Decisione di riferimento: cc • N° 09-17.108 • 2011-02-02 • Consulta la decisione →
Immaginate: vivete da vent'anni in una casa a Fougères, un diritto d'uso e di abitazione vi è stato concesso da vostro figlio. Un giorno, andate in una casa di riposo, i locali restano vuoti. Il proprietario ritiene che abbiate abbandonato il vostro diritto e cerca di recuperarlo. È esattamente ciò che è accaduto nella causa giudicata dalla Corte di Cassazione il 2 febbraio 2011. La domanda che ogni proprietario si pone è semplice: un allontanamento definitivo dai luoghi è sufficiente ad estinguere il diritto d'uso e di abitazione? La risposta è no, ed è capitale per migliaia di beneficiari.
Questa decisione, resa dalla terza sezione civile, chiarisce una zona d'ombra giuridica. Il diritto d'uso e di abitazione (diritto reale vitalizio di alloggiare in un bene senza esserne proprietario) non si estingue automaticamente per il non uso. Solo un abuso di godimento, cioè un utilizzo contrario alla natura del diritto o a danno del nudo proprietario, può giustificare la decadenza. Un sollievo per le persone anziane che devono lasciare la loro abitazione per ragioni mediche, ma una spada di Damocle per coloro che ne abusano.
Che siate proprietari a Bruz o beneficiari di un diritto vitalizio, questa giurisprudenza vi riguarda. Ricorda che il diritto d'uso e di abitazione è un diritto reale (legato alla persona e non al bene) che non si perde per la semplice assenza. Ma attenzione: trasformarlo in rendita o locarlo senza accordo costituisce un abuso. Immergiamoci nei fatti.
I fatti: una storia come tante
Nel 1993, la signora Nicole concede a sua madre un diritto d'uso e di abitazione su una parte di un immobile situato a Fougères. La madre si installa, vive pacificamente, poi, a causa dell'età avanzata, viene collocata in una struttura specializzata. I locali restano vuoti. Qualche anno dopo, il proprietario, ritenendo che la madre abbia abbandonato il suo diritto, vende il bene a un terzo. La madre, rappresentata dal suo curatore (persona incaricata di proteggere i suoi interessi), apprende della vendita e cita in giudizio il proprietario per far riconoscere il suo diritto.
Il tribunale di grande istanza di Rennes dà ragione alla madre: il diritto d'uso e di abitazione non è estinto. Il proprietario fa appello. La corte d'appello di Rennes conferma nel 2009, ma con una motivazione traballante: ritiene che la madre abbia «convertito» il suo diritto in rendita vitalizia (percependo prestazioni di assistenza sociale) e che quindi vi sia abuso. La madre ricorre in cassazione. Sostiene che l'abbandono dei luoghi non è sufficiente ad estinguere il suo diritto, e che la conversione in rendita non è un abuso di godimento.
La Corte di Cassazione cassa la sentenza d'appello. Ricorda che solo l'abuso di godimento, cioè un uso anomalo del diritto, può comportare l'estinzione. Il fatto di lasciare i luoghi per ragioni mediche non è un abuso. E il fatto di percepire un'assistenza sociale non trasforma il diritto in rendita. La causa viene rinviata alla corte d'appello di Caen. Un colpo di scena che mostra bene la complessità del diritto vitalizio.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione si basa sull'articolo 618 del Codice civile (che regola l'estinzione dell'usufrutto in caso di abuso) e sull'articolo 625 (che estende queste regole al diritto d'uso e di abitazione). In termini semplici: un diritto d'uso e di abitazione è un diritto reale vitalizio (dura fino alla morte del beneficiario) che può essere perso solo se il titolare ne fa un uso abusivo, ad esempio locandolo o vendendolo. Il semplice fatto di non occupare più i luoghi, anche per lungo tempo, non costituisce un abuso.
L'alta giurisdizione censura la corte d'appello di Rennes su due punti. Innanzitutto, ritiene che il collocamento in una struttura sanitaria non sia un abbandono volontario ma una costrizione medica. In secondo luogo, giudica che il fatto di beneficiare dell'assistenza sociale non trasformi il diritto d'uso in rendita vitalizia: è una prestazione sociale, non una conversione del diritto. I giudici di merito avevano commesso un errore nel ritenere un abuso laddove non vi era.
Questa decisione conferma una giurisprudenza costante: il diritto d'uso e di abitazione è protettivo del beneficiario. Non si estingue per il non uso, contrariamente ad altri diritti reali come l'usufrutto (che può estinguersi dopo 30 anni di non uso per i beni mobili). Gli argomenti del proprietario — abbandono, conversione in rendita — sono stati respinti. La Corte ricorda che l'abuso deve essere caratterizzato, ad esempio una locazione non autorizzata o un degrado volontario.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per i proprietari locatori o nudi proprietari, questa decisione è un avvertimento: non potete recuperare un bene semplicemente perché il beneficiario di un diritto d'uso e di abitazione ha lasciato i luoghi. Se vendete il bene senza tenere conto di questo diritto, rischiate un'azione legale e danni e interessi. Esempio numerico: a Bruz, una casa stimata a 200.000 € con un diritto d'uso vitalizio può vedere il suo valore ridotto del 30-50%. Vendere senza rimuovere il diritto espone all'annullamento della vendita o a un indennizzo.
Per i beneficiari di un diritto d'uso (spesso genitori o nonni), è una protezione preziosa. Se dovete andare in una casa di riposo, il vostro diritto rimane. Potete persino conservarlo per tornarvi in seguito, o lasciarlo vuoto senza perdere il vostro diritto. Attenzione però: non locatelo, non prestatelo a titolo oneroso, e non fatene un uso commerciale. Sarebbe un abuso caratterizzato.
Se siete acquirenti di un bene

