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Malattia professionale e termine di presa in carico: cosa dice la Corte di Cassazione (n. 83-14.028)
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Malattia professionale e termine di presa in carico: cosa dice la Corte di Cassazione (n. 83-14.028)

📅 Décision du 25 febbraio 1985⚖️ Cour de cassation👁️ 19 vues📖 5 min de lecture

La Corte di Cassazione precisa che il termine di presa in carico di una malattia professionale (tabella n. 42) decorre dalla cessazione dell'esposizione al rischio, ma che la prima constatazione medica può essere anteriore se confermata entro tale termine. Una sentenza che rafforza la protezione dei lavoratori esposti al rumore.

Decisione di riferimento : cc • N° 83-14.028 • 1985-02-25 • Consulta la decisione →

Immaginate: siete proprietari di un'officina di carrozzeria a Château-Gontier, e il vostro ex dipendente, che ha lavorato trent'anni in un rumore infernale, vi fa causa per non aver dichiarato la sua sordità professionale. La domanda che vi assilla: quando decorre il termine per prendere in carico questa malattia? È dal momento in cui ha lasciato l'officina, oppure si possono considerare le audiometrie effettuate prima?

Questa decisione della Corte di Cassazione del 25 febbraio 1985 (n. 83-14.028) risponde proprio a questo interrogativo. Essa precisa che il termine di presa in carico previsto dalla tabella n. 42 delle malattie professionali è il termine entro il quale la malattia deve, al più tardi, manifestarsi ed essere medicalmente accertata dopo la cessazione dell'esposizione al rumore. Ma attenzione: nulla vieta che questa prima constatazione intervenga prima della fine dell'esposizione, purché sia confermata da un'audiometria effettuata nei termini dopo la cessazione.

Concretamente, ciò significa che una diagnosi di sordità posta durante il periodo di attività può essere considerata come punto di partenza, se esami successivi la confermano. Un'opportunità per i dipendenti, ma un grattacapo per i datori di lavoro e gli assicuratori.

I fatti: una storia come tante

La storia inizia in Mayenne, in un garage di Château-Gontier. Il signor X, carrozziere-tolero, ha lavorato dal 1° aprile 1947 al 31 dicembre 1977 in un ambiente sonoro infernale. Per tutti questi anni, ha subito i rumori di martelli, smerigliatrici e compressori senza alcuna protezione uditiva degna di questo nome. Nel 1978, un anno dopo essere andato in pensione, consulta un otorinolaringoiatra che diagnostica una sordità professionale. Ma ecco: erano già state effettuate delle audiometrie nel 1975, durante la sua attività, che mostravano già una perdita uditiva significativa.

Il signor X chiede allora il riconoscimento della sua malattia professionale alla CPAM (Cassa primaria di assicurazione malattia). Il datore di lavoro contesta: secondo lui, il termine di presa in carico di 30 giorni dopo la cessazione dell'esposizione non è rispettato, poiché la malattia si è manifestata solo dopo la pensione. La cassa segue il parere del comitato regionale di riconoscimento delle malattie professionali e rifiuta la presa in carico. Il signor X adisce il tribunale delle assicurazioni sociali, poi la corte d'appello di Rennes, che respinge la sua richiesta. I giudici d'appello ritengono che la prima constatazione medica della sordità debba intervenire entro il termine di presa in carico dopo la cessazione dell'esposizione, e che le audiometrie precedenti non possano essere considerate.

Il signor X ricorre in cassazione. La Corte di Cassazione cassa la sentenza della corte d'appello, ritenendo che i giudici di merito avrebbero dovuto verificare se le audiometrie del 1975 non costituissero la prima constatazione medica della sordità, confermata dagli esami successivi. La causa viene rinviata ad un'altra corte d'appello.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di Cassazione si basa sulla tabella n. 42 delle malattie professionali, che riguarda le lesioni uditive provocate dal rumore. Questa tabella fissa un termine di presa in carico: la malattia deve essere constatata medicalmente entro un certo termine dopo la cessazione dell'esposizione al rischio. Nel caso di specie, il termine era di 30 giorni (oggi è di 30 giorni anche per la sordità).

Il cuore del ragionamento sta in una frase: «Il termine di presa in carico previsto dalla tabella n. 42 è il termine entro il quale la malattia deve, al più tardi, manifestarsi ed essere medicalmente accertata dopo la cessazione dell'esposizione al rumore, senza che alcun testo si opponga a che questa prima constatazione intervenga prima del giorno di detta esposizione, purché la diagnosi di sordità professionale posta in tale occasione sia stata confermata da un'audiometria effettuata nei termini impartiti dopo la cessazione dell'esposizione al rischio.»

In altre parole, la prima constatazione medica può avvenire durante il periodo di attività, a condizione che la diagnosi sia confermata da un esame effettuato dopo la cessazione dell'esposizione, entro il termine regolamentare. I giudici della Corte di Cassazione rimproverano alla corte d'appello di essersi «rifiutata di tenere conto delle audiometrie effettuate anteriormente a tale cessazione» e di non aver verificato se potessero costituire la prima constatazione medica.

Questa decisione è una conferma della giurisprudenza anteriore (in particolare Cass. soc., 14 giugno 1979, n. 78-10.123) che già ammetteva questa flessibilità. Non si tratta quindi di un revirement, ma di un richiamo all'ordine per i giudici di merito. La Corte di Cassazione insiste sulla necessità di un'interpretazione non formalistica delle tabelle delle malattie professionali, per non privare il lavoratore dei suoi diritti.

Cosa cambia per voi — concretamente

Per i lavoratori esposti al rumore (carrozzieri, operai edili, musicisti, ecc.), questa decisione è una boccata d'ossigeno. Se avete audiometrie durante la vostra carriera che mostrano una perdita uditiva, e questa perdita è confermata da un esame dopo la vostra uscita dall'azienda, potete far riconoscere la vostra sordità come malattia professionale, anche se la diagnosi iniziale risale a prima della cessazione dell'esposizione. Concretamente, potrete ottenere un'indennità dalla CPAM (rendite, indennità in capitale) ed eventualmente un'azione per riconoscimento di colpa inescusabile del datore di lavoro.

Per i datori di lavoro e gli assicuratori, è un campanello d'allarme. Non potete più

Questions fréquentes

Puis-je faire reconnaître une surdité professionnelle si j'ai quitté mon emploi il y a plus de 30 jours ?

Oui, si vous avez des audiogrammes réalisés pendant votre activité qui montraient déjà une perte auditive, et que cette perte est confirmée par un examen après votre départ, le délai de 30 jours peut être respecté. La première constatation médicale peut être antérieure à la cessation d'exposition.

Que faire si mon employeur refuse de déclarer ma surdité ?

Vous pouvez saisir la CPAM directement. Elle instruira votre demande et pourra, si nécessaire, solliciter l'avis d'un comité régional de reconnaissance des maladies professionnelles. En cas de refus, vous pouvez contester devant le tribunal judiciaire (pôle social).

Quels sont les délais pour agir ?

La prescription de l'action en reconnaissance de maladie professionnelle est de deux ans à compter du jour où vous avez eu connaissance du lien possible entre votre maladie et votre travail (article L. 431-2 du Code de la sécurité sociale). Mais pour la surdité, le délai de prise en charge technique est de 30 jours après la cessation d'exposition.

Les audiogrammes réalisés par un médecin du travail sont-ils recevables ?

Oui, ils constituent une première constatation médicale valable, à condition qu'ils soient réalisés par un médecin compétent et qu'ils soient probants. Conservez-les soigneusement.

Puis-je obtenir des dommages et intérêts si l'employeur a commis une faute inexcusable ?

Oui, si vous démontrez que l'employeur avait conscience du danger (exposition au bruit) et n'a pas pris les mesures nécessaires pour vous protéger, vous pouvez obtenir une majoration de rente et une indemnisation complémentaire devant le tribunal judiciaire.

Informations juridiques

  • Numéro: 83-14.028
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 25 février 1985

Mots-clés

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Cas d'usage pratiques

1

Ancien carrossier à Château-Gontier refusé par la CPAM

M. Dupont a travaillé 30 ans dans un garage à Château-Gontier. Il a quitté son emploi en 2018. En 2019, un ORL diagnostique une surdité professionnelle. La CPAM refuse car le diagnostic date de plus de 30 jours après la cessation. Mais M. Dupont avait des audiogrammes de 2015 montrant déjà une perte auditive.

Application pratique:

Grâce à cette décision, M. Dupont peut invoquer les audiogrammes de 2015 comme première constatation médicale, confirmés par celui de 2019. Il doit contester le refus devant le tribunal judiciaire en produisant tous les examens. Un avocat spécialisé peut l'aider à monter le dossier.

2

Employeur à Mayenne contestant une demande de reconnaissance

Un garagiste de Mayenne reçoit une demande de reconnaissance de maladie professionnelle de la part d'un ancien mécanicien. L'employeur estime que la maladie a été diagnostiquée trop tard. Mais l'ancien salarié produit un audiogramme de 2017 réalisé pendant son contrat.

Application pratique:

L'employeur doit vérifier si l'audiogramme de 2017 a été confirmé par un examen dans les 30 jours suivant le départ du salarié. Si oui, la demande est fondée. Il peut néanmoins contester l'imputabilité au travail en démontrant d'autres causes (âge, otites...).

3

Propriétaire d'un local bruyant à Laval inquiet pour ses locataires

Mme Martin loue un atelier à Laval à un artisan menuisier. Elle craint que les futurs locataires ne soient exposés au bruit et ne puissent pas faire reconnaître une éventuelle surdité. Elle s'interroge sur ses obligations.

Application pratique:

En tant que bailleur, Mme Martin n'est pas directement responsable de la santé des salariés du locataire. Mais elle doit s'assurer que le local respecte les normes acoustiques (décret n° 2006-892). Elle peut conseiller au locataire de réaliser des audiogrammes réguliers pour ses employés. En cas de litige, elle pourrait être attraite en garantie des vices cachés si le local est anormalement bruyant.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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