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Indennità di preavviso: un lavoratore può cumulare il suo nuovo stipendio?
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Indennità di preavviso: un lavoratore può cumulare il suo nuovo stipendio?

📅 Décision du 16 giugno 1976⚖️ Cour de cassation👁️ 23 vues📖 4 min de lecture

Un dipendente licenziato ha diritto a percepire l’intera indennità sostitutiva del preavviso, anche se trova immediatamente un nuovo impiego dopo la cessazione del rapporto. La Corte di Cassazione ricorda che è il datore di lavoro a essersi posto nell’impossibilità di fornire la prestazione lavorativa, e il dipendente non può essere penalizzato.

Decisione di riferimento: Cass. • N. 75-40.359 • 1976-06-16 • Consulta la decisione →

Immaginate la scena: siete dipendenti a Grasse, in un'azienda di profumeria. Vi viene annunciata la chiusura del vostro laboratorio. Licenziamento per motivi economici. Avete più di due anni di anzianità, quindi avete diritto a un preavviso di due mesi. Ma il vostro datore di lavoro vi dice: «Ha trovato un altro lavoro quasi subito, quindi le pago solo un mese di indennità sostitutiva del preavviso». È legale? La domanda che si pone ogni proprietario o dipendente: si può cumulare l'indennità di preavviso con la retribuzione del nuovo impiego? Questa decisione della Corte di Cassazione del 16 giugno 1976 risponde chiaramente: sì, il lavoratore ha diritto all'intera indennità, indipendentemente dal fatto che abbia trovato un nuovo lavoro. In parole povere, il datore di lavoro non può ridurre l'indennità con la scusa che il lavoratore non ha subito un danno. Analizziamo questo caso.

I fatti: una storia che capita ogni giorno

Il Sig. X lavora da diversi anni per la società Bres, specializzata nella produzione di prodotti cosmetici a Cagnes-sur-Mer. Nel 1975, l'azienda decide di chiudere un laboratorio e licenzia il Sig. X per motivi economici. In virtù della sua anzianità superiore a due anni, beneficia di un periodo di preavviso di due mesi ai sensi dell'articolo L. 122-6 del Codice del lavoro (divenuto L. 1234-1). Il datore di lavoro gli versa un'indennità sostitutiva del preavviso corrispondente a un solo mese, sostenendo che il Sig. X ha trovato un impiego presso un nuovo datore di lavoro quasi immediatamente dopo il licenziamento. La società ritiene che, non avendo subito una perdita di retribuzione durante il secondo mese, egli non abbia diritto a tale indennità. Il Sig. X adisce il consiglio di prud'hommes di Grasse per richiedere il pagamento del mese mancante. La sentenza gli dà ragione. La società Bres propone appello, ma la Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito. Il ragionamento è ineccepibile: è il datore di lavoro che ha risolto il contratto e che si è trovato nell'impossibilità di fornire lavoro. Non importa che il lavoratore abbia trovato un altro impiego altrove, l'indennità sostitutiva del preavviso è dovuta integralmente.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di Cassazione, nella sua sentenza del 16 giugno 1976 (n. 75-40.359), si basa sugli articoli L. 122-6 e L. 122-8 del Codice del lavoro (oggi articoli L. 1234-1 e L. 1234-5). Queste norme prevedono che il lavoratore licenziato ha diritto a un preavviso la cui durata dipende dalla sua anzianità e che, in mancanza di esecuzione del preavviso, il datore di lavoro deve versare un'indennità sostitutiva. Il punto centrale è il seguente: l'obbligo di pagare l'indennità nasce dal fatto che il datore di lavoro è all'origine della risoluzione del rapporto. «È l'azienda che lo ha licenziato a essersi trovata nell'impossibilità di garantirgli un qualsiasi lavoro», scrivono i giudici. In altre parole, la causa dell'inadempimento del preavviso è imputabile al datore di lavoro, non al lavoratore. Quest'ultimo non ha rifiutato di lavorare; semplicemente non ha avuto la possibilità di farlo. Di conseguenza, il vantaggio che egli trae da un nuovo impiego non può essere utilizzato per ridurre l'indennità. Sarebbe una doppia penalizzazione: il lavoratore perde il suo impiego e, inoltre, gli viene sottratta una parte della sua indennità perché ha avuto la fortuna di trovare rapidamente un nuovo lavoro. La Corte respinge l'argomento del datore di lavoro secondo cui l'indennità sostitutiva ha natura risarcitoria (riparare un danno). Afferma che si tratta di un'indennità forfettaria, dovuta di pieno diritto dal momento in cui il datore di lavoro non fa lavorare il dipendente durante il preavviso. Questo ragionamento è costante da questa decisione: l'indennità sostitutiva del preavviso è una retribuzione differita, non un'indennità per perdita di chance.

Cosa cambia per voi — concretamente

Per i lavoratori: se siete licenziati e avete diritto a un preavviso, dovete percepire l'intera indennità sostitutiva, anche se trovate un altro lavoro il giorno dopo. Ad esempio, a Grasse, un impiegato della profumeria con 5 anni di anzianità, licenziato per motivi economici, ha diritto a due mesi di preavviso (circa 6.000 € per una retribuzione di 3.000 €). Se trova un altro lavoro dopo una settimana, il datore di lavoro non può ridurre l'indennità proporzionalmente. Deve versare l'intero importo di 6.000 €. Per i datori di lavoro: non commettete l'errore di trattenere una parte dell'indennità con la scusa che il lavoratore ha un nuovo impiego. Sareste condannati a pagare il residuo, con interessi legali (tasso fissato annualmente, attualmente intorno al 4,5% nel 2024). In pratica, il consiglio di prud'hommes di Grasse applica rigorosamente questa regola. Se siete proprietari locatori (ad esempio di un locale commerciale a Cagnes-sur-Mer), il m

Questions fréquentes

Puis-je cumuler indemnité de préavis et salaire de mon nouvel emploi ?

Oui, totalement. L'indemnité compensatrice est due intégralement, même si vous retrouvez un emploi immédiatement après votre licenciement. L'employeur ne peut pas la réduire.

Que faire si mon employeur refuse de payer le complément d'indemnité de préavis ?

Saisissez le conseil de prud'hommes dans les 2 ans suivant la rupture. Vous pouvez aussi envoyer une mise en demeure par lettre recommandée avec accusé de réception.

Quels sont les délais pour agir en justice ?

Le délai de prescription est de 2 ans à compter de la rupture du contrat. Devant le conseil de prud'hommes, le délai moyen de jugement est de 6 à 12 mois.

Et si j'ai signé un reçu pour solde de tout compte ?

Vous avez 6 mois pour le contester par lettre recommandée. Passé ce délai, le reçu devient définitif et vous perdez vos droits.

Combien coûte une consultation avec un avocat ?

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Informations juridiques

  • Numéro: 75-40.359
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 16 juin 1976

Mots-clés

indemnité compensatrice de préavispréavislicenciementCour de cassationcumul salaire

Cas d'usage pratiques

1

Salarié licencié retrouvant un emploi rapidement

M. Dupont, salarié à Grasse avec 5 ans d'ancienneté, est licencié économiquement. Il retrouve un emploi une semaine après. Son employeur ne lui verse qu'un mois d'indemnité de préavis sur les deux auxquels il a droit.

Application pratique:

M. Dupont peut réclamer le second mois d'indemnité devant le conseil de prud'hommes. Il doit conserver tous les documents (lettre de licenciement, contrat de travail, preuve du nouvel emploi) et agir dans les 2 ans. L'employeur est tenu de payer l'intégralité, peu importe le nouveau salaire.

2

Employeur tentant de réduire l'indemnité

Une société de parfumerie à Cagnes-sur-Mer licencie une salariée avec 3 ans d'ancienneté. Elle lui propose une indemnité de préavis réduite de moitié, arguant qu'elle a trouvé un autre emploi.

Application pratique:

L'employeur est en tort. La salariée doit refuser de signer tout reçu et consulter un avocat. Elle peut obtenir le complément avec intérêts légaux. L'employeur risque une condamnation aux dépens.

3

Bailleur résiliant un bail commercial

Un propriétaire à Grasse résilie le bail commercial de son locataire pour vendre le local. Le locataire quitte les lieux avant la fin du préavis de 6 mois et trouve un autre local. Le bailleur veut réduire l'indemnité d'éviction.

Application pratique:

Par analogie, le bailleur doit verser l'intégralité de l'indemnité d'éviction, même si le locataire a retrouvé un local. Le principe est le même : la rupture est imputable au bailleur. Le locataire doit consulter un avocat spécialisé en droit immobilier.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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