Decisione di riferimento: cc • N° 19-11.376 • 2020-12-17 • Consulta la decisione →
Un proprietario a Marsiglia si vede negato l'accesso al suo appezzamento dopo l'installazione di un cartello di divieto di circolazione da parte del vicino. La Corte di cassazione, in questa sentenza del 17 dicembre 2020 (n° 19-11.376), precisa che spetta al proprietario che si pretende intercluso provare che tale cartello si basa su una decisione amministrativa. In mancanza di ciò, la servitù di passaggio non può essere riconosciuta.
Ma cosa cambia concretamente per voi, proprietario? E come evitare di trovarsi in questo vicolo cieco giuridico? Analisi.
I fatti: una storia che capita ogni giorno
Il Sig. X è proprietario di un appezzamento a Marsiglia, nell'8° arrondissement. Per accedervi, utilizza tradizionalmente un sentiero chiamato « chemin de la côte Pugin », che attraversa una proprietà vicina appartenente a una SCI. Un giorno, la SCI installa un cartello « divieto di circolazione » all'ingresso di questo sentiero. Il Sig. X si ritrova senza accesso alla sua proprietà.
Cosa fare? Cita in giudizio la SCI per far riconoscere una servitù di passaggio per causa di interclusione. Spiega che, senza il sentiero, il suo terreno è intercluso (senza sbocco sulla via pubblica). La SCI, dal canto suo, contesta: secondo lei, il sentiero rimane accessibile, poiché il cartello non si basa su una decisione amministrativa. In altre parole, il cartello potrebbe essere illegale, e quindi il Sig. X potrebbe semplicemente ignorarlo.
Il tribunale di grande istanza di Marsiglia dà ragione al Sig. X in primo grado. La SCI fa appello. La corte d'appello di Aix-en-Provence conferma l'interclusione e ordina la creazione di un passaggio. Ma la SCI ricorre in cassazione: sostiene che la corte d'appello ha invertito l'onere della prova (cioè ha richiesto alla SCI di provare che il cartello era illegale, mentre spettava al Sig. X provare che era legale).
Il ragionamento della giurisdizione — analizzato
La Corte di cassazione cassa la sentenza della corte d'appello. Si basa sull'articolo 682 del Codice civile (che prevede il diritto di passaggio in caso di interclusione) e sui principi dell'onere della prova (articolo 1353 del Codice civile).
Il suo ragionamento è il seguente: affinché un proprietario possa richiedere una servitù di passaggio per causa di interclusione, deve dimostrare che il suo terreno è effettivamente intercluso. Ora, se l'interclusione deriva da un divieto di circolazione (come un cartello), tale divieto deve essere legale. La prova di questa legalità incombe a colui che invoca l'interclusione, non a colui che ha installato il cartello. In chiaro, spetta al Sig. X provare che il cartello è stato posto in virtù di un'ordinanza comunale o di un'altra decisione amministrativa.
La corte d'appello aveva ritenuto che la SCI dovesse provare che il cartello era illegale. La Corte di cassazione le rimprovera di aver invertito l'onere della prova. Così facendo, ricorda un principio fondamentale: spetta all'attore (colui che rivendica un diritto) fornire le prove di ciò che sostiene.
Attenzione però: questa decisione non significa che il proprietario bloccato da un cartello non possa mai ottenere un passaggio. Semplicemente, deve fornire i documenti amministrativi (delibera, ordinanza) che giustificano il divieto. Se il cartello è illegale, può contestarlo davanti al giudice amministrativo, ma ciò non gli dà automaticamente diritto a una servitù di passaggio.
In pratica, si incontrano casi in cui i proprietari avevano installato da soli un cartello « privato » senza autorizzazione, sperando così di creare un'interclusione fittizia. La giurisprudenza è costante: un cartello senza fondamento legale non crea interclusione.
Cosa cambia per voi — concretamente
Se siete proprietari di un terreno e intendete richiedere un diritto di passaggio a causa di un cartello di divieto, dovete imperativamente raccogliere le prove della legalità di tale cartello. Senza di ciò, la vostra richiesta sarà respinta, come quella del Sig. X.
Facciamo un esempio concreto: accedete al vostro garage tramite un sentiero privato. Il vicino mette un cartello « Vietato ai veicoli ». Se non potete provare che questo cartello è stato imposto dal comune, il giudice riterrà che avete ancora un accesso potenziale, e quindi nessuna interclusione. Risultato: non potrete ottenere una servitù.
Per gli acquirenti: prima di acquistare un immobile, verificate gli accessi. Se uno di essi è bloccato da un cartello, chiedete al venditore di fornire i documenti amministrativi corrispondenti. In caso contrario, il rischio è grande di ritrovarsi senza sbocco legale.
Per i proprietari locatori: se affittate un immobile intercluso, il vostro inquilino potrebbe richiedervi una riduzione dell'affitto o risolvere il contratto per turbativa del godimento. Meglio regolarizzare la situazione prima della messa in locazione.
Per i condòmini: un cartello installato in un condominio senza decisione dell'assemblea può essere contestato. L'interclusione sarà riconosciuta solo se il divieto è legale.
Quattro consigli per evitare questo tipo di contenzioso
- Consultate il catasto e gli atti notarili: prima di acquistare o costruire, verificate l'esistenza di servitù di passaggio già iscritte. Un sentiero utilizzato da 30 anni può essere consacrato dall'usucapione.
- Ottenete un'attestazione del comune: se un cartello blocca l'accesso, chiedete al comune se ha adottato un'ordinanza. Conservate preziosamente questo documento.
- Non installate voi stessi un cartello: installare un cartello senza fondamento legale può esporvi a un'azione legale per turbativa anormale del vicinato. Lasciate che il

