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Dispensa dal preavviso: quando il datore di lavoro torna sulla sua iniziale opposizione, il lavoratore può esigere l'indennità
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Dispensa dal preavviso: quando il datore di lavoro torna sulla sua iniziale opposizione, il lavoratore può esigere l'indennità

📅 Décision du 20 giugno 1990⚖️ Cour de cassation👁️ 12 vues📖 4 min de lecture

Un lavoratore chiede la dispensa dal preavviso, il datore rifiuta, poi accetta. La Corte di Cassazione stabilisce che il rifiuto iniziale fa sorgere il diritto all'indennità di preavviso, anche se il lavoratore viene infine dispensato. Analisi per datori di lavoro e lavoratori.

Decisione di riferimento: cc • N. 87-41.136 • 1990-06-20 • Consulta la decisione →

Immaginate la scena: a Vallauris, un ingegnere informatico, chiamiamolo Sig. Dupont, annuncia al suo datore di lavoro che intende lasciare il posto. Chiede di essere dispensato dall'eseguire il preavviso di tre mesi. Il datore gli risponde per lettera: «No, il preavviso è di tre mesi, deve eseguirlo.» Qualche giorno dopo, il datore cambia idea e accetta la dispensa. Ma il Sig. Dupont, ritenendo che il rifiuto iniziale gli abbia causato un danno, richiede l'indennità compensativa di preavviso. Il datore sostiene che, alla fine, è stato dispensato, quindi nessuna indennità dovuta. La domanda che ogni proprietario o inquilino potrebbe porsi in materia di diritto del lavoro: quando un diritto viene rifiutato e poi concesso, si può far valere il rifiuto iniziale per ottenere un risarcimento? La Corte di Cassazione risponde sì. Questa decisione, resa nel 1990, rimane un punto di riferimento per tutte le controversie relative al preavviso.

Che siate lavoratori o datori di lavoro, questa vicenda vi riguarda se vi trovate di fronte a una richiesta di dispensa dal preavviso. La trappola è classica: un accordo verbale o una prima lettera di rifiuto, poi un dietrofront. Ma quali sono i vostri diritti? Questo articolo analizza il ragionamento dei giudici e fornisce chiavi concrete, con esempi tratti dalla mia pratica nelle circoscrizioni di Grasse, Mont-de-Marsan, e in particolare a Vallauris e Cannet.

I fatti: una storia che capita ogni giorno

Il Sig. X (nome fittizio) viene assunto nel febbraio 1978 come ingegnere informatico da una società con sede a Vallauris. Il suo contratto prevede un preavviso di tre mesi in caso di dimissioni o licenziamento. Il 24 dicembre 1984, rassegna le dimissioni e chiede di essere dispensato dall'eseguire tale preavviso. Con lettera, il datore gli ricorda che il preavviso è di tre mesi e che deve eseguirlo. Ma qualche giorno dopo, il datore accoglie la sua richiesta e lo dispensa dal preavviso. Il Sig. X viene quindi liberato immediatamente, ma ritiene che il rifiuto iniziale gli abbia causato un danno: contava su un'indennità compensativa di preavviso per riprendersi professionalmente. Adisce quindi il consiglio di prud'hommes per richiedere un'indennità integrativa corrispondente al periodo di preavviso non eseguito.

La corte d'appello dà torto al Sig. X, ritenendo che, poiché il datore ha infine accettato la dispensa, non vi è luogo a indennità. Ma la Corte di Cassazione cassa tale sentenza: ritiene che il lavoratore possa far valere il rifiuto iniziale. In chiaro, se il datore aveva prima detto no, poi sì, il lavoratore ha diritto all'indennità di preavviso perché il rifiuto iniziale ha fatto sorgere un diritto acquisito. Attenzione però: ciò non significa che ogni dispensa concessa dopo un rifiuto dia diritto all'indennità. È necessario che il lavoratore abbia subito un danno a causa del rifiuto iniziale. In questa vicenda, il lavoratore non aveva trovato immediatamente un altro lavoro, quindi aveva effettivamente perso un'opportunità.

Quello che pochi sanno è che la Corte di Cassazione applica qui un principio generale di diritto: quando il datore manifesta una volontà chiara di non dispensare, poi cambia idea, il lavoratore può far valere la posizione iniziale per richiedere l'indennità. Si tratta di un revirement rispetto a una giurisprudenza precedente che riteneva rilevante solo la decisione finale.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di Cassazione si è basata sull'articolo 1134 del Codice civile (vecchio, oggi 1103) che dispone che le convenzioni legalmente formate hanno forza di legge per coloro che le hanno stipulate. In materia di contratto di lavoro, le dimissioni sono un atto unilaterale del lavoratore, ma il preavviso è un periodo di esecuzione del contratto. Il datore può dispensare il lavoratore dall'eseguire il preavviso, ma tale dispensa non priva il lavoratore dell'indennità compensativa, salvo che il lavoratore ne faccia richiesta e il datore accetti senza un rifiuto preliminare.

In altre parole, il ragionamento dei giudici è il seguente: quando il lavoratore chiede una dispensa, il datore può accettare o rifiutare. Se rifiuta, il lavoratore resta obbligato a eseguire il preavviso e ha diritto alla retribuzione. Se il datore cambia idea e lo dispensa infine, il lavoratore non esegue il preavviso, ma ha diritto all'indennità compensativa perché il rifiuto iniziale ha modificato la situazione: il lavoratore ha potuto, in buona fede, organizzare la propria vita in base a tale rifiuto (ad esempio, cercando un impiego dopo il periodo di preavviso).

Questa decisione conferma una tendenza protettiva del lavoratore: la Corte di Cassazione sanziona le pratiche del datore che giocano sulla confusione. Nella mia pratica, ho incontrato casi in cui il datore diceva verbalmente «nessun problema, è dispensato» e poi inviava una lettera di rifiuto, o viceversa. I giudici guardano la cronologia degli scritti. Qui, il rifiuto iniziale era scritto, il che ha permesso al lavoratore di provare la contraddizione.

Gli argomenti del datore erano i seguenti: il lavoratore ha chiesto la dispensa, l'ha ottenuta, quindi non ha diritto all'indennità. La corte d'appello aveva seguito questa logica. Ma la Corte di Cassazione ha ritenuto che si trattasse di un errore.

Questions fréquentes

Mon employeur a refusé ma dispense de préavis puis a accepté : ai-je droit à l'indemnité ?

Oui, selon la Cour de cassation, vous pouvez vous prévaloir du refus initial pour réclamer l'indemnité compensatrice de préavis, à condition de prouver que ce refus vous a causé un préjudice (par exemple, vous avez organisé votre recherche d'emploi en fonction du préavis).

Que faire si l'employeur ne me donne pas d'écrit ?

Demandez un courrier ou un email. En l'absence d'écrit, vous pouvez utiliser des témoignages ou des enregistrements (sous conditions). Mais il est préférable d'obtenir une trace écrite pour prouver le refus initial.

Quel est le délai pour saisir les prud'hommes ?

Vous avez deux ans à compter de la rupture du contrat de travail. Pour une démission, le point de départ est la date de fin du préavis effectué ou la date à laquelle l'indemnité aurait dû être versée.

Puis-je renoncer à l'indemnité en échange de la dispense ?

Oui, mais cela doit être formalisé par un écrit clair et non équivoque, signé de vous. Si l'employeur a d'abord refusé, puis accepte, votre renonciation doit intervenir après son acceptation, sinon elle pourrait être contestée.

Cette décision s'applique-t-elle aux contrats de travail des gardiens d'immeuble ?

Oui, elle s'applique à tous les salariés, y compris les gardiens d'immeuble (relevant de la convention collective de l'immobilier). Le principe est le même : si l'employeur refuse la dispense puis l'accorde, l'indemnité est due.

Informations juridiques

  • Numéro: 87-41.136
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 20 juin 1990

Mots-clés

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Cas d'usage pratiques

1

Salarié démissionnaire à Vallauris

Un ingénieur informaticien démissionne et demande une dispense de préavis de 3 mois. L'employeur refuse par courrier, puis accepte verbalement 5 jours plus tard. Le salarié n'a pas retrouvé de travail immédiatement.

Application pratique:

Le salarié peut réclamer l'indemnité compensatrice de préavis (3 mois de salaire). Il doit conserver le courrier de refus et prouver qu'il n'a pas retrouvé de travail. Saisir les prud'hommes dans les 2 ans.

2

Employeur d'une copropriété au Cannet

Le syndic d'une copropriété au Cannet refuse par email la dispense de préavis d'un gardien, puis l'accorde une semaine après pour éviter une tension. Le gardien réclame l'indemnité.

Application pratique:

L'employeur doit payer l'indemnité car le refus initial était écrit. Pour éviter cela, il aurait dû accepter directement ou formaliser une renonciation écrite du salarié à l'indemnité en échange de la dispense.

3

Commerçant à Grasse gérant une petite entreprise

Un commerçant à Grasse emploie un vendeur qui démissionne et demande une dispense de préavis d'1 mois. L'employeur refuse oralement, puis accepte. Le vendeur n'a pas de preuve écrite du refus.

Application pratique:

Sans preuve écrite, il sera difficile pour le salarié de prouver le refus initial. L'employeur peut contester. Conseil : toujours exiger un écrit pour toute demande et réponse.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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