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Indennità di esclusione: la trappola del termine di due anni, anche se il locatore è in malafede
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Indennità di esclusione: la trappola del termine di due anni, anche se il locatore è in malafede

📅 Décision du 12 febbraio 2026⚖️ Cour de cassation👁️ 13 vues📖 5 min de lecture

La Corte di cassazione conferma che il conduttore commerciale deve adire il tribunale entro due anni dalla disdetta per ottenere un'indennità di esclusione, anche se il locatore ha riconosciuto il suo diritto all'indennità o è stato in malafede. Trascorso tale termine, l'occupazione diventa senza diritto né titolo, aprendo la strada allo sfratto.

Decisione di riferimento: cc • N. 24-10.578 • 2026-02-12

Immaginate per un attimo: siete proprietari di un locale commerciale a Charleville-Mézières, affittato a un fiorista da vent'anni. Volete recuperare il vostro bene per installarvi vostro figlio e inviate una disdetta con offerta di indennità di esclusione. Il conduttore non si muove, scambiate lettere, vi chiede documenti per quantificare l'indennità, voi li fornite. Passano due anni. E qui, sorpresa: il conduttore vi cita in giudizio per ottenere un'indennità di esclusione, ma vi rendete conto che il termine di due anni è scaduto. Cosa succede? Questa decisione della Corte di cassazione del 12 febbraio 2026 (n. 24-10.578) fornisce una risposta chiara, e sorprenderà più di uno.

La domanda che ogni proprietario locatore si pone è semplice: «Il mio conduttore può ancora richiedere un'indennità di esclusione se sono stato in malafede o se ho riconosciuto il suo diritto?» La risposta è no. Ed è qui che il problema si fa serio.

In questa sentenza, la Corte di cassazione ricorda che il termine di due anni per adire il tribunale decorre dalla data della disdetta e che nulla — nemmeno la malafede del locatore — può interromperlo o sospenderlo. Trascorso tale termine, il conduttore perde il diritto all'indennità e diventa occupante senza diritto né titolo. Lo sfratto può quindi essere richiesto in via d'urgenza. Analizziamo insieme questa decisione che cambia le carte in tavola per le locazioni commerciali.

I fatti: una storia come tante

I signori X sono proprietari di un locale commerciale a Épernay, affittato alla SARL «Champagne et Fleurs» dal 2005. Nel 2020 decidono di riprendere il locale per installarvi la propria attività di vendita di vini. Inviano una disdetta con offerta di indennità di esclusione al conduttore, conformemente all'articolo L. 145-9 del codice del commercio (che regola il diritto di ripresa del locatore). La disdetta fissa la data di partenza al 31 dicembre 2020.

Il conduttore non lascia i locali. Avvia discussioni con il locatore per determinare l'importo dell'indennità di esclusione (la somma dovuta al conduttore per il pregiudizio subito a causa dell'esclusione). Il locatore, per lettera, riconosce il diritto all'indennità e chiede al conduttore di fornirgli elementi per quantificarla. Il conduttore esegue, trasmette i suoi conti, aspetta. Ma non succede nulla: il locatore non risponde e il conduttore non intraprende alcuna azione legale prima del 31 dicembre 2022, cioè due anni dopo la data della disdetta.

Nel gennaio 2023, il conduttore adisce il tribunale del commercio di Reims per ottenere la determinazione dell'indennità di esclusione. Il locatore eccepisce la prescrizione: l'azione è tardiva, il termine di due anni è scaduto. Il conduttore ribatte che il locatore ha riconosciuto il suo diritto all'indennità, il che interrompe la prescrizione, e che la sua malafede (nel non rispondere) giustifica una sospensione del termine.

Il tribunale del commercio dà ragione al locatore. Il conduttore fa appello. La corte d'appello di Reims, con sentenza del 12 gennaio 2024, riforma la decisione: ritiene che il locatore abbia riconosciuto il diritto all'indennità del conduttore (il che interrompe la prescrizione) e che, in ogni caso, l'occupazione del conduttore non è abusiva finché l'indennità non è determinata. Il locatore ricorre in cassazione.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di cassazione cassa la sentenza d'appello. Il suo ragionamento si basa su due punti essenziali.

In primo luogo, il termine di due anni è un termine di prescrizione estintiva, non un termine di decadenza. In altre parole, è un termine che estingue l'azione stessa e decorre dalla data della disdetta, indipendentemente dal fatto che il locatore abbia o meno offerto un'indennità. L'articolo L. 145-9 del codice del commercio dispone che il conduttore deve, a pena di perdita del diritto all'indennità, adire il tribunale entro due anni dalla data per la quale la disdetta è stata data. Tale termine può essere interrotto solo da un'azione legale, non da un semplice riconoscimento del diritto. La corte d'appello aveva ritenuto che il riconoscimento del diritto all'indennità da parte del locatore interrompesse la prescrizione, ma la Corte di cassazione ricorda che solo gli atti provenienti dal creditore (il conduttore) possono interrompere la prescrizione, non quelli del debitore (il locatore).

In secondo luogo, la malafede del locatore non è una causa di sospensione della prescrizione. Il conduttore invocava il fatto che il locatore aveva «fatto trascinare» le cose non rispondendo alle sue richieste di quantificazione. Ma la Corte di cassazione è ferma: la malafede non figura nell'elenco legale delle cause di sospensione della prescrizione (articolo 2234 del codice civile). Il conduttore doveva agire entro due anni, indipendentemente dalle manovre del locatore.

Di conseguenza, a partire dal 1° gennaio 2023, il conduttore non ha più alcun diritto di occupazione: è occupante senza diritto né titolo. Questa situazione costituisce un turbamento manifestamente illecito ai sensi dell'articolo 835 del codice di procedura civile (che consente al giudice dell'urgenza di ordinare misure per far cessare un turbamento). Il locatore può quindi ottenere lo sfratto in via d'urgenza, senza attendere un giudizio di merito.

Questa decisione è una conferma della giurisprudenza precedente (Cass. 3e civ., 15 giugno 2017, n. 16-18.590; Cass. 3e civ., 10 marzo 2021, n. 20-13.247). Non crea un revirement, ma chiude una porta che alcuni conduttori tentavano di aprire invocando la malafede del locatore.

Cosa cambia per voi — concretamente

Per i proprietari locatori, questa decisione è una sicurezza. Se inviate una disdetta con offerta di indennità di esclusione, sapete che il conduttore ha due anni per agire. Se non lo fa, potete recuperare

Questions fréquentes

Puis-je encore réclamer une indemnité d'éviction si le bailleur a reconnu mon droit par écrit ?

Non, si le délai de deux ans est dépassé. La reconnaissance de droit par le bailleur n'interrompt pas la prescription. Seule une action en justice du locataire le peut.

Que faire si le bailleur me demande des documents pour chiffrer l'indemnité et que je les fournis ?

Vous devez quand même saisir le tribunal dans les deux ans. Les échanges de documents ne suspendent pas le délai. Agissez sans attendre.

Quel est le délai pour agir en justice ?

Deux ans à compter de la date pour laquelle le congé a été donné (date de fin de bail). Passé ce délai, l'action est prescrite et vous perdez tout droit à indemnité.

Puis-je être expulsé après les deux ans ?

Oui, le bailleur peut demander l'expulsion en référé pour trouble manifestement illicite, sans attendre un jugement au fond. Vous devenez occupant sans droit ni titre.

La mauvaise foi du bailleur change-t-elle quelque chose ?

Non, elle n'interrompt ni ne suspend la prescription. Vous pouvez seulement demander des dommages et intérêts si vous prouvez un préjudice distinct de la perte de l'indemnité.

Informations juridiques

  • Numéro: 24-10.578
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 12 février 2026

Mots-clés

indemnité d'évictionbail commercialprescription biennalecongé bailleurmauvaise foiexpulsiontrouble manifestement illiciteCharleville-MézièresÉpernay

Cas d'usage pratiques

1

Locataire à Épernay : congé reçu, bailleur promet une indemnité

Vous êtes locataire d'un local commercial à Épernay depuis 10 ans. Le bailleur vous délivre un congé avec offre d'indemnité d'éviction. Il vous dit : 'Ne vous inquiétez pas, on va s'arranger'. Vous attendez, il vous demande vos comptes, vous les donnez. 18 mois passent. Vous n'avez toujours pas saisi le tribunal.

Application pratique:

Cette jurisprudence vous impose d'agir immédiatement. Même si le bailleur est de bonne foi, le délai de deux ans court. Si vous dépassez la date anniversaire du congé, vous perdez toute indemnité. Consultez un avocat dès réception du congé et assignez avant la fin du délai.

2

Propriétaire à Charleville-Mézières : locataire tarde à agir

Vous êtes propriétaire d'un local à Charleville-Mézières. Vous avez délivré un congé à votre locataire avec offre d'indemnité d'éviction. Il ne quitte pas les lieux, mais n'engage aucune action. Deux ans et un mois plus tard, il vous assigne.

Application pratique:

Vous pouvez opposer la prescription biennale. Le tribunal rejettera sa demande. Vous pouvez même demander son expulsion en référé pour occupation sans droit ni titre. Conservez bien la preuve de la date du congé et du dépassement du délai.

3

Acquéreur d'un local commercial : vérifier le passif

Vous achetez un local commercial à Reims. Le vendeur vous dit que le locataire est en place mais qu'un congé a été délivré il y a 3 ans. Le locataire n'a pas agi.

Application pratique:

Vous pouvez exiger que le vendeur fournisse la preuve du congé et de l'absence d'action du locataire dans les deux ans. Vous pourrez alors récupérer les lieux libres sans indemnité, ce qui augmente la valeur du bien. Faites vérifier par un avocat avant la signature.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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23 juil. 2026Lire →

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