2018. Il proprietario, il signor Z, notifica un nuovo canone sbloccato, che passa da 12.000 € a 18.000 € all'anno, con un aumento del 50%. L'inquilina contesta l'importo e adisce il giudice delle locazioni commerciali. Chiede, in via principale, che il canone sia fissato a 14.000 € e, in via subordinata, che se il canone è fissato a 18.000 €, l'aumento venga dilazionato su tre anni ai sensi dell'articolo L. 145-34 del Codice del commercio (che prevede una dilazione dell'aumento annuo al 10% del canone pagato). Il giudice di primo grado fissa il canone a 16.000 €, ma rifiuta di applicare la dilazione, ritenendo di non potersi pronunciare su questo punto. L'inquilina propone appello. La corte d'appello di Aix-en-Provence conferma la sentenza, ma per un motivo diverso: ritiene che la dilazione sia automatica e che il giudice non debba ordinarla. L'inquilina ricorre in cassazione. La Corte di Cassazione deve quindi decidere: il giudice delle locazioni commerciali ha il potere di applicare la dilazione?

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di Cassazione inizia ricordando il testo dell'articolo L. 145-34 del Codice del commercio. Questo articolo dispone che, in caso di sblocco, l'aumento del canone non può superare il 10% del canone pagato per anno. Ma attenzione: questo testo riguarda solo l'esecuzione del pagamento, non la fissazione del canone. Pertanto, il canone è effettivamente fissato al valore locativo (ad esempio 18.000 €), ma il locatore può esigere solo un aumento limitato ogni anno (10% del canone precedente). La Corte precisa che questo meccanismo di dilazione è distinto dalla fissazione del canone. Ora, il giudice delle locazioni commerciali, secondo l'articolo R. 145-23 del Codice del commercio, conosce solo le contestazioni relative alla fissazione del prezzo del canone rivisto o rinnovato. Non ha quindi competenza per pronunciarsi sulla dilazione. La corte d'appello, adita in appello, non può avere più poteri del giudice iniziale. Di conseguenza, la richiesta di dilazione non è ricevibile davanti al giudice delle locazioni commerciali. Non si tratta di un revirement giurisprudenziale, ma di una conferma: la Corte di Cassazione si era già pronunciata in tal senso con una sentenza del 16 settembre 2020 (n. 19-14.058). Pertanto, la dilazione si applica di diritto, senza che il giudice debba intervenire. Spetta al locatore, nel contratto di locazione o nella sua notifica, prevedere la dilazione.

Cosa cambia per voi — concretamente

Per gli inquilini: se contestate un canone sbloccato, non potete più chiedere al giudice di dilazionare l'aumento. Dovete farlo direttamente presso il locatore o, se il locatore lo ha già previsto, il giudice non deve ordinarlo. In pratica, ciò significa che se il proprietario non rispetta la dilazione, non è il giudice delle locazioni a doverlo ricordare, ma il tribunale di grande istanza (o tribunale giudiziario) ordinario. Per i proprietari locatori: dovete assolutamente prevedere nel contratto di locazione o nell'atto di rinnovo la dilazione dell'aumento, altrimenti non potrete applicarla unilateralmente. Ad esempio, a Le Cannet, se il canone passa da 10.000 € a 15.000 €, potrete richiedere solo 11.000 € il primo anno (10.000 + 10%), 12.100 € il secondo, ecc., fino a raggiungere 15.000 €. Se omettete di scriverlo, l'inquilino potrebbe richiedervi l'intero canone immediatamente (ma potrete comunque dilazionarlo di fatto fatturando solo il 10%). Attenzione però: se l'inquilino contesta l'importo del canone, dovrà farlo davanti al giudice delle locazioni, ma la questione della dilazione dovrà essere decisa altrove. Ciò complica le procedure. In effetti, ho incontrato casi in cui agli inquilini è stata negata la dilazione dal giudice delle locazioni e hanno dovuto adire un altro tribunale per farla rispettare, con costi aggiuntivi.

Quattro consigli per evitare questo tipo di controversia

  • 1. Redigete un contratto di locazione preciso: menzionate chiaramente le modalità di sblocco e di dilazione. Ad esempio: «In caso di sblocco, il canone sarà fissato al valore locativo, ma l'aumento annuo non potrà superare il 10% del canone dell'anno precedente.» Ciò evita to

Informations juridiques

  • Numéro: 21-21.943
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 25 janvier 2023

Mots-clés

loyer commercialdéplafonnementétalement haussejuge des loyersCour de cassation

Cas d'usage pratiques

1

Locataire commercial face à une hausse de loyer déplafonnée

Mme Y, locataire d'une boutique de prêt-à-porter à Le Cannet, voit son loyer passer de 12 000 € à 18 000 € par an lors du renouvellement du bail. Elle conteste ce montant et demande au juge des loyers commerciaux d'étaler la hausse sur trois ans.

Application pratique:

Cette décision de la Cour de cassation du 25 janvier 2023 précise que le juge des loyers commerciaux n'a pas le pouvoir d'ordonner l'étalement de la hausse prévu par l'article L. 145-34 du Code de commerce. En tant que locataire, vous devez demander cet étalement directement au bailleur ou l'invoquer dans le cadre de l'exécution du paiement, mais pas dans le cadre de la fixation judiciaire du loyer. Si le juge fixe un loyer déplafonné, vous devrez ensuite négocier l'étalement avec le propriétaire ou, en cas de refus, saisir le juge de l'exécution.

2

Propriétaire souhaitant fixer un loyer déplafonné sans étalement

M. Z, propriétaire d'un local commercial à Antibes, notifie un nouveau loyer déplafonné à son locataire, passant de 10 000 € à 15 000 € par an. Le locataire conteste et saisit le juge des loyers commerciaux.

Application pratique:

La Cour de cassation confirme que le juge des loyers commerciaux ne peut pas imposer un étalement de la hausse lors de la fixation du loyer. En tant que propriétaire, vous pouvez donc obtenir un jugement fixant le loyer à la valeur locative sans étalement. Cependant, le locataire pourra toujours invoquer l'article L. 145-34 pour limiter l'augmentation annuelle à 10 % du loyer acquitté lors du paiement. Il est conseillé de prévoir une clause d'étalement dans le bail ou de négocier un échelonnement à l'amiable pour éviter un contentieux ultérieur.

3

Conseil en gestion locative conseillant sur l'étalement des hausses

Un conseil en gestion locative assiste un client propriétaire d'un local commercial à Cannes, dont le loyer vient d'être fixé judiciairement à 20 000 €, contre 14 000 € auparavant. Le locataire demande un étalement sur trois ans.

Application pratique:

La décision de la Cour de cassation du 25 janvier 2023 indique que le juge des loyers commerciaux n'a pas compétence pour ordonner l'étalement. Ainsi, si le loyer a déjà été fixé par le juge, l'étalement relève de l'exécution du paiement. En tant que conseil, vous devez informer votre client que le locataire peut exiger que la hausse annuelle ne dépasse pas 10 % du loyer acquitté en vertu de l'article L. 145-34. Pour éviter des tensions, recommandez de convenir d'un étalement à l'amiable, par exemple sur trois ans, ce qui est souvent accepté par les tribunaux en cas de litige ultérieur.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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