Decisione di riferimento : cc • N° 83-14.028 • 1985-02-25 • Consulta la decisione →
Immaginate: siete proprietari di un'officina di carrozzeria a Château-Gontier, e il vostro ex dipendente, che ha lavorato trent'anni in un rumore infernale, vi fa causa per non aver dichiarato la sua sordità professionale. La domanda che vi assilla: quando decorre il termine per prendere in carico questa malattia? È dal momento in cui ha lasciato l'officina, oppure si possono considerare le audiometrie effettuate prima?
Questa decisione della Corte di Cassazione del 25 febbraio 1985 (n. 83-14.028) risponde proprio a questo interrogativo. Essa precisa che il termine di presa in carico previsto dalla tabella n. 42 delle malattie professionali è il termine entro il quale la malattia deve, al più tardi, manifestarsi ed essere medicalmente accertata dopo la cessazione dell'esposizione al rumore. Ma attenzione: nulla vieta che questa prima constatazione intervenga prima della fine dell'esposizione, purché sia confermata da un'audiometria effettuata nei termini dopo la cessazione.
Concretamente, ciò significa che una diagnosi di sordità posta durante il periodo di attività può essere considerata come punto di partenza, se esami successivi la confermano. Un'opportunità per i dipendenti, ma un grattacapo per i datori di lavoro e gli assicuratori.
I fatti: una storia come tante
La storia inizia in Mayenne, in un garage di Château-Gontier. Il signor X, carrozziere-tolero, ha lavorato dal 1° aprile 1947 al 31 dicembre 1977 in un ambiente sonoro infernale. Per tutti questi anni, ha subito i rumori di martelli, smerigliatrici e compressori senza alcuna protezione uditiva degna di questo nome. Nel 1978, un anno dopo essere andato in pensione, consulta un otorinolaringoiatra che diagnostica una sordità professionale. Ma ecco: erano già state effettuate delle audiometrie nel 1975, durante la sua attività, che mostravano già una perdita uditiva significativa.
Il signor X chiede allora il riconoscimento della sua malattia professionale alla CPAM (Cassa primaria di assicurazione malattia). Il datore di lavoro contesta: secondo lui, il termine di presa in carico di 30 giorni dopo la cessazione dell'esposizione non è rispettato, poiché la malattia si è manifestata solo dopo la pensione. La cassa segue il parere del comitato regionale di riconoscimento delle malattie professionali e rifiuta la presa in carico. Il signor X adisce il tribunale delle assicurazioni sociali, poi la corte d'appello di Rennes, che respinge la sua richiesta. I giudici d'appello ritengono che la prima constatazione medica della sordità debba intervenire entro il termine di presa in carico dopo la cessazione dell'esposizione, e che le audiometrie precedenti non possano essere considerate.
Il signor X ricorre in cassazione. La Corte di Cassazione cassa la sentenza della corte d'appello, ritenendo che i giudici di merito avrebbero dovuto verificare se le audiometrie del 1975 non costituissero la prima constatazione medica della sordità, confermata dagli esami successivi. La causa viene rinviata ad un'altra corte d'appello.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di Cassazione si basa sulla tabella n. 42 delle malattie professionali, che riguarda le lesioni uditive provocate dal rumore. Questa tabella fissa un termine di presa in carico: la malattia deve essere constatata medicalmente entro un certo termine dopo la cessazione dell'esposizione al rischio. Nel caso di specie, il termine era di 30 giorni (oggi è di 30 giorni anche per la sordità).
Il cuore del ragionamento sta in una frase: «Il termine di presa in carico previsto dalla tabella n. 42 è il termine entro il quale la malattia deve, al più tardi, manifestarsi ed essere medicalmente accertata dopo la cessazione dell'esposizione al rumore, senza che alcun testo si opponga a che questa prima constatazione intervenga prima del giorno di detta esposizione, purché la diagnosi di sordità professionale posta in tale occasione sia stata confermata da un'audiometria effettuata nei termini impartiti dopo la cessazione dell'esposizione al rischio.»
In altre parole, la prima constatazione medica può avvenire durante il periodo di attività, a condizione che la diagnosi sia confermata da un esame effettuato dopo la cessazione dell'esposizione, entro il termine regolamentare. I giudici della Corte di Cassazione rimproverano alla corte d'appello di essersi «rifiutata di tenere conto delle audiometrie effettuate anteriormente a tale cessazione» e di non aver verificato se potessero costituire la prima constatazione medica.
Questa decisione è una conferma della giurisprudenza anteriore (in particolare Cass. soc., 14 giugno 1979, n. 78-10.123) che già ammetteva questa flessibilità. Non si tratta quindi di un revirement, ma di un richiamo all'ordine per i giudici di merito. La Corte di Cassazione insiste sulla necessità di un'interpretazione non formalistica delle tabelle delle malattie professionali, per non privare il lavoratore dei suoi diritti.
Cosa cambia per voi — concretamente
Per i lavoratori esposti al rumore (carrozzieri, operai edili, musicisti, ecc.), questa decisione è una boccata d'ossigeno. Se avete audiometrie durante la vostra carriera che mostrano una perdita uditiva, e questa perdita è confermata da un esame dopo la vostra uscita dall'azienda, potete far riconoscere la vostra sordità come malattia professionale, anche se la diagnosi iniziale risale a prima della cessazione dell'esposizione. Concretamente, potrete ottenere un'indennità dalla CPAM (rendite, indennità in capitale) ed eventualmente un'azione per riconoscimento di colpa inescusabile del datore di lavoro.
Per i datori di lavoro e gli assicuratori, è un campanello d'allarme. Non potete più

