Rifiuto di rinnovo della locazione commerciale: la messa in mora è obbligatoria anche per un obbligo di non fare
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Rifiuto di rinnovo della locazione commerciale: la messa in mora è obbligatoria anche per un obbligo di non fare

📅 Décision du 01 marzo 1972⚖️ Cour de cassation👁️ 11 vues📖 4 min de lecture

Un proprietario non può rifiutare il rinnovo di una locazione commerciale per inadempimento di un obbligo se l'infrazione non è persistita per più di un mese dopo una messa in mora conforme all'articolo 9 del decreto del 30 settembre 1953. Questa regola si applica anche agli obblighi di non fare, come il divieto di cedere la locazione senza autorizzazione.

Decisione di riferimento: cc • N° 70-12.313 • 1972-03-01 • Consulta la decisione →

Immaginate: siete proprietari di un locale commerciale a Saverne, affittato a un commerciante da oltre vent'anni. Un giorno, venite a sapere che il vostro conduttore ha ceduto la locazione a un terzo senza informarvi, in violazione del contratto. Furiosi, gli date disdetta (atto con cui il locatore pone fine alla locazione) rifiutando il rinnovo. Ma avete rispettato la procedura legale? Una decisione della Corte di cassazione del 1972 ricorda una regola fondamentale: anche per un obbligo di non fare (come il divieto di cedere la locazione), il proprietario deve inviare una messa in mora (intimazione scritta a rispettare gli obblighi) e concedere un termine di un mese prima di poter invocare l'infrazione. Senza di ciò, il rifiuto di rinnovo è nullo. Questa decisione, resa oltre cinquant'anni fa, rimane attuale e continua a proteggere i conduttori da disdette abusive. Allora, cosa fare se siete locatore o conduttore in questa situazione? Decifriamo insieme.

I fatti: una storia come capita ogni giorno

Nel 1942, un proprietario di locali commerciali situati a Saverne (Basso Reno) concede in locazione un locale a un certo Y..., che vi esercita la sua attività. Il contratto di locazione, stipulato per una durata di diversi anni, contiene una clausola che vieta al conduttore di cedere la locazione senza il consenso del locatore. Tuttavia, nel 1967, il proprietario scopre che Y... ha ceduto la locazione a un terzo, i coniugi Y..., senza averne chiesto l'autorizzazione. Scontento, decide di non rinnovare la locazione e, il 14 aprile 1967, dà disdetta a Y... per il 30 dicembre successivo, invocando l'inosservanza dell'obbligo di non cedere la locazione senza autorizzazione.

Y... contesta questa disdetta dinanzi al tribunale. Sostiene che il proprietario non gli ha mai inviato una messa in mora (lettera raccomandata con ricevuta di ritorno che lo invita a regolarizzare la situazione) prima di dargli disdetta. Ora, secondo l'articolo 9 del decreto del 30 settembre 1953 (oggi codificato all'articolo L.145-17 del Codice del commercio), il locatore può rifiutare il rinnovo della locazione per inadempimento di un obbligo solo se l'infrazione è proseguita o si è ripetuta per più di un mese dopo una messa in mora. Il proprietario ribatte che questa regola non si applica agli obblighi di non fare: poiché la cessione era già avvenuta, era impossibile porvi rimedio dopo una messa in mora.

La causa arriva dinanzi alla Corte d'appello di Colmar, poi dinanzi alla Corte di cassazione. Il 1° marzo 1972, la Corte suprema emette una sentenza di principio: dà ragione al conduttore. Stabilisce che anche per un obbligo di non fare è necessaria una messa in mora. L'infrazione deve essere persistita per più di un mese dopo tale messa in mora per giustificare un rifiuto di rinnovo. Nel caso di specie, il proprietario non aveva messo in mora il conduttore, quindi la disdetta era irregolare. Una vittoria per il conduttore, ma una lezione per tutti i locatori.

Il ragionamento della giurisdizione — analizzato

La Corte di cassazione si basa sull'articolo 9 del decreto del 30 settembre 1953 (divenuto l'articolo L.145-17 del Codice del commercio). Questo testo dispone che il locatore può rifiutare il rinnovo della locazione se il conduttore ha commesso un'infrazione ai propri obblighi, ma a condizione che l'infrazione sia proseguita o si sia ripetuta per più di un mese dopo una messa in mora notificata con atto stragiudiziale (ufficiale giudiziario) o con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. La questione era: questa formalità si applica anche agli obblighi di non fare (ad esempio, non sublocare, non cedere la locazione, non cambiare la destinazione dei locali)?

Il proprietario sosteneva di no. Affermava che una messa in mora era inutile per un obbligo che non può più essere eseguito successivamente — come una cessione già avvenuta. Riteneva che la legge si riferisse solo agli obblighi di fare (pagare l'affitto, mantenere i locali) dove la messa in mora consentiva al conduttore di regolarizzare. Per lui, il rifiuto di rinnovo era quindi valido.

La Corte di cassazione respinge questo argomento. Afferma che il testo non fa distinzione tra obblighi di fare e obblighi di non fare. La messa in mora è richiesta in tutti i casi. Perché? Perché anche per un obbligo di non fare, la messa in mora può avere un effetto: ad esempio, può consentire al conduttore di far cessare l'infrazione se è ancora in corso (come una sublocazione illecita), o di richiedere una regolarizzazione amichevole. Nel caso di specie, la cessione era già avvenuta, ma la messa in mora avrebbe potuto indurre il conduttore a chiedere un'autorizzazione a posteriori o a negoziare. In ogni caso, la legge impone questa formalità per proteggere il conduttore da disdette brutali.

Questa decisione è una sentenza di principio: conferma un'interpretazione rigorosa dell'articolo 9, già abbozzata dalla giurisprudenza precedente. Esclude definitivamente l'idea che gli obblighi di non fare siano esclusi dall'ambito della messa in mora. Oggi, questa regola è saldamente radicata: qualsiasi rifiuto di rinnovo per inadempimento contrattuale deve essere preceduto da una messa in mora e da un termine di un mese, indipendentemente dalla natura dell'obbligo violato.

Cosa cambia per voi — concretamente

Questa decisione ha implicazioni pratiche immediate per tutti gli attori della locazione commerciale.

Se siete proprietario locatore: Non potete dare disdetta senza aver prima inviato una messa in mora al conduttore. Ad esempio, se il vostro conduttore a Sélestat ha sublocato

Questions fréquentes

Puis-je refuser le renouvellement du bail si mon locataire a sous-loué sans autorisation ?

Oui, mais seulement après une mise en demeure restée infructueuse pendant plus d'un mois. La mise en demeure est obligatoire même pour une obligation de ne pas faire.

Que faire si j'ai reçu un congé sans mise en demeure préalable ?

Contestez-le devant le tribunal judiciaire dans les deux ans suivant sa délivrance. Vous avez de fortes chances d'obtenir son annulation, car la formalité est considérée comme substantielle.

La mise en demeure doit-elle être faite par huissier ?

Non, une lettre recommandée avec accusé de réception suffit, mais un acte d'huissier (acte extrajudiciaire) a une force probante renforcée et est recommandé pour les contentieux sensibles.

Quel est le délai pour agir après un congé irrégulier ?

Vous disposez de deux ans à compter de la délivrance du congé pour le contester. Passé ce délai, l'action est prescrite.

Puis-je refuser le renouvellement pour défaut de paiement de loyer sans mise en demeure ?

Non, la mise en demeure est obligatoire pour tout manquement, y compris les loyers impayés. Le bailleur doit d'abord mettre en demeure le locataire de payer, puis attendre un mois avant de pouvoir refuser le renouvellement.

Informations juridiques

  • Numéro: 70-12.313
  • Juridiction: Cour de cassation
  • Date de décision: 01 mars 1972

Mots-clés

bail commercialrefus de renouvellementmise en demeureobligation de ne pas fairecession de bail

Cas d'usage pratiques

1

Propriétaire à Sélestat : cession de bail sans autorisation

Un propriétaire découvre que son locataire a cédé le bail à un tiers sans son accord. Il donne congé sans mise en demeure préalable. Le locataire conteste.

Application pratique:

Le congé est nul. Le propriétaire doit adresser une mise en demeure au locataire initial (ou au cessionnaire) pour régulariser. Si la cession persiste plus d'un mois, il peut alors refuser le renouvellement. En attendant, le bail est reconduit tacitement.

2

Locataire à Saverne : congé pour sous-location illicite

Un locataire sous-loue une partie de son local sans autorisation. Le bailleur lui donne congé pour cette infraction, sans mise en demeure. Le locataire souhaite rester.

Application pratique:

Le locataire peut faire annuler le congé. Il doit saisir le tribunal judiciaire. Il peut aussi demander des dommages et intérêts pour le préjudice subi (perte de chance de renouvellement). Conseil : régulariser la sous-location si possible.

3

Acquéreur d'un fonds de commerce à Strasbourg : due diligence

Un acquéreur envisage d'acheter un fonds de commerce. Le vendeur a reçu un congé pour avoir changé la destination des lieux sans autorisation. Le congé n'a pas été précédé d'une mise en demeure.

Application pratique:

L'acquéreur doit exiger que le vendeur conteste le congé ou obtienne une renonciation du bailleur. À défaut, le bail pourrait être remis en cause après l'acquisition. Il est conseillé de suspendre la vente jusqu'à régularisation.

Maître Cécile Zakine

À propos de l'auteur

Maître Cécile Zakine — Avocate au Barreau des Alpes-Maritimes, Docteur en Droit. Chaque article de ce magazine est rédigé à partir de l'analyse d'une décision de jurisprudence réelle, commentée et mise en perspective par les équipes de Maître Zakine.

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