Decisione di riferimento: cc • N° 74-10.337 • 1975-06-03 • Consulta la decisione →
Un proprietario di un fondo intercluso vede negato l'accesso alla via pubblica dal vicino. Dopo una prima decisione giudiziaria che ordina una misura istruttoria e riserva espressamente i diritti delle parti, egli intraprende una nuova azione, questa volta possessoria. Sorge la domanda: questa prima decisione, sebbene divenuta definitiva, ha autorità di cosa giudicata e rende irricevibile la seconda azione?
La domanda che ogni proprietario si pone di fronte a una turbativa di vicinato: una prima sentenza che si limita a ordinare una perizia o un sopralluogo mi impedisce di tornare davanti al giudice per far riconoscere il mio diritto? In altre parole, questa prima sentenza ha forza di cosa giudicata?
Questa decisione, emessa dalla terza sezione civile della Corte di cassazione, fornisce una risposta chiara: finché il dispositivo della sentenza riserva espressamente tutti i diritti e mezzi delle parti, e ordina una semplice misura istruttoria senza pregiudicare il merito, essa non spoglia il giudice e non impedisce una nuova azione. Nel caso di specie, l'azione di spoglio (azione possessoria volta a far cessare una turbativa al possesso) rimane ricevibile, anche dopo una prima decisione divenuta irrevocabile, purché questa non abbia risolto la controversia.
I fatti: una storia come ne capitano ogni giorno
Un proprietario possiede un fondo che, per accedere alla via pubblica, deve percorrere un sentiero che attraversa la proprietà vicina. Da anni passa senza difficoltà. Ma un giorno, il vicino gli sbarra il passaggio, sostenendo che si trattava solo di una tolleranza. Il proprietario intercluso, ritenendo il suo diritto fondato sullo stato di interclusione (assenza di sbocco sufficiente sulla via pubblica), adisce il tribunale di primo grado. Il giudice, con una sentenza di mero rinvio, ordina un sopralluogo e un'indagine per determinare in particolare la data delle turbative, e riserva espressamente tutti i diritti e mezzi delle parti. Questa sentenza diventa definitiva. Qualche tempo dopo, il proprietario intercluso cita nuovamente il vicino, questa volta per spoglio per turbativa al suo possesso. Il vicino eccepisce l'autorità della cosa giudicata della prima sentenza. La corte d'appello gli dà ragione e dichiara l'azione irricevibile. Il proprietario intercluso ricorre in cassazione. L'Alta Corte cassa la sentenza d'appello: la prima sentenza, in quanto riservava tutti i diritti e mezzi e ordinava una semplice misura istruttoria senza pregiudicare il merito, è priva dell'autorità della cosa giudicata. L'azione di spoglio è quindi ricevibile.
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di cassazione si basa su un principio fondamentale del diritto processuale civile: l'autorità della cosa giudicata (articolo 1355 del Codice civile) si applica solo a ciò che è stato deciso nel dispositivo della sentenza. Una sentenza di mero rinvio che si limita a ordinare una misura istruttoria (perizia, sopralluogo, indagine) senza risolvere alcuna contestazione non ha autorità di cosa giudicata, anche se è divenuta definitiva.
Nel caso di specie, il dispositivo della prima sentenza riservava espressamente tutti i diritti e mezzi delle parti. In altre parole, il giudice non aveva deciso nulla sul merito: non aveva stabilito se il proprietario avesse o meno un diritto di passaggio, né se le turbative fossero fondate. Si era limitato a ordinare la verifica dei fatti. Di conseguenza, questa sentenza non poteva costituire ostacolo a una nuova azione, in questo caso un'azione possessoria.
La Corte precisa inoltre che in materia di interclusione, il fatto stesso dell'interclusione costituisce il titolo che consente l'azione possessoria. Spiegazione: per agire in possessorio (cioè per chiedere al giudice di far cessare una turbativa al possesso), occorre giustificare un possesso pacifico e non equivoco da almeno un anno. Ma per una servitù di passaggio fondata sull'interclusione, la legge (articolo 682 del Codice civile) esonera il proprietario intercluso dall'onere di provare un titolo: lo stato di interclusione è sufficiente. Così, il giudice adito con una domanda di mantenimento di una servitù di passaggio può verificare l'esistenza dell'interclusione senza violare la regola del non cumulo del possessorio e del petitorio (che vieta di mescolare le due azioni).
Quello che pochi sanno è che questa decisione, sebbene antica, rimane un punto di riferimento per distinguere le sentenze che decidono il merito da quelle che si limitano a istruire. È stata successivamente confermata in numerose pronunce.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete proprietari di un terreno intercluso, questa decisione vi protegge: una prima sentenza che ordina una semplice perizia non vi impedisce di agire successivamente per spoglio per far cessare una turbativa. Attenzione però: se la prima sentenza avesse deciso una questione (ad esempio, «è accertato che il passaggio è solo una tolleranza»), allora l'autorità della cosa giudicata opererebbe.
Per un conduttore: se beneficiate di un diritto di passaggio per accedere alla vostra abitazione e il proprietario ve lo blocca, potete agire in possessorio, anche se una precedente sentenza aveva ordinato un accertamento. Ma attenzione: dovete giustificare un possesso pacifico e continuato da almeno un anno.
Per un acquirente: prima di acquistare un terreno, verificate se è intercluso e se un diritto di passaggio è stato riconosciuto da una decisione giudiziaria. Se è stata ordinata una semplice misura istruttoria, la controversia non è conclusa. Meglio esigere una transazione o una sentenza definitiva sul merito.
Nella mia pratica, ho incontrato casi in cui un proprietario si è visto opporre l'autorità della

